giovedì 17 dicembre 2015

le nutrici.

Le nutrici o le balie un tempo erano donne d'estrazione contadina che dalle campagne si spostavano nelle città per allattare i figli delle famiglie benestanti. Le funzioni biologiche di genitori venivano delegate a queste donne per permettere alle ricche signore di mantenere un aspetto ancora piacente, non sciupato dal duro periodo dello svezzamento. Ma la balia era anche un mestiere ben pagato che le contadine facevano con piacere. Sempre meglio allattare i propri figli e quelli degli altri, piuttosto che restare nella miseria e nella fatica nera del terribile lavoro della terra.  Quella della balia, della nutrice, era una pratica  per certi versi anche più avanzata dell'utero in affitto . Fare allattare  fin dai primi giorni di vita, per anni, il proprio figlio al seno di un'estranea significa in realtà dargli geneticamente una nutrizione diversa da quella del latte materno con cui un neonato comincia a vivere. Non è la madre naturale a nutrirlo al suo petto, ma una qualsiasi altra donna. Eppure nei secoli con questo metodo si sono allevate intere generazioni di capi, guerrieri, artisti, geni, infaticabili lavoratori, uomini e donne forti, possenti e fieri, oneste, brave e buone persone che hanno scritto la storia dell'umanità , in barba a tutta la retorica sui geni della “sacra” famiglia tradizionale..Ai neonati non interessava minimamente chi fosse la madre naturale, ma  s'attaccavano alla mammella e succhiavano il latte perchè semplicemente avevano fame, punto...
Una notte fredda del 1910 in una stazione ferroviaria piemontese una giovane donna sale su un treno diretto in Francia. Si trattava di una bracciante delle langhe che tramite una parente già emigrata da tempo, era riuscita a trovare un lavoro da nutrice presso una famiglia agiata di Parigi. Aveva appena avuto una gravidanza di due gemelli maschi, di cui uno era morto di freddo subito dopo il parto.  Mise alla luce quelle due creature in un fienile di nascosto e da sola. Il caporale l'ingravidò durante una vendemmia, stuprandola proprio nello stesso luogo dove partorì il frutto di quella violenza. Non aveva nessuno, i suoi genitori erano morti già da anni, gli restava solo qualche fratello disperso per il mondo ed una manciata di cugini che ancora la riconoscevano come parente. Era sola e disperata ma con le mammelle piene di latte. E spesso le facevano male in quanto esigevano d'essere munte da qualche lattante. Il figlioletto rimasto vivo faceva del suo meglio ed era sempre attaccato alla poppa della madre, ma i ricchi cercavano balie e le pagavano pure bene. Le fanno mangiare due volte al giorno e gli danno un letto ed un tetto sotto il quale dormire. Per questo lei non ci pensò su due volte quando venne a sapere, tramite la lettera di una cugina che da anni aveva oltrepassato le Alpi, dell'opportunità di poter sfuggire dall'inferno di fame e miseria a cui dal destino era stata condannata e costretta. Così, in quella notte  gelida di stelle ferme immobili a ghiacciare nel cielo limpido, raccolse quelle poche cose che possedeva per recarsi alla stazione dei treni con il pargolo sempre attaccato al petto. Il primo convoglio diretto in Francia sarebbe stato il suo. Portava con se  soltanto qualche spicciolo e non aveva alcuna intenzione di pagare il biglietto. Del resto i treni a quell'epoca erano dei carichi di disperati di ogni sorta. Gli italiani poveri ed analfabeti emigravano ovunque. Salivano su navi, treni merci, corriere, qualunque mezzo utile per fuggire alla ricerca di speranza. Di fronte a quel dramma umano, a quell'esodo di massa, qualsiasi controllo da parte dell'autorità preposta perdeva di significato. In fin dei conti, poi, dei poveri affamati, sporchi e consumati dagli stenti, non importava a nessuno. La giovane donna una volta salita sulla carrozza, infatti, si ritrovò in mezzo alla giungla di corpi assiepati quasi uno sull'altro, fra i colpi di tosse, i pianti, i lamenti e l'odore fetido che poteva emanare una tale calca di miserabili. Cercò subito un posto in cui sedersi e quasi miracolosamente ne trovo proprio uno libero dentro una cabina. Un posticino comodo su un sedile ambito da tutti, ma di fronte ad una mamma con un pargolo appeso al seno, nessuno osò proferire parola. Era molto giovane ma non bella, dava un'immagine d'estrema tenerezza del tutto irresistibile, tanto indifesa, innocente ed affranta da suscitare pena in chiunque la incontrasse. Dunque si sedette vicino al finestrino. Si fece largo fra i bagagli ed i piedi degli altri viaggiatori accomodandosi senza nemmeno salutare. Aveva l'aria preoccupata e spaventata di chi sa d' andare incontro al fato. Per lei era la prima volta che prendeva un treno, la prima volta che usciva dalla campagna, la prima volta che viaggiava. Non sapeva leggere e scrivere come non sapeva nulla del mondo, se non quell'indirizzo che si era fatta segnare su un pezzo di carta dal prete, il quale era solito leggergli la poca corrispondenza ricevuta. Teneva quell' unica traccia a disposizione, custodita gelosamente nelle calze come  un tesoro inestimabile. Provò con difficoltà a memorizzarla mentre il prete ripeteva a voce, ma in ogni caso qualora l'avesse scordata,  una volta arrivata a Parigi l' avrebbe  fatta leggere ad un passante.
Di fronte a lei era seduto un uomo magro, visibilmente debole, pallido e debilitato. Aveva negli occhi la fame feroce di chi non tocca cibo da giorni. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per potersi sfamare almeno un po', visto che i morsi del digiuno  nello stomaco cominciavano a farsi sempre più forti. Era un meridionale che chissà dove andava, anche se appariva chiaro e limpido a tutti da cosa stava scappando. Basso, con gli occhi neri e per il resto solo l'aspetto tremendo di un morto di fame. Osservava la giovane donna allattare la creatura con estrema attenzione. Vedeva quelle grosse mammelle che venivano ciucciate dal lattante con uno sguardo di brama inquietante. La donna se ne rese conto e cercò di coprirsi il petto. L'incubo dello stupro subito si stava materializzando nella mente che iniziava a produrre le immagini e le sensazioni di quel maledetto giorno, lo strazio, il dolore. L'umiliazione di venire violata per la prima volta nella sua vita da quel bruto che la lasciava in una pozza di sangue terrorizzata, dolorante e violentata. Allungò la mano nel suo fagotto in cui era riposto un coltello rubato nella cucina del fattore, poco prima di partire. Per sicurezza non poteva affrontare il viaggio totalmente disarmata. Dunque con la mano ne teneva stretto il manico, intanto che il morto di fame continuava a fissarla in maniera maniacale.  Aveva due grossi seni materni e gonfi che le rialzavano il vestito all'altezza del petto come una scollatura ricercata. Non passava inosservata, ma gli occhi di quel miserabile la puntavano in modo fin troppo intenso, tanto da mettergli seriamente paura. Nel frattempo il pupo si era addormentato e lei aveva potuto riporre finalmente la mammella dentro il reggipetto. Passò qualche ora ed il neonato iniziò a piangere, così dovette ricominciare ad allattarlo con i seni che avevano ripreso a fargli male. Il morto di fame che ne distolse lo sguardo, dormiva anch'esso. Ma dopo poco rinvenne improvvisamente e ricominciò a guardarla in modo ossessivo. Erano allarmanti, minacciose, angoscianti quelle gratuite attenzioni morbose. La giovane donna, spaventata da quell'uomo sconociuto e sinistro dopo qualche minuto, non sopportò più e tirò fuori il coltello dal fagotto puntandolo con estrema rabbia alla gola del pezzente. In dialetto piemontese, l'unica lingua che sapeva parlare, gli disse “Che c'è?!?”. Dagli occhi dell'uomo,  ancora fissi sulle mammelle della contadinella, iniziarono a scendere lacrime di vergogna e mentre singhiozzava disse “haiu hfame” … Quell' “ho fame” disperato, arreso ed avvilito  suscitò nella giovane donna una stretta di pena profonda. Forse era la stessa provocata negli altri dalla sua figura di ragazza madre sfortunata,  che ora gli  si riversava tutta nel suo cuore . Quel morto di fame  non fissava i suoi seni per libidine sessuale, ma soltanto perchè ne desiderava il latte. Quasi incredula, adesso comprendeva benissimo le ragioni di quegli sguardi. Per sua fortuna, era riuscita ad affrontare il viaggio a stomaco pieno. Prima di andarsene era andata nella cucina del fattore, aveva rubato il coltello  e si era abbuffata come mai aveva potuto fare nella propria misera vita. Il ricordo di quella mangiata era ancora ben presente e lieto nella sua memoria. Sapeva che cos'era la fame, l'aveva provata tante e troppe volte, ma al cospetto di quel pezzente non capiva come poteva aiutarlo. Lui, intanto, continuava  ancora a guardare morbosamente i suoi seni grandi e materni, fino a quando non lanciò un'occhiata talmente intensa e carica di dolore, diretta negli occhi della contadinella, da non poter essere equivocata. Lei allora venne presa totalmente da quell'istinto naturale di riconoscimento reciproco fra dannati e sventurati, mossa da una compassione di solidarietà fraterna che l'emozionava fino a commuoverla, si slacciò la veste e tirò fuori il grande seno rimasto coperto, mentre con l'altro continuava ad allattare il suo bambino.. Il disperato con delicatezza, ma allo stesso tempo con fame, si catapultò con la bocca sul grosso capezzolo per succhiarne il latte, cercando di fare piano per quanto possibile. Poi, dopo nemmeno un minuto, si rialzò e diede una carezza densa d'amore alla giovane donna. Gli disse “grazie” con quella sincerità rara che può provenire soltanto dal profondo dell'anima. La ragazza gli sorrise, piangendo piano e dolcemente per l'emozione, non era più impaurita. 
La scena erotica non provocò particolari reazioni negli altri passeggere. Tanta era la disperazione e la miseria da rendere tutto più o meno normale. Mentre della giovane balia e del morto di fame non si seppe più nulla, dispersi nella storia, per le infinite vie del mondo e della letteratura....

Insorto..


venerdì 27 novembre 2015

Anche in Italia c'era la "sharia" fino a pochi decenni fa..

Se chiedi ad un cattolico praticante o ad un cristiano di diversa confessione, quale legge venga prima tra quella scritta nella bibbia e nei vangeli e quella pronunciata nei principi fondamentali della costituzione repubblicana, lui ti potrà rispondere qualsiasi cosa per compiacere, ma con tutta evidenza nel suo cuore la bibbia ed i vangeli verranno prima di ogni altra cosa...Se chiedi ad un musulmano praticante quale legge venga prima tra quella del corano e quanto recita la costituzione italiana, la sua risposta sarà meno ipocrita nel compiacerti, ma fondamentalmente uguale a quella dei cristiani: il corano, la parola del profeta,  viene prima di tutto. Se chiedi ad un ebreo la stessa cosa, ugualmente per lui la Torà verrà sempre prima della costituzione. La questione della laicità non è una masturbazione borghese, un vizio, un lusso, come tanti idioti anche a sinistra pensano, ma il frutto di secoli e secoli di sanguinose battaglie per l'emancipazione, per la lotta di classe, il più delle volte di matrice socialista, anarchica, comunista in senso rivoluzionario, oltre che illuministe e giacobine. La laicità è quella cosa che permette a tutti di poter professare la religione che vogliono, di credere in Dio o di credere in niente non praticando alcuna fede. In un paese laico, per il sentire comune, la Costituzione, la legge, hanno il primato su tutto il resto, aldilà di quello che possono pensarne a riguardo cristiani, musulmani, ebrei, ect...ect....Settantanni fa in Italia le donne non potevano nemmeno votare, lo fecero per la prima volta solo nel 1946. Queste, fino a tale data, non avevano neppure personalità giuridica. In pratica per la legge non potevano condurre transizioni economiche, stipulare e sottoscrivere  contratti, vendere o comprare qualcosa. Bisognerebbe ricordarlo a tutti i beceri nostalgici che rimpiangono il duce. Infatti, fu solo dopo la resistenza partigiana contro il nazifascismo, proprio per il loro fondamentale contributo in battaglia, che si rese inevitabile mettere in costituzione l' uguale riconoscimento giuridico rispetto all'uomo. E per le donne che hanno preso il fucile in spalla, che hanno rischiato la vita ed il carcere, per tutte quelle uccise in guerra, che tutto questo è stato ottenuto. Di sicuro non per merito di quelle che rimanevano in casa a cucinare, pulire, stirare e farsi violentare dal marito ubriaco. Chechè ne dica miss italia. Nella storia le conquiste sociali si ottengono combattendo, lottando perchè il potere non regala mai nulla. Ma successivamente al 46 restava ancora tanto da fare ed addirittura, fino alla sentenza della corte costituzionale del 1969, secondo la legge in Italia risultava punibile l'adulterio femminile con una pena che variava da uno a tre anni di reclusione,  mentre quello maschile non era perseguibile penalmente essendo legittimato socialmente e culturalmente. Questa norma restò in vigore nella giurisprudenza sino al 1975 prima della riforma del diritto di famiglia dello stesso anno. Del resto fino al 1970 veniva  ancora previsto nei nostri codici giuridici il delitto d'onore. Ovvero  un grande sconto di pena per l'uomo che uccidevano la moglie, la sorella o la figlia al fine  di difendere l'onor proprio e quello della sua famiglia. In sostanza si poteva ammazzare un congiunto per legittima difesa dell'onore famigliare senza andare mai in galera, vista la totalità delle sentenze che assolvevano con quest'attenuante. Ciò derivava dai principi giuridici del Pater Familias e dello Ius Corrigendi che consistevano nel diritto da parte del capofamiglia di picchiare per fini correttivi e di disciplina chiunque si trovasse ad abitare presso il suo stesso domicilio (cane e nonnina inclusi). Tali principi  in materia di diritti individuali determinavano  la tradizione giuridica dei codici. Poi con le grandi  lotte sociali ed il movimento femminista si raggiunsero dei grossi traguardi come il referendum sul divorzio nel 1974 e con la legge 194  sull'aborto del 1978. In quanto prima di queste clamorose vittorie di civiltà, dal punto di vista giuridico, erano sempre gli uomini a disporre e decidere sul corpo delle donne. L'uguaglianza formale con il genere maschile non è compiuta se non comporta anche la libertà sessuale per tutti. Dal punto di vista sostanziale, invece, restavano e restano ancora oggi grossi problemi. Ad esempio in Italia  fino al 1981 allorché un uomo commetteva, nei confronti di una donna nubile e illibata ( stupro o violenza carnale punibile con la pena prevista dall'art. 519 del codice penale) , onde evitare il processo o al fine di far cessare la pena detentiva inflitta, poteva offrire alla ragazza il “matrimonio riparatore” facendo così cessare ogni effetto penale e sociale del suo delitto (art. 544 cod. pen., ora abrogato). Se la ragazza rifiutava la riparazione offerta subiva il disprezzo sociale, e presumibilmente non si sarebbe più sposata.
Ma solo nel 1996, cioè l'altro ieri, furono abrogati gli articoli riguardanti i reati contro la morale che erano il “Ratto a fine di matrimonio” e il “Ratto a fine di libidine” . Il codice distingueva il ratto a seconda del fine che il rapitore si proponeva e puniva meno gravemente chi rapiva a scopo di matrimonio (Matrimonio riparatore di cui sopra), e più gravemente chi rapiva a fine di libidine, ritenendo evidentemente che privare della libertà una donna e coartarne la volontà allo scopo di sposarla fosse meno grave. Cioè la donna veniva considerata dalla legge alla stessa stregua di un oggetto che chiunque poteva rompere purchè poi si assumesse l’onere di raccoglierne i pezzi. E si poteva dire forse che il ratto a scopo di matrimonio era la parte peggiore, perché se nel ratto a scopo di libidine la donna poi poteva fare la propria vita, in quello a scopo matrimoniale doveva, invece, restare al fianco del proprio stupratore, in quanto merce avariata e non più proponibile, senza più nessuna possibilità di scelta per tutta la vita. La vicenda ed il coraggio di Franca Viola nella sicilia degli anni 60 lo spiegano molto meglio.
Tutti questi articoli, se pur in gran parte abrogati, hanno lasciato molte tracce nascoste nei meandri del diritto, residui spesso presenti nelle norme e nella sentenze della giurisprudenza in materia. Questo è frutto dell'influenza esercitata sull'attuale ordinamento da parte del Codice Rocco, elaborato e promulgato in pieno regime fascista. In cui la  parte più difficile da modificare, alla quale giuristi erano attaccati per tradizione, era (e lo è tuttora) quella dei diritti individuali. Tra questi un particolare interesse veniva destinato al mantenimento del sistema familiare patriarcale fascista in cui la donna era (o è?) “sposa e madre esemplare”, creatura soggetta ed obbediente al suo destino biologico, alla funzione riproduttiva esaltata come missione per il bene della Patria, cioè del Regime. Ciò è inoltre ribadito dalla visione  cattolica della famiglia tradizionale ancora fortemente presente e radicata nella maggioranza degli italiani.
Per cinquantanni il nostro paese è stato governato da un partito confessionale, per nulla laico,  dal nome chiaro ed inequivocabile: Democrazia Cristiana.
Dunque possiamo affermare che l'italietta bigotta e democristiana di nemmeno trentanni fa, non era poi tanto differente dagli stati musulmani in cui oggi vige la sharia legge islamica. Perchè, appunto, la legge di dio secondo tutte le tre  grandi religioni monoteiste prevede l'inferiorità dalla donna che deve sottomettersi all'uomo. Se i libri sacri sono dogmatici dunque immodificabili, le leggi e le costituzioni sono oggetto del cambiamento storico, del progresso, delle lotte per l'emancipazione dall'ignoranza e dall'oscurantismo religioso integralista. Costituzionalmente si può progredire ma allo stesso tempo anche regredire, dipende dalla storia scritta e fatta dagli esseri umani in carne ed ossa e non da presunte divinità, santi e profeti. E' passata da poco la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Dramma, questo, che prosegue con accenti diversi  in ogni angolo del pianeta, ad occidente come ad  oriente, da noi come da loro,  e trova continue giustificazioni e legittimazioni nelle visioni fasciste e maschiliste della società, ma soprattutto in tante interpretazione dei salmi e dei versetti religiosi del cristianesimo come dell'islam...


Miscredente...

martedì 24 novembre 2015

Vikings....visioni antagoniste


E' un storia di esploratori, di curiosità ardente, di viaggio, guerra e mistero. E' una storia di marinai dall'intrepido coraggio che sfidavano i mari freddi del nord alla conquista dell' europa. E' una storia di sangue,  di feroci guerriglieri, valorosi e fortissimi. Vikinghi, normanni, norreni, questi sono i nomi che fanno l'eco della storia delle civiltà umane. E' una storia di guerre di religione, di guerre per il potere, di guerre per il trono, per la terra, per la fama, la ricchezza e la gloria. E' una storia politica, di trame, rancori, inganni, intrecci e compromessi, odi e amori. E' una storia di migrazioni, di masse di popoli che si spostano per il globo spinti dalla forza irresistibile della natura umana, sconfiggendo ogni esercito e regno che prova a fermarli...La vita che trionfa sempre sulla morte...Odino e tutti gli altri dei pagani contro il Cristo cristiano, un conte scandinavo contro un monarca franco discendente diretto di Carlo Magno. C'è chi crede d'andare nel valhalla e chi in invece in paradiso.  E' una storia di donne combattenti a capo di eserciti e contee. E' una storia di magia, leggende, veggenti e miti...E' una storia della storia ritratta nei minimi particolari. Vikings è una serie canadese trasmessa dal canale History Channel  che riproduce l'epopea vichinga nell' europa dell' 800 dopo cristo. Quando finalmente scoprirono la rotta giusta per esplorare e razziare nuove terre. L'intuizione del grande Ragnarr Lodbrok che prima divenne conte di Cattegat e poi re vikingo, venne resa fattibile dal genio folle di Floki il costruttore di navi. Frodo, il fratello di Ragnarr, era un uomo fortissimo e possente, un combattente invincibile che non ci pensò su due volte per salire a bordo. Lagertha  moglie e madre dei primi due figli di Ragnarr e poi ex consorte ma alleata fedele e sempre molto rispettata dallo stesso re, era una bellissima guerriera, potente e temeraria, libera ed autonoma, un manifesto femminista.  Sono loro i protagonisti principali che danno vita ad un drama storico avvincente, pieno di battaglia, ma ricercato e curato dal punto di vista storiografico con personaggi complessi in chiaro scuro, umani, capaci di stupire facendo grandi cose, ma anche di deludere e fallire miseramente. A partire da Ragnarr intelligente, ironico, umile, scaltro, in grado di perdonare i tradimenti ed allo stesso tempo d'essere spietato ed implacabile con i nemici, tormentato da dubbi e domande e dominato da una potentissima curiosità . Alcuni affermano  sia realmente esistito nella persona del sovrano danese a capo dell'armata che seminò il terrore in Inghilterra fra l'ottavo ed il nono secolo. Altri narrano che sia d'origine finnica. La verità non la sapremo mai. Ci rimane soltanto il mito restituito da questa serie che racconta le gesta degli uomini e delle donne del nord, pagani, molto più emancipati e libertini degli oscuri e tristi cristiani del continente. La trama è ricca di colpi si scena nelle lotte politiche per il potere, mentre sesso, guerra e religione sono elementi sempre ben presenti nello sviluppo narrativo sullo sfondo di un primo  medioevo ricostruito presumibilmente il più vicino possibile alla realtà. Fino a questo momento sono tre le stagioni della serie,  ma è in uscita la quarta per il 2016. Resta però il senso politico di Vikings che ci spiega con precisione  e puntualità come il progresso della civiltà non avvenga in maniera lineare, indolore e dolce, ma per bruschi salti, scontri, conflitti, spinte in avanti che costano sangue e vite umane. Uno sguardo storico sui fatti di quest'epoca triste che ci ritroviamo a vivere, aiuterebbe ad essere più cinici, a comprendere meglio senza farsi prendere dal panico, dalla paura, dal terrore. Se Viking ci conferma che i flussi migratori sono inarrestabili ed impossibili da bloccare, allo stesso tempo afferma come  questi provochino inevitabili disordini, pulsioni razziste, xenofobia per il diverso invasore, scompensi, tumulti, guerra e rivoluzioni. Senza la contaminazione fra culture e genti diverse non ci sarebbe mai potuto essere il progresso, l'evoluzione dell'uomo per forza di cose meticcia, le scoperte, la scienza, la cultura che ne  derivano, ma tutto ciò comporta un prezzo salato ed obbligato da pagare. Nell' equilibrio precario che alterna lunghi inverni di guerra a brevi estati di pace, in un mondo dove il conflitto religioso è da sempre stato la radice degli odi e delle mattanze più atroci tra gli esseri umani,  Ragnar  è l'unico a riconoscerlo mantenendo un atteggiamento scettico e laico, di tolleranza verso l'amico cristiano Atheltan e di profondo  rispetto per la sua gente devota agli dei del nord. Il sovrano vikingo non si muove per fanatismo religioso ma per curiosità, sete di conoscenza, desiderio di scoperta e di conquista, non ha riposte  da dare ma un'infinità di domande da porsi, seguendo i racconti dei viandanti molto più delle profezie dei vecchi saggi. Del resto quelle norrene sono comunità socialiste ed emancipate in cui le donne vengono considerate come gli uomini essendo ritenute libere di decidere il proprio destino da sole. Nelle varie contee, i nobili vivono come ed insieme agli altri, pescano, cacciano, combattono, mangiano e dormono tutti allo stesso modo, l'esatto opposto dell'europa cristiana e feudale, oscura e violenta,  divisa in caste e vassallaggi. Ma non è uno scontro di civiltà piuttosto si tratta un abbraccio fra umani suggellato  con il sangue...Tutto questo e molto altro è Vikings ...e che Odino vi protegga....


Ragnarr Lodbrok

lunedì 15 giugno 2015

Comprendere la triste realtà attraverso Games Of Thrones..

Nella quinta stagione del trono di spade le ultime puntate sono incredibili, tutto sembra precipitare ed andare sempre peggio, con colpi di scena a ripetizione....Intanto per strada, nella vita reale, c'è un impressionante razzismo galoppante fomentato dai media...Tutti dicono "siamo troppi e non c'è posto in europa, per un milione di persone che fuggono dalla guerra e dalla miseria dell'africa e della mesopotamia."....Lo si sente ovunque, in Francia, in Italia, A Grande Inverno, in Germania, Ad Approdo del Re, in Inghilterra, addirittura anche a Volantis, in tutto il continente occidentale persiste questa convinzione: "siamo troppi, non c'è posto, non ci sono risorse e non c'è lavoro"...e se provi ad obbiettare ti rispondono subito il classico "perchè non li ospiti a casa tua!"...con un ghigno cattivo quasi come quello di Cercey Lannyster...
Ma quindi  a questo punto mi chiedo il motivo per il quale voi razzisti fate  figli???
Perchè vi accoppiate e vi riproducete?? Perchè vi ostinate a procreare? Perchè mettete al mondo altri esseri umani, sposandovi tramite uno squallido contratto giuridico con cui  create quella becera impresa economica definita famiglia?? Perchè se religiosi, dunque cristiani, cattolici e protestanti, politeisti, ma anche islamici ed ebrei, fanatici dall'Alto Passero o del Dio dell luce,  siete contro l'aborto?? Perchè non utilizzate i contraccettivi ed evitate di rigenerarvi?? Se siamo troppi, allora non sarebbe più efficacie il controllo statale sulle nascite piuttosto che il razzismo ed il presidio militare delle frontiere contro questa presunta invasione di disperati, di bruti che cercano di salvarsi dagli estranei e dal lungo inverno della ragione cercando d'attraversare la barriera del mediterraneo, il mare stretto??? Se il problema è che si pagano troppe pensioni e ci sono troppe bocche da sfamare, tutto si potrebbe risolvere semplicemente limitando le gravidanze ed introducendo una dolce eutanasia di stato per tutti gli anziani, i malati terminali, insomma per chiunque  decide ad un certo punto di farla finita....A Bravos, che non è Francoforte,  c'è la banca centrale ed il Dio dai mille volti capace risolvere i conti in sospeso togliendo e ridando la vita, per sistemare il corso degli eventi...Se secondo voi siamo troppi, perchè non iniziate ad ammazzarvi, così fate spazio?!?....Sono cinico? Eccessivamente estremo? Immorale?....Si certo, si tratta soltanto d' evidenti provocazioni, ma fino ad un certo punto...L' ignoranza, la falsa percezione allarmata e l' ipocrisia da benpensanti che si respirano in giro sono di sicuro molto più squallide e rivoltanti...Anche i migranti sono vivi, pure loro sono fatti di sangue e di carne. I loro bambini sono come quelli italiani, giocano, ridono e crescono allo stesso modo, basta andare in una scuola elementare per rendersene conto...Qual'è la differenza? Forse soltanto il colore della pelle?....Se l'hanno capito persino i corvi guardiani della notte nel castello nero, perchè non possiamo comprenderlo noi? ....Se si stimano al massimo un milione  d'arrivi, di sicuro  il posto più ricco e benestante  del pianeta, potrebbe tranquillamente assorbirli suddividendoli fra gli stati in base alle richieste degli stessi immigrati...Se in europa, dove la popolazione invecchia e la natalità è bassa, improvvisamente si facessero due milioni di parti plurigemellari, si urlerebbe forse all'invasione, alla scabbia, all'ebola, ai possibili problemi d'ordine pubblico??...Io credo di no, anzi magari il contrario, si festeggerebbe....Il punto è esattamente questo, quando domina l'ignoranza i padroni fanno credere qualsiasi cosa al popolo. Proprio come nella città di Meerin in cui i figli dell'arpia si ribellano alla regina dei draghi Deanerys distruttrice delle catene, nonostante questa gli abbia dato la libertà....E poi diciamoci la verità, gli europei, in particolari noi italiani, maschi e femmine, siamo pure brutti esteticamente, abbiamo facce banali, visi tristi, ingrassiamo e ci decomponiamo rapidamente, con sguardi vuoti e lineamenti non propriamente graziosi. In spiaggia è un trionfo di celluliti, calvizie, pance. Non neghiamo l'evidenza, abbiamo bisogno di mischiare il sangue, d'assimilare tratti somatici nuovi e diversi, necessitiamo di bellezza, che sia d'origine bruta o dotrhaki non fa davvero alcuna differenza. A Dorne ed Alto Giardino l'hanno già capito da un pezzo....Un pò d'immigrazione da questo punto di vista ci farebbe soltanto bene....Sto esagerando? Forse, ma solo per farvi incazzare, per turbare la vostra stupidità, la vostra ignoranza, perchè tanto a Ventimiglia "i niguri" non retrocederanno di un millimetro e tutti gli eserciti d'europa non potranno davvero nulla contro il pulsare della vita...Jon Snow questo lo sa ed è andato ad affrontare insieme ai bruti l'esercito della morte fino ad Aspra Dimora in un'epica battaglia....  mentre giù nel nord si prepara l'assedio e c'è poco da fare i Bolton torturatori ed usurpatori di Grande Inverno devono sparire..Poco fa ho letto la notizia riguardante una rissa per strada a Brescia in cui sono state coinvolte sette persone...In pratica una non notizia, una cosa spiacevole ma banale che succede forse ogni giorno in tutti i sette regni,  in italia al nord come al sud, ed invece no...L'accaduto diventa d'interesse nazionale soltanto perchè i protagonisti della scazzottata non erano italiani, ma di diverse nazionalità....Appare del tutto evidente come in questo ci sia qualcosa di profondamente malato, di marcio, perverso, per certi versi brutale.. Salvini ha colto subito l'occasione per scrivere il solito post razzista su  facebook, il sondaggio di stamattina ad Agorà su rai tre è stato "accoglieresti gli immigrati a casa tua?", mentre Barbara Durso e Del Debbio sui canali Madiaset diranno come sempre che è solo colpa degli "zzzinggari"....Questa è la vostra Italia fondata sulla menzogne, sul razzismo e la guerra, che a me non appartiene perchè da "terrone" mi sento mediterraneo e molto più simile ai popoli  in fuga dal sud che a quelli del nord ricco e corrotto ...Ma state tranquilli, tra poco giungeranno finalmente  i draghi al seguito di Kaliysy e Tyrion  per bruciare tutto quello che resta della vostra stupida civiltà d'egoismo e cattiverie...L'inverno sta arrivando...Dracarys!


mercoledì 10 giugno 2015

La "murra" della democrazia in Calabria

Cinquee! Siaa! Quacttuu! Novaaa! La “murra” è un gioco popolare praticato da sempre in Calabria. Tuttora lo si ritrova spesso nelle festa paesane che celebrano qualche madonna, fra organetti, tarantelle e vino forte. ...  

L'altro giorno leggevo il giornale, uno di quelli regionali, per conoscere le cronache calabre nella solita selva d'arresti, attentati e morti ammazzati. In prima pagina spiccava una fotonotizia riguardante i fatti di Platì durante le ultime elezioni. Rimandava a pagina 12 del "quotidiano", dove però non vi era alcun articolo, ma soltanto interviste e foto di politici e politicanti che commentavano i risultati elettorali. Di Platì, piccolo paese dell' aspromonte, non c'era traccia. Eppure a  Platì non si è votato, il comune è da anni commissariato e qualche giorno fa si dovevano tenere le amministrative ma nessuno si è voluto candidare...In quella zona comanda la 'ndrangheta per cui essere consiglieri, sindaci o assessori significa inevitabilmente incorrere in denunce, arresti, processi, o peggio, in proiettili, intimidazioni, minacce, macchine bruciate e persecuzioni...

Settaa! Trrii! Diaci! Ottuu! La “murra” In tanti paesi per un periodo è stata bandita e vietata dalle autorità, in quanto ritenuta pericolosa causa di regolamenti di conti, vendette, faide ed accoltellamenti....

San Luca è un altro paesino poco distante da Platì. Un posto noto alle cronache per i sequestri di persona negli anni ottanta e novanta e per la guerra di mafia che provocò nel 2007 la strage di Duisburg in germania... Anche lì l' elezioni sono state invalidate perchè nessuno si è recato alle urne facendo mancare il quorum legale. A Platì come a San Luca, Oliverio, quando è stato eletto governatore, ha preso un sacco di voti. Però il pd regionale si è guardato bene dall'organizzare le sue liste alle comunali  per non innervosire troppo le 'ndrine che evidentemente preferiscono il commissario prefettizio ad una giunta votata dai cittadini. Infatti, l'unica lista che si è presentata a San Luca è stata quella capeggiata dall'allenatore della squadra di calcio del paese. Personaggio vicino alla cosca dei Pellè, oggetto di un daspo.  All'epoca quando il boss morì fece indossare a tutti i calciatori  il lutto al braccio...

Siaa! Novaa! Cinquee! Trrii! Il gioco della “murra” consiste nel gettare con la mano tesa e ben visibile un numero di dita che varia da uno a cinque. L'obbiettivo è quello d'indovinare la somma complessiva lanciata degli sfidanti, urlandola prima che questa venga mostrata. Vince chi arriva prima al punteggio di sedici somme indovinate....

La recente inchiesta di mafia capitale ha dimostrato come la potente famiglia dei Mancuso di Limbadi sia risultata determinante per l'elezione di Gianni Alemanno al parlamento europeo. D'altra parte il pellegrinaggio di presunti ed aspiranti politicanti nelle case dei mafiosi per comprare pacchetti di voti tariffati, è ormai abitudine diffusa, per così dire, consuetudine “democratica”...

Diacii! Quacttruu! Settaa! Ottuu! Nella “murra” si può giocare anche in coppia e chi perde ad ogni manche deve offrire un giro alcolico a tutti i presenti.

Lamezia Terme è la terza città della calabria per territorio e popolazione. Anche lì si è votato per le amministrative, ma l'esponenziale numero d'arresti che hanno preceduto l' elezioni, lascia intendere che chiunque vinca fra PD e Forza Italia, ora al ballottaggio, sia in ogni caso espressione della mafia. Conosco bene Lamezia dove ho vissuto per diversi anni ed ho frequentato le scuole superiori, sono per metà lametino, là ho tanti amici e parenti. Se pur piena di splendide persone il problema di questa città non sono soltanto i criminali, che in fin dei conti fanno il loro mestiere assumendosene i rischi e le conseguenze,  ma la sua borghesia ignorante, individualista, mafiogena, corrotta e cafona. Si tratta di una città piena di banche e di violenza per le strade, dove sui muri risaltano numerose scritte inneggianti al fascismo ed al razzismo, firmate casapound.

Trrii! Duaa! Cinquuee! Diacii! Il gioco della “murra” in realtà è estremamente violento e pericoloso perchè non è altro che la simulazione di un duello con i coltelli, attraverso il modo con cui vengono gettate le mani, le urla e gli sguardi cattivi che i duellanti  si lanciano faroci, sfidandosi ed offendendosi a vicenda...

Sono tanti i luoghi di calabria  dimenticati e lasciati nell'oblio . Quà funziona così, il potere viene esercitato da una sorta di stato parallelo con i suoi codici, le sue regole ed i suoi riti fondamentali per sancire l'appartenenza, per riconoscersi nella propria comunità criminale . Al netto di ogni equivoco questo presunto “antistato” calabro è soltanto l'estensione del dominio capitalista in una forma ancora più feroce, armata, prepotente e disumana rispetto a quella legale... I mafiosi in sostanza sono degli imprenditori senza scrupoli che posseggono tutto, comandano, si tramandano il potere per vincoli di sangue,  mantengono l'ordine, speculano, devastano, sfruttano i lavoratori ed aggirano le leggi e le regole del mercato e della concorrenza. ...Insomma, ultra capitalisti...

Unuu! Trrii! Novaa! Settaa! La “murra” è un gioco d'origini antichissime, probabilmente sarde, inventato proprio dai pastori, che durante le transumanze avevano il disperato bisogno d'ammazzare il tempo.


lunedì 25 maggio 2015

Qual'è il centro del mondo? Cosenza e la vita in provincia al sud. Una riflessione su quello che ha scritto un tizio su vice

Ho letto un articolo uscito sul famoso sito "vice" in cui un tizio parla di Cosenza e del vivere nella provincia meridionale. E' stato come ascoltare il classico calabrese emigrato in svizzera da trentanni che ritornato per fare le vacanze e tutto tamarro racconta la solita storielle del “ se in svizzera butti una carta per terra ti sbattono in galera e buttano via la chiave”...L'articolo in questione, infatti, è un punto di vista sincero e ben scritto,  ma con un concentrato di pregiudizi, luoghi comuni e pure un certo retrogusto classista di borghesia calabra e rapace, tale da renderlo per molti aspetti fastidioso ed irritante. Si evince chiara la tipica spocchia di “quello che ce l'ha fatta”, ma a fare cosa mi chiedo? Sarebbe bello un giorno scoprirlo. 
Una regola della letteratura vuole che soltanto i forestieri ed i viaggiatori possono avere il diritto di raccontare una città, non certo i suoi abitanti e cittadini il quale giudizio è sempre inevitabilmente turbato ed inquinato dall'amore e dall'odio provato nei confronti del luogo in cui si è cresciuti...Per cui io, in quanto calabrese paesano di provincia, ho la presunzione d'osservare Cosenza da un'angolazione privilegiate rispetto agli stessi cosentini...Così come chi non è napoletano vede Napoli sotto una luce diversa, più distaccata ed obbiettiva, lo stesso vale per Roma o Milano ed in egual misura, quindi, per ogni altro posto. Lo sguardo del forestiero, del viaggiatore o del pendolare riesce a cogliere particolari e dettagli invisibili a quello indigeno ed autoctono. Per tale ragione, innanzitutto,  mi sento di dire che Cosenza è una città bellissima anche esteticamente; la parte vecchia, il castello, ed il lungo fiume sono dei bei posti...Geograficamente è poi situata fra la Sila ed il mare ed uno potrà dire "si vabbè ma il mare a Paola non è il massimo e la Sila è sopravvalutata" ...ma prima di sostenere questo bisogna sempre avere presente che la gran parte delle altre città è immersa in lugubri pianure, in deserti post industriali, in nebbie e zanzare rispetto alle quali cose come il mare e la montagna appaiono  miraggi...Cosenza è una città universitaria vera e propria, ed un altro può pure obbiettare "ma il campus è fuori mano ", detto questo dovrebbe chiedersi che cosa sarebbe  senza l'università e le decine di migliaia di studenti che la popolano...Forse una Sassuolo calabrese piena di disoccupati,  senza fabbriche, imprenditori potenti e squadre di calcio in serie a?...Cosenza non è il comune ma la sua area urbana, una piccola metropoli vivace culturalmente ed attiva che attraversa Rende, i municipi limitrofi, il campus e la vecchia city, abbracciando più di cento mila persone....A Cosenza ci sono tanti giovani, controculture, libertà sessuali, scene musicali, locali, centri sociali, movimenti,  teatri, curve calcistiche di sinistra, associazioni e tante altre cose...Cosenza è una città solidale ed antirazzista molto più di tantissimi altri luoghi d'italia. Questo non succede in tutte le città e non è affatto scontato. Ed anche il solito ritornello che in provincia le cose arrivano sempre dopo, francamente lascia il tempo che trova. Con internet tutti possiamo accedere a tutto a Berlino come in Calabria, le distanze si accorciano riuscendo a sentire e vedere persone che vivono dall'altra parte del pianeta. In  proporzione ad un concerto “oi” piuttosto che a quello “indi”, a Milano come a Roma, ci sono gli stessi quattro gatti di Cosenza, anzi...Sarà anche piccola ma c'è tutto quello che serve. Ci sono parchi, negozi, , cinema, palazzi e piazze.  Allora mi chiedo perchè bisogna sempre auto convincersi che il centro del mondo sia irraggiungibilmente altrove, per quale ragione dobbiamo introiettare questo senso di minorità culturale?...Per quanto tempo questa colonizzazione dovrà farci disprezzare quello che siamo? La storia dell'umanità non sta forse passando dal mediterraneo con l'esodo dei migranti che trovano proprio nell'estrema porta sud dell' Europa il loro primo approdo?. Qual'è allora il centro del mondo? Il nord chiuso e razzista oppure il sud meticcio coagulo di culture diverse e contraddizioni? C'è più mondo a Napoli e Palermo oppure a Milano e Roma? Qual'è il metro di giudizio, il criterio e la misura? I soldi, le automobili o che altro? Ma ci deve essere comunque “uno che ce l'ha fatta” a ricordarci d'essere sfigati se viviamo ancora al sud, ma perchè poi? O peggio un figlio di papà mandato a fare l'università da fuori sede al nord, che ritorna e fa pesare il suo status di ricco, affermando che quaggiù siamo ancora indietro, ma rispetto a cosa? Per carità, una persona può decidere di vivere dove meglio crede, viaggiare, girare il mondo, ma se si emigra dal sud Italia lo si fa per una sola ragione: la mancanza di lavoro. Tutto il resto è la spocchia “di quello che ce l'ha fatta”, ma a fare cosa?  E la Calabria intera, in tutte le sue diversità e problematiche , non è forse come la California? Una penisola nella penisola con mare, boschi e montagne ovunque, con storie, miti e leggende, con un clima stupendo in cui l'estate dura da maggio ad ottobre in luoghi favolosi ed incantevoli.
Oppure a Quartoggiaro o a Tor Capocchia, si vive meglio che in un piccolo paese in provincia di Cosenza, Catanzaro o Reggio? Io sinceramente non credo che sia così. Considero la qualità della vita calabrese  di gran lunga superiore a quella delle metropoli inquinate,  pericolose, trafficatissime ed ormai tutte uguali. Si è vero, ci sono, ovviamente, tantissimi problemi per i quali bisogna lottare contro il potere infame che governa e decide sulle nostre vite,  ma non sono poi così diversi da quelli che hanno anche  in Lombardia, in Veneto o in Piemonte. O forse la mafia esiste solo nel meridione? O forse la povertà e le ingiustizie sociali al nord non hanno dimora?...
Al tizio che scrive su “vice” raccontando com'è vivere al sud mi viene da dire solo che la Calabria non è pranzetti e muretti, ma molto, molto altro e Cosenza non è soltanto una banale e depressa provincia meridionale, ma una vivace e ridente città, prima ancora che europea,  del mediterraneo, vero e proprio centro del mondo.

lunedì 30 marzo 2015

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI...STORIE D'ORDINARIO RAZZISMO

La Calabria è un posto strano pieno di contraddizioni, angeli e demoni. Zeppo di mistici, madonne, maghi e leggende, dove in tanti partono e qualcuno arriva dal sud del mondo. Ma soprattutto è una terra avvolta da un assordante silenzio degli innocenti. Così in questa bella penisola alla punta dello stivale italico accadono cose spesso terribili che nessuno nota, passano inosservate e presto dimenticate. Il Koa Bosco è una squadra di calcio formata da immigrati africani che lavorano nella raccolta delle arance. Vittime di schiavismo e caporalato, si rompono la schiena senza diritti per un euro a cassetta. A differenza di tantissimi atri,  hanno la fortuna di poter evadere per un giorno alla settimana da quest'inferno, giocando a calcio nel campionato di terza categoria. Molti di quelli che si definiscono ultras, non hanno mai visto il livello brutale di violenza che si può raggiungere in queste partite. Minacce mafiose, risse furibonde di campanile fra paesi, razzismo e sessismo alla massima potenza. Ma ai giovani calciatori Koa Bosco tutto questo non interessa, a loro importa soltanto la gioia d'inseguire quel pallone per un campo di terra battuta, dopo  giorni trascorsi chinati in terra sui mandarini e dormendo nella tendopoli di Rosarno.
Qualche giorno  hanno disputato una partita a Paravati contro la squadra locale. Quest'anonimo incontro di terza categoria dilettanti, si è però trasformato in un incubo. I continui insulti razzisti, le risse e le provocazioni ad un certo punto si sono tramutate in un vero e proprio linciaggio contro i "niguri" rei di non essere morti durante il viaggio fatto in mare fatto per sfuggire da guerre e miseria prima di raggiungere un'europa in cui provare a vivere. “Negri di merda, tornate in africa” gli urlavano mentre cercavano di pestarli. Per gli indigeni locali tutti quei "niguri" che correvano in pantaloncini e calzettoni dovevano essere la prova che l'invasione dei barbari in corso era arrivata persino a Paravati. Qualcosa d'intollerabile, uno scandalo vero e proprio. Dunque è stata quasi naturale la reazione contro l'aggressione dell'isis, di quelli che ci rubano il lavoro da schiavi nelle campagne, degli untori d'ebola e tante altre malattie, di coloro i quali stuprano le nostre donne ed ora  pretendono pure di giocare a calcio contro i nostri bravi ragazzi bianchi e cristiani. Inammissibile. Per cui la difesa del proprio schifoso paesino, della piccola e patetica patria, da questi “niguri” brutti, sporchi e cattivi è diventata inevitabile. Questo devono aver pensato i tifosi della squadra di casa mentre davano la caccia ai giocatori del Koa Bosco.
Storie d'ordinaria ignoranza e di razzismo viscerale alimentato dalla destra fascioleghista che cerca consensi sulla paura e  sul terrore della xenofobia. Succede in Calabria, ma pure nel lombardo veneto, non è una questione geografica. Anzi sì. Lo è quando a tutto questo segue il silenzio assordante delle istituzioni locali e di un'opinione pubblica inesistente. Nussun politico e nessuno prete ha proferito una sola parola dopo i fatti di quello che è stato un vero e proprio pogrom su un campo di calcio.  Nessuna persona “importante”, nessun deputato o senatore calabrese,  assessore, sindaci, consiglieri e governatore di regione,  ha espresso solidarietà al Koa Bosco condannando pubblicamente il razzismo dei tifosi del Paravati. A parte  qualche giornalista,  qualche sincero antirazzista e qualche associazione impegnata sulla questione, nessun' altro si è interessato alla triste vicenda. Forse perchè i migranti non hanno cittadinanza e non possono votare, oppure semplicemente per la mancanza d'interesse rispetto a quello che avviene nel basso della società, nella profonda provincia della periferia della periferia. Magari perchè non c'erano soldi e rendite di potere da spartire, oppure per la lampante verità di una famelica casta  mafiosa al governo della Calabria. Una banda criminale e trasversale che è sempre la stessa ed è soltanto intenzionata a rapinare il denaro pubblico ed a distribuire prebende da elemosinare attraverso le clientele ad una popolazione abbrutita,  sottomessa, affamata ed in gran parte a sua volta già emigrata lontano. Al Koa Bosco è stata data la partita persa a tavolino, ma loro vogliono vincere il campionato ed intendono fare ricorso per chiedere la ripetizione dell'incontro. Anche se ora stanno meditando  seriamente al ritiro, perchè troppi sono i rischi che deve correre una squadra di calcio con un colore della pelle diverso da queste parti.
Resta il fatto che in Calabria è sempre il solito  assordante degli innocenti a regnare....


lunedì 23 marzo 2015

Adrian Miholca 25 anni, morto di sfruttamento e corruzione nei cantieri delle "grandi opere"...

Mose, Mafia Capitale, regioni, la cricca, Expò, Enac,ect..ect... sono solo le inchieste più recenti di un'infinita serie, da tangentopoli ad oggi. Milioni e milioni di soldi pubblici rapinati, eppure non succede nulla, anzi "allaggente" sembra quasi piacere essere sodomizzata a ripetizione dai potenti, mentre è sempre pronta a scateanrsi contro  l'immigrato terrorista ed untore di ebola o varie pestilenze ...Potere dell'ignoranza, razzismo viscerale, fascismo...che schifo...Ma dopo l'ulitma inchiesta sulle ruberie delle grandi inutili opere da parte della solita casta d'imprenditori, politici, burocrati, preti, mafiosi e massoni che ci domina, quanti sono ancora fovorevole al tav ??....Domanda retorica, lo sò...E se ancora non siete convinti dell'elementare risposta, provate a curiosare da vicino nel meccanismo dei consensi elettorali, leggete un pò le cronache giudiziarie ed i retroscena politici, mettete il naso nella clientela, indagate le ragioni che rendono potenti i signori del luogo. Scoprirete che è proprio il sistema ad essere mafioso di natura e le grandi opere, i grandi appalti, i grandi eventi, i tanti soldi, rappresentano la vera torta da spartire. Sono soltanto delle corti di lerci maiali seduti a banchettare sulle nostre teste. Gli esemplari più grossi prendono posto al tavolo, mentre quelli piccoli aspettano di raccogliere le briciole che cadono, gli avanzi. Così funziona il potere e lo stato. Un povero cristo per fare qualsiasi cosa deve combattere contro strozzini banchieri, equitalia, mafiosi, politci e burocrati statali. E' costretto a bussare per mille porte e se qualcuna non si apre ecco che interviene la clientela per oliarla e spalancarla in cambio di sottomissione e consenso. Intanto che i padroni contunuano a derubare milioni indisturbati...
Ma tornando al recente fatto di cronaca, il ministro Lupi non era nemmeno indagato ed è stato costretto a dimettersi, giustamente, per opportunità politiche vista la compromissione palese ed imbarazzante emersa dalle intercettazioni. Ma anche il ministro Poletti dello stesso governo Renzi, responsabile del jobs act e capo delle mafiose cooperative rosse, venne fotografato a cenare con i boss di mafia capitale. Per opportunità avrebbe dovuto dimettersi anche lui, come pure i quattro sottosegretari con avvisi di garanzia tuttora sulla poltrona. La questione del politcamente opportuno potrebbe valere pure per le leggi salvataggio alla banca di famiglia del ministro Boschi...Insomma, "l'opportunità" è un principio buono per tutti e per ogni cosa, in quanto è proprio l'intera casta del potere ad essere inopportuna. Addirittura, De Luca, sindaco sceriffo del pd, è attualmente il candidato democratico al ruolo di governatore della regione campania, nonostante sia stato condannato per abuso d'ufficio. Quindi, due pesi e due misure, a dimostrazione di come il pensiero giustizialista, manettaro e forcaiolo sia davvero debolissimo.. Intendiamoci, per quanto mi riguarda i ricchi padroni che rubano i denari della collettività, immiserendo ed affamando il popolo,  dovrebbero marcire in galera. E' una questione d' odio di classe...Non posso farci niente... Però mi chiedo...se usciranno da quest'inchiesta altri nomi di peso dell'esecutivo, a questo punto dovrebbe cadere il governo e dimettersi proprio lo stesso Renzi, alias "il rottamatore". In quanto sembrerebbero davvero ritornati i tempi di tangentopoli, anzi peggio. Quello che sta emergendo, infatti, è la vera realtà sociale del paese, dove in maniera totalmente interclassista una casta mafiosa di parassiti e sanguisughe rapina  costantemente il denaro pubblico, riducendoci alla fame, distruggendo lo stato sociale, devastando ed avvelenando il territorio, cancellando i diritti, sgomberando i senza casa ed alimentando il dramma dell'emergenza abitativa. Da questo punto i vista le fondamentali questioni europee dell'austerità, del neoliberismo e dei vincoli di bilancio, passano in secondo piano rispetto puzzo di uno degli stati più marci e corrotti al mondo....
 Adrian Miholca era un operaio rumeno di 25 anni che lavorava nei cantieri della salerno reggio sul tratto Laino Borgo , Normanno. Il 3 marzo scorso è morto cadendo da un viadotto per un pezzo di strada improvvisamente crollato, facendo un volo d'ottanta metri in un burrone. Questo tragico evento ha messo in evidenza lo sfruttamento dei lavoratori e la totale assenza di sicurezza che c'è nei cantiere... Anche questa storica grande opera incompiuta veniva gestita da Ercole Incalza, ed il responsabile del macrolotto era proprio l'ingegner Perotti, fraterno amico del ministro Lupi e del figlio. Non è il primo operaio che muore lavorando sulla Salerno-Reggio, ma solo l'ultimo, perchè occorre sapere che ad ogni inutile e devastante, gigantesco, appalto, corrisponde sempre un numero stimato e previsto di morti ammazzati sul lavoro. Dunque, oltre che essere ladri e mafiosi ....sono pure degli sporchi assassini....merde...

venerdì 20 marzo 2015

Corruzione, rivoluzione e feste del papà.

La festa del papà in un paese marcio e corrotto come l'italia assume sempre un significato particolare. D'altra parte non bisogna nemmeno essere ipocriti, quale padre non raccomanderebbe il proprio figliuolo?. Il ministro Lupi non è forse anch'esso un papà premuroso e preoccupato come tanti? Sono pur sempre figli di papà oltre che piazz'e core. Però, al netto dei giudizi moralistici e manettari imposti dalla vicenda, quello che emerge è molto più grande della stessa festa del papà. Da tengentopoli ad oggi, infatti, appare avidente che si è radicata una casta di potere fatta di papà e di figli di papà, di cui i politici sono soltanto l'ultima ruota del carro. Con buona pace di tanti residui bellici novecenteschi ancora convinti del ruolo delle avenguardie e del fatto che basti cambiare moneta e mettere al potere un dittatore per fare la rivoluzione e realizzare il comunismo. Marx si rivolterebbe nella tomba sentendo questi testimoni di geova che urlano "proletariato!" nel silenzio assordante della precarietà, della competizione e dell'individualismo di una classe tutta da ricomporre e da inventare. Il neoliberismo si è imposto nel profondo delle coscienze in maniera brutale e con questo reale bisogna fare i conti. Ma la realtà è spesso molto più cinica e semplice di come con la teoria la s'immagina. Negli anni, dentro i meccanismi dello stato, si è consolidata un'elite di funzionari, banchieri, burocrati, dirigenti, preti, imprenditori, massoni, faccendieri, amministratori, mafiosi e politicanti, che succhia e rapina costantemente denaro pubblico, cioè di tutti, mentre contamporaneamente distrugge il welfare, privatizza, impoverisce il popolo e cancella i diritti. Sono le stesse persone che impongono le inutili grandi opere mafiose e devastanti per il territorio, quelli che varano il piano casa per fare ingrassare i palazzinari e sgomberare i senza tetto. Sono quelli che perseguitano, imprigionano, manganellano e processano le comunità ed i movimenti che si oppongono ai loro piani criminali. La "classe" a questo punto c'entra davvero ben poco. Se pensiamo che ogni anno la corruzione e le ruberie dei pochi potenti portano via all'intera collettività dai 40 ai 60 miliardi di euro. Quante case popolari e quanto reddito si potrebbe distribuire con tali cifre? Come funzionerebbero la sanità ed i trasporti pubblici con decine e decine di miliaridi in più da spendere ogni anno?? Quante scuole, quanti asili e di quanto potrebbero essere abbassate le tasse a tutti? Il problema è la distribuzione della ricchezza e del potere che in Italia non è concentrata in una classe ma dentro una casta, composta da poche migliaia di persone, al netto di milioni ridotte in miseria. Basta avvicinarsi un pò all'escremento fetido della politica di palazzo per rimanere sconvolti dal puzzo irresistibile di merda, per comprendere quanto sia marcio alla radice tutto l'intero sistema. Come si prendono i voti nelle elezioni regionali e nelle primarie? Come si prende il potere dentro un partito? Bande e clan che lucrano sul denaro pubblico, in lotta feroce fra loro, distribuiscono prebende, creano clientele, ricatti, promesse e fanno pesare i loro pacchetti di consensi elettorale. Ma ci si potrebbe chiedere pure come e chi decide gli organigramma dentro gli ospedali. Chi sceglie quali aziende dovono poter lavorare e quali invece no...La risposta a questa domanda è sempre la stessa: corrotti e corruttori. Come sosteneva Vito Corleone nel mitico "padrino", quando il papà boss svelava al figlio Maicol che il vero obbiettivo di ogni padre di "famiglia" mafiosa è solo quello di far diventare i propri figli "pezzi da novanta", intoccabili, cioè politici. Un pò come ad esempio fece il nonno prima e poi il padre del presidente degli Stati Uniti assassinato John Fitzgerald Kennedy. Anche quella era "famiglia", potere, dinanstia, ergo mafia...Perchè senza rivoluzione la politica può solo essere mafia, corruzione, quindi sempre una continua festa dei papà e dei figli di papà...

giovedì 19 marzo 2015

In calabria gli unici che si ribellano contro il capitalismo della 'ndrangheta sono i migranti...

A crotone qualche giorno fa centinaia di migranti hanno bloccato la statale per ore, chiedendo il rispetto dei minimi diritti di dignità umana. A Vibo è accaduta la stessa cosa. In tutti i centri della regione controllati e gestiti dalla 'ndrangheta e dalle lobby politiche attraverso la mafia delle cooperative, la situazione sta diventando insostenibile. E' un sistema marcio e disumano che specula sui più deboli per arricchire i soliti sciacalli, fomentando la guerra tra poveri ed il razzismo. Migliaia di persone imprigionate per mesi e per anni in dei veri e propri lagher sovraffollati, senza aver commesso alcun reato se non quello d'esistere, d'essere nati nel lato povero del mondo e di non essere morti  in mare durante la fuga dalla fame e dalla guerra. Tanta gente reclusa che non sa nulla della propria sorte,  costretta a convivere in pessime condizione con odi etnici e religiosi fra diversi gruppi d'immigrati, deve anche fare i conti con la follia e la diperazione di chi crede di trovare il paradiso ed incappa invece in un nuovo inferno. Tutto questo rappresenta un vero dramma umanitario ed una bomba sociale pronta ad esplodere, giustamente.  Un disastro causato soprattutto dalle  leggi firmate in passato dal governo Berlusconi-Lega. La Bossi-Fini, a tal proposito, è ancora in vigore mentre la convenzione di Dublino, che obbliga i rifugiati richiedenti asilo a restare in Italia contro la loro stessa volontà, all'epoca venne sottoscritta proprio da quei governi che avevano il leghista Maroni agli interni. D'altra parte fuori dalle galere dei cie, ci sono le tendopoli di rosarno e corigliano, il caporalato schiavista della campagne del sud in sicilia, campania e puglia,  che li attende con la fusta in mano.

A Vibo come a Crotone gli immigrati hanno quindi rivendicato i minimi diritti umani a poter uscire dal centro. A ricevere il poket money di due euro e cinquanta centesimi  al giorno che gli spetterebbe per legge ma misteriosamente non gli viene concesso. A veder riconosciuto il proprio status di rifugiati politici in tempi certi, brevi e non infiniti. Ad un pasto decente ed anche all'accesso ad internet....Perchè, a  differenza di tanti italioti,  conoscono benissimo il significato autentico della parola dignità. In un paese corrotto e mafioso fino al midollo, la tipica sequela di qualunquismo fascistoide "tanto paghiamo noi, ci fottono casa e lavoro, paga l'europa...e noi italiani moriamo di fame....sono terroristi, portano malattie e bla ,bla, bla... ",  oltre ad essere solo una becera idiozia  d'ignoranza, perde davvero di ogni presunto significato. Piuttosto bisognerebbe chiedersi chi paga i rolex del ministro Lupi, la famiglia Gentile, le grandi opere mafiose,  le tangenti e le ruberie milionarie di denaro pubblico (cioè di tutti) da parte dei potenti, il lusso sfrenato e gli stipendi stratosferici, per Il triste e patetico spettacolo del "magna magna" italico a cui ormai siamo assuefatti...Altrimenti sarebbe legittimo domandarsi se per tanti itaGliani la questione dei soldi non sia soltanto una schifosa scusa necessaria per nascondere il vero ed unico problema che li  turba così tanto e li terrorizza, ovvero il diverso colore della pelle...Razzisti, schifosi ed ignoranti...

L'egemonia culturale della destra italiana che va trasversalmente dal fascioleghismo al renzismo, rende succube la sinistra incapace di strutturare una critica forte al sistema di sfruttamento ed oppressione che la fortezza europa esercita sui  migranti. Questi vengono utilizzati come manodopera da schiavizzare per abbassare ulteriormente la soglia dei salari e dei diritti fra i lavoratori, diventando carburante di consensi per i nazionaismi ed i padroni. Il multiculturalismo borghese e cieco del " volemose bene madama la marchesa,",   non coglie le differenze fra i subalterni ed i conflitti feroci di un mondo incendiato dalla guerra e dalla miseria. Rischia così di divenire un' arma a doppio taglio utile per il razzismo ed il fascismo che si respira nell'aria. Per questo è necessario assumere una nuova forma d'antirazzismo radicale come pratica capace di fare esplodere la contraddizioni di un sistema che tende a schivizzare gli esseri umani facendo leva sull'assurdo concetto di razza. Per fortuna  i migranti lo sanno molto bene da sempre, mettendo in campo di continuo lotte autonome di classe senza alcuna mediazione politica, in quanto privi di ogni forma rappresentativa. Nel silenzio dell'indifferenza quotidiana non si contano più le rivolte nei cie e nelle campagne, ma anche contro e cooperative nel settore della logistica. Conflitti che nel tempo diventeranno sempre più forti. In Calabria poi, gli immigrati sono gli unici che hanno il coraggio di scontrarsi con il capitalismo mafioso della 'ndrangheta. Dall'attuale protesta contro la cooperativa della "misericordia" che gestisce i cie, alla rivolta di Rosarno. A differenza nostra, loro non hanno paura di combattere contro i padroni del luogo, proprio perchè nella lotta ben poco hanno da perdere e molto da guadagnare.





martedì 17 marzo 2015

siamo tutti gender...peccato che i poveri possano esserlo di meno


A me di Dolce a Gabbana non me ne frega un cazzo, anzi i loro vestiti mi hanno sempre fatto cacare...Però è da un pò di tempo che fascisti, omofobi, clerici, sentinelle in piedi e bigotti, insomma tutta la becera destra italiana, spaccia l'ennesima minaccia terribile ed imminente di questa presunta ideologia "gender", pronta a portare disgrazie e sciagure nella nostra bella italietta mafiosa e corrotta. Un pò com'è stato per l'ebola, qualche mese fa, quando sembrava che avevamo i giorni contati per la catastrofe di un'epidemia di peste bubbonica e lancinante alle porte. Solo che la storia "della pericolosa ideologia gender" torna in maniera ricorrente ogni qual volta un gay parla di figli. Partendo dal presupposto che fra gli omessessuali ci saranno pure i peggiori moralisti, come nel caso di D e G e vari altri...La teoria "gender" è solo la rivendicazione legittima dei diritti civili da parte degli omosessuali, compresa la genitorialità. L'Italia da questo punto di vista è un paese medioevale in cui gli obbiettori di coscienza rendono l'aborto un calvario, dove non ci sono leggi sulle coppie di fatto, nulla su fine vita e soprattutto la fecondazione assistita per chi non può avere figli è un macello. Tante coppie sono costrette ad emigrare in svizzera o in altri paesi spendendo un sacco di soldi, altre devono lottare con medici, sentenze e tribunali ogni volta. Ma la domanda è: se alla fecondazione in laboratorio possono ricorrere le coppie etero, perchè non possono farlo pure quelle omosessuali???....L'utero in affitto esiste e se una donna consenziente decide di mettere a disposizione il proprio in cambio di denaro, non c'è davvero nulla di male, è sicuramente meglio e più dignitoso che lavorare gratis e sfruttata per l'expò o per un padrone qualsiasi. Lo stesso discorso vale pure per le adozioni anch'esse osteggiate ed impedite ai singol, figurarsi a gay e lesbiche. Il concetto di fondo, omofobo, è quello che le coppie omosessuali in italia non possano avere figli, perchè il dominio, l'ordine naturale delle cose, esige sempre una mamma con le minne che cucina, lava e stira, ed un padre con la barba che lavora e paga debiti e tasse. E' il dogma inviolabile della famiglia naturale. Questo è il presepio e guai a toccare il presepio e pure il crocifisso...guai.....Addirittura si arriva al paradosso di noti fascisti che accusano di fascismo chi non tollera la libertà d'espressione scambiata come una sorta di presunto "diritto" all'omofobia ed all'insulto verso gay e lesbiche. Peggio ancora, c'è anche chi fa strani ed acrobatici collegamenti tra la questa “pericolosa ideologia gender” ed il neoliberismo che trasforma tutto in merce, peccato che sono gli stessi paladini e sostenitori dello schiavismo del jobs act renziano e dello smantellamento del welfare. Tutti sappiamo in cuor nostro che l'unico modo per crescere bene i figli è quello d'amarli, per cui è meglio avere due papà o due mamme che ti vogliono bene, piuttosto che un padre ed una madre stronzi....Per carità, la fecondazione in laboratorio va regolamentata perchè il rischio che diventi eugenetica c'è, ma questa è una faccenda troppo delicata e complessa d'affrontare in questo post.. Il movimento femminista degli anni settanta ha lasciato un grande patrimonio culturale e tanti insegnamenti soprattutto per gli uomini eterosessuali come me. Ad esempio il principio secondo il quale ognuno è libero di poter disporre del proprio corpo come meglio crede. Ma anche il concetto che il sesso non esiste, in quanto è il genere che ci caratterizza sessualmente...Questo è provato in natura, perchè i gay, le lesbiche ed anche la gente bisessuale è sempre esistita in ogni epoca, soprattutto fra i preti. I gusti sessuali possono cambiare. Infatti i generi non sono due come in tanti pensano ( maschile e femminile) ma tre perchè, se vi turba fatevene una ragione, esistono pure i (trans) che non sono ne femmine e ne maschi, ma appunto trans-gender...La morale cattolica della famiglia naturale patriarcale che riproduce forza lavoro ed esercita controllo sociale, non può certo concepire questo principio...Ma questa è la realtà dei fatti e spesso sono proprio i bravi padri di famiglia ad essere i clienti dei trans che liberamente decidono di prostituirsi per professione. In un paese laico secondo costituzione, ciò non dovrebbe costituire un problema, eppure eccoci qua.....Io che sono marxista tendo a leggere le cose sempre attraverso una dinamica di classe anche quando questa è difficile da individuare. Nel momento in cui si parla di diritti dei lavoratori autonomi e delle partite iva, si dovrebbe anche tenere in considerazione l'esistenza dei transgender i quali sono persone che investono sul proprio corpo assumendosi il rischio d'impresa con l'operazione del cambio di sesso. Se si facesse davvero un'inchiesta militante fra le working sex si scoprirebbe che anche loro rivendicano diritti e vogliono essere riconosciuti/e come lavoratori e lavoratrici, in un settore dove lo sfruttamento e lo schiavismo raggiunge il culmine. Con questo non voglio sostenere la tesi della riapertura della case chiusa, assolutamente, ma soltanto l'estensione dei diritti a chi non ha veramente nessuna tutela...Proprio in virtù di questo bisognerebbe fare in modo che anche i precari, i disoccupati ed i poveri che desiderano cambiare sesso possano poterlo fare. Che anche le coppie gay e lesbiche non ricche, che desiderano la genitorialità possano avere dei figli. Si dovrebbe, quindi, condurre una battaglia per far ricadere le spese totalmente sulla sanità pubblica, perchè anche questi sono diritti che uno stato laico dovrebbe garantire a tutti e tutte....E comunque i vestiti di Dolce e Gabbana, almeno personalmente, mi  fanno schifo e li boicotto da sempre...tamarreide.



sabato 14 marzo 2015

Chi è la donna politicamente più potente ed influente d'Italia?

Chi è la donna politicamente  più potente ed influente d'Italia? Qualche ministra renziana come la Boschi, di bell'aspetto che tiene in mano gli inquietanti progetti di riforme costituzionali ? Qualche figlia di Silvio Berlusconi, tipo Marina,  che controlla un impero finanziario e mediatico per conto del padre? Oppure una rampante manager di confindustria, ad esempio la Marcegaglia, appartenente ad una dinastia d'industriali e con mille agganci nella politica che conta, piuttosto che la Camusso a capo del sindacato più importante del paese?... Nulla di tutto ciò se per politica non s'intende soltanto la lotta per il potere, ma anche e soprattutto la guida ideologica, la propaganda e la comunicazione alle masse. Se con la parola politica vogliamo identificare una sfera ideale onnicomprensiva dei saperi, dei costumi, delle emozioni, della cultura e dei modi di pensare, capace  d'influenzare i comportamenti e le abitudini del popolo, allora questi nomi non rappresentano un bel niente.
Maria De Filippi, infatti, da decenni guida, racconta e plasma la pancia del paese abbrutita ed ipnotizzata davanti al tubo catodico. I suoi programmi televisivi sono una vera e propria pedagogia del potere che non risparmia nessuno, disciplinando milioni e milioni di persone.

“C'è posta per te” è una trasmissione di successo che dura da almeno un decennio e si rivolge per lo più ad un pubblico anziano, proletario e piccolo borghese, di bassa scolarizzazione con una vita sostanzialmente  triste. Gente che il sabato sera non esce in quanto i suoi rapporti sociali sono confinati all'esclusivo ambito parentale e lavorativo. Obbedienti, reclusi e totalmente incatenati nella prigione invisibile delle nostre società. Sui loro divani tombali si commuovono guardando Maria su canale 5 e magari ripercorrono qualche drammatico episodio della loro stessa esistenza attraverso lo spettacolo televisivo. “C'è posta per te” è, infatti,  il racconto di un'Italia dal cuore grande che combatte contro le avversità della vita. Un paese in cui l'amore trionfa sempre sull'odio. Padri e figli si ritrovano, gli sposini tornano insieme, il personaggio famoso piange ed abbraccia un suo fans con un guaio alle spalle, i fratelli e le sorelle fanno pace dopo decenni, i figli vogliono sempre bene ai genitori e viceversa. I protagonisti della storia piangono, si perdonano a vicenda e sono rassicurati sempre da Maria, che gratis gli risolve il dramma della vita davanti alle telecamere di sabato sera. Insomma, un collettivo rito italiano d'esorcizzazione del male, in cui i milioni di telespettatori alla fine si riconoscono nella narrazione nazional popolare di un'italietta fondamentalmente unita e solidale, nonostante tutto, nonostante la crisi, la sorte e le brutture del mondo. Del resto gli ascolti ed il successo del programma negli anni, parlano chiaro.  Agli italiani piace, “C'è posta per te” funziona.

Ma Maria sa benissimo che non bastano i vecchi del sabato sera lacrimoso. I giovani sono il pubblico che consuma, quello ambito dai pubblicitari e dalle grandi aziende, i soggetti che realizzeranno e segneranno domani le vicende del paese. La macchina imponente di madieset li punta per sbranarli come fa un leone con una gazzella nella savana.

“Uomini e Donne” è ormai una presenza fissa nell'immaginario collettivo. Una trasmissione quotidiana  con cui almeno una o due generazioni di giovani sono cresciute. La figura del o della tronista, dei corteggiatori e delle corteggiatrici, situate a mo di sfarzosa  corte medioevale  nello  studio televisivo, diventano un circo in cui si producono miti e modelli di riferimento. Ogni giorno, tutti i maledetti pomeriggi, va di scena l'esibizione dell'arrivismo, l'opportunismo e la miseria umana dei giovani tamarri italici. E' l'esaltazione dell'edonismo berlusconiano tra look, mode, stili, puttane, moralismo e cattiveria. Si susseguono sullo schermo quotidianamente i cambiamenti sociali ed i mutamenti antropologici della società. E' il racconto spettacolarizzato della decadenza italiana.  Vanno in onda nelle case annoiate di pomeriggi mortali fatti di caffè, chat e poca voglia di studiare, le gesta della peggio gioventù. Dalle gradinate si scatenano le ringhiose vecchie pettegole e bigotte che sentenziano e giudicano il triste e patetico spettacolo. Mentre nell'arena giovani tamarre e virili tamarri si scannano per la visibilità e per l'effimero successo,  piangendo, urlando, insultando, mostrando bicipidi, cosce, culi, tette, pettorali e tatuaggi. Talmente potente è il suo effetto sulla massa dei tineger da condizionare  i costumi, le abitudini sessuali, le mode, lanciando marchi d'abbigliamento, creando personaggi che muoiono prima di nascere, penetrando  nell'intimo profondo delle relazioni fra i sessi. E' un manifesto di moralismo feroce che violenta quotidianamente i ragazzi e le ragazze, ma non solo. Può addirittura capitare d'imbattersi sui lungo mare provinciali e desolati in adolescenti e bambini che improvvisano il gioco delle sedie trasformato nella rappresentazione plastica di “Uomini e Donne”. Inoltre nella sua recente versione senior si riconosce il cambiamento sociale imposto dalla commercializzazione de viagra. La consapevolezza che in fin dei conti ci ritroviamo in un paese anziano ripieno di vecchi desiderosi di risentirsi giovani e dunque anche loro potenziali consumatori, nuovi adolescenti dai cinquantanni in su. Tutto a servizio dei pubblicitari spietati ed in ultima istanza di politici e partiti, perchè il peso elettorale dei vecchi è molto più grande e decisivo di quello dei giovani. 

Maria, però, non si ferma nella sua narrazione e nella  propaganda del culto capitalista e mercantile dell'immagine.
Si va oltre con “Amici” che rappresenta il sogno del successo, l'arte trasformata in merce per lauti guadagni, perchè l'unico vero obbiettivo dei partecipanti è arricchirsi, non certo divenire artisti. Una scuola in cui è imposto il riconoscimento dell'autorità, la disciplina, la regola da rispettate, la punizione per i trasgressori, l'esclusione, l'eliminazione, la fine del sogno di successo se si da un errore. Chi canta, chi balla, chi recita diventa innanzitutto concorrente in una spietata competizione contro l'altro. E' l'esaltazione dell'arrivismo, del darwinismo sociale, del merito come unico valore di giudizio e metro di riconoscimento sociale, per nascondere la realtà di un paese di ladri, corrotti e servi disposti a tutto. Ogni cosa è regolata e calibrata in base alle esigenze del mercato, il pubblico assiste passivo e televota . Amici è cattivo ed implacabile, mette gli uni contro gli altri, inganna, istiga, tradisce, delude, fa dispetti, provoca volutamente dispiaceri e dolori. Tutti litigano con tutti, si odiano e si organizzano in bande mentre ogni professore ai suoi protetti da coccolare ed i suoi bersagli da massacrare. Un manifesto neoliberista di viltà che abusa della parola amicizia, per raccontare con le telecamere lo sviluppo dell'odio, dell'inimicizia, dell'invidia fra i concorrenti, sempre avversari e rivali, mai e per nulla amici. Il programma racconta quell'italia sognatrice che aspetta sempre la nascita di una nuova stella capace d'emozionare e dare sollievo ai dolori di una vita di merda imposta dai padroni. E' pura evasione travestita maldestramente di musica e balli, nella narrazione del desiderio di successo, dell'ambizione, della voglia di divenire famosi attraverso una presunto talento da parte di tanti giovani illusi italici..Il talent, appunto, in cui “Amici” di Maria ha fatto d'apripista a tutta una generazione di trasmissioni che spopolano su ogni rete televisiva ed uccidono la stessa essenza dell'arte, ma soprattutto la qualità della musica stessa...

Dunque, senza alcuna ombra di dubbio, Maria De Filippi è la donna politicamente più potente ed influente d' Italia...

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mercoledì 4 marzo 2015

il paradosso di una vittoria

Il comportamento dei media e dei giornaloni dopo la manifestazione fallita della lega nord e quella riuscitissima dei centri sociali di sabato scorso, è davvero inquietante...Io credo che l'opinione pubblica sia sempre importantissima. Non sono uno di quelli che confonde l'antagonismo con l'auto emarginazione e la ghettizzazione...Per chi fa politica, o s'interessa ad essa, testare  e cercare d'influire sugli umori ed i sentimenti del paese e della comunità in cui si vive, è fondamentale...Se si è antagonisti, anarchici, comunisti o d'estrema sinistra, questo concetto vale ancora di più in quanto ci si pone il cambiamento radicale dell'esistente come fine principale della propria visione di un mondo....Una volta c'erano soltanto i racconti orali, qualche radio, qualche giornale, qualche rivista ed un'unica emittente televisiva...Ora dobbiamo fare i conti con smart fon, computer, tantissimi canali e programmi visti da milioni di persone, la rete, i socialnetwork ed altrettante testate giornalistiche...E' un dato di fatto ineludibile, questo è il presente e sarà il futuro, per antagonisti o riformisti, di sinistra o di destra, conservatori o progressisti, laici e religiosi....Del resto da che mondo e mondo in qualsiasi epoca storica la politica è sempre stata essenzialmente una questione rapporti di forza e di comunicazione....Dunque non sono per nulla avvezzo alle idiozie ideologiche o al purismo primitivista...Ci sono persone che nella vita fanno una scelta radicale, dignitosissima e rispettabilissima, come quella dell'eremitaggio e dell'isolamento in una comune. Se si sostiene le loro apprezzabilissime tesi bisogna però avere la coerenza di seguirne l'esempio, oppure il buon senso di non rompere i coglioni agli atri...Pur rispettando molto questi modi di vivere, non sono i miei e dunque con l'opinione pubblica volente o nolente devo averci a che fare....C'è pure chi sostiene stupidamente che questa sia soltanto una questione borghese di cui la classe degli sfruttati ne è essenzialmente vittima. A mio modo di vedere la considero una tesi davvero raccapricciante perchè residuo bellico degli anni settanta, incapace di cogliere la trasformazione culturale e tecnologica imposta dal capitalismo nella vita di tutti, soprattutto in quella dei poveri..Il migrante che attraversa prima l'africa e poi il mediterraneo per raggiungere l'europa spendendo i risparmi di una vita e rischiando di morire in mare oppure di diventare schiavo del caporalato o di qualche boss, lo fa soltanto perchè insegue il sogno e la speranza di un avvenire migliore indotto dai bagliori luccicanti del benessere capitalista...Del resto se pensiamo alla fame, alla guerra ed alla miseria di quel continente, come possiamo dargli torto??...Un sottoproletario di un quartiere popolare cerca d'emulare modelli venduti e svenduti dallo stesso magnete d'attrazione...In tutto questo i media, le mode, le percezioni ed i sentimenti diffusi agiscono direttamente sulle soggettività in maniera profonda. Piuttosto bisognerebbe chiedersi ed interrogarsi su che cosa oggi sia davvero l'opinione pubblica, prima di liquidarla da buoni ed utili idioti ideologici del sistema ...Sarebbe una domanda non certo di facile risposta, in quanto ci si dovrebbe porre il problema di come incidere per cercare d'aprire uno spazio di conflitto nella prospettiva dell'egemonia su almeno parte del discorso pubblico.... Invece d'eludere la questione con patetico e sprezzante fanatismo rancoroso e francamente pure una buona dose d' infantilismo politico...Sui fatti di Roma i media hanno rimosso il successo del corteo antifascista del 28 e di tutta la campagna dei giorni precedenti #maiconsalvini, per esaltare il fallimento fascioleghista narrandolo come una vittoria e mettendo in evidenza la compagine fascista i casapound sovradimensionandola ed amplificandola a dismisura... Un totale rovesciamento della realtà, quasi a voler dire che su preferisce molto di più lo socntro con la polizia ed una una vetrina spaccata da mettere in prima pagina, piuttosto che 35000 antirazzisti in un corteo totalmente nato e convocato dal basso...Probabilmente in generale per paura, repulsione  ed odio verso l'antagonismo di sinistra che si contrappone davvero al potere ed al governo. Ma anche in chiave renziana per preservare l'equilibrio politico dando risalto allo spauracchio di Salvini e del fascismo in modo da compattare attorno al partito nazione pd. La destra berlusconiana, dal canto suo, celebra il fascioleghismo per ovvia vicinanza ideologica, se pur controvoglia a causa di una chiara competizione all'interno dello schieramento...E perchè allora, pur avendo dato una grande prova di forza in quanto senza i soldi ed i media di cui la controparte ha potuto godere stando, tra l'altro, tutti i giorni in tv; i movimenti sono totalmente assenti dal dibattito pubblico???...C'è da chiederselo, in quanto questo ruolo di sostegno delle ragioni antagoniste non può certo essere delegato ai ridicoli sinistri, ipocriti, poltronari di sel, radical e syriza italici vari oppure a qualche sindacalista vetusto...Il problema, prima o poi,  bisognerà affrontarlo per non cadere sempre nella stessa ricorrente trappola del circuito infernale che all'antagonista, teppista, bleck block, vandalo e delinquente, risponde con un unanime coro a reti unificate che invoca il mantra della repressione dei movimenti e della solidarietà alle forze dell'ordine...Come il post 15 ottobre ha dimostrato...Con questo non sto facendo affatto un discorso ipocritamente pacifista, il conflitto è necessario oltre che dovuto, ma va calibrato, utilizzandolo sapientemente e giocandolo in maniera intelligente...Anche perchè purtroppo non c'è la presa del potere imminente alle porte o l'insurrezione popolare in strada per il comunismo. E' una questione delicata che non ammette leggerezze in quanto ne va pur sempre dei corpi, della vita, della libertà nostra e di compagni e compagne, dunque di quello che più di ogni altra cosa ci sta a cuore....Ed allora cosa fare e come porsi, per far saltare il banco all'orwelliano quarto potere che vuole il nostro sangue per strada per poi celebrarci il processo prima in uno salotto televisivo e poi in un tribunale sbattendoci in galera e reprimendo le lotte??? Come palesare sempre di più la nostra totale alterità, l'antagonismo e l'incompatibilità al neoliberismo barbaro, al capitalismo ed a tutta la sua rappresentanza politica, senza rischiare d'essere utilizzati come carne da macello per le speculazioni politiche di qualche losco sinistro??
A mio modesto avviso; ma che sia ben chiaro, non sono nessuno, se non uno dei tanti che esprime la propria opinione sul suo blogghettino; una possibilità ci sarebbe...Ovvero infiltrarci dentro i gangheri del nemico, camuffandoci in maniera tattica per poi difendere, sostenere ed attaccare con la propaganda dei movimenti, tenendo sempre un profilo del tutto ostile con ogni compagine politico rappresentativa...Non so se sia facile oppure del tutto impossibile, ma avere degli opinionisti televisivi che sostengono le nostre ragioni senza secondi fini elettoralistici,  potrebbe tornarci molto utile...D'altra parte i fasci lo fanno da una vita...E lo hanno fatto pure gli indignados in Spagna, in cui l'attuale leader di Podemos era un intellettuale da salotto tv...Indipendentemente dalle aree politiche di riferimento dentro i movimenti vi sono infinite intelligenze, intellettuali, studenti, scrittori, sociologi e docenti in grado d'assolvere il compito...Come mettere a frutto la nostra vera potenza seguendo l'insegnamento gramsciano?....Questa forse non sarebbe affatto una cattiva idea....Oppure potrebbe essere una cazzata?...Non sò...






mercoledì 18 febbraio 2015

l'isis è una questione seria

La stragrande maggioranza dei musulmani ripudia il fondamentalismo. Però bisogna essere consapevoli che all'interno di questa religione è in atto nei paesi arabi, e non solo, una lotta teologica fortissima. Lo jihadismo è un'ideologia politica prima ancora che una corrente radicale dell'islam. Una conseguente, perversa e mostruosa reazione al sionismo israeliano in palestina ed alle scellerate politiche imperialiste e guerrafondaie di Bush junior in Iraq ed in Afganistan. La cosa preoccupante è che per un ventenne arabo, povero, discriminato e marginalizzato nei quartieri degradati di Londra, Parigi, Milano o del Cairo, piuttosto che di Tunisi e Damasco; un giovane escluso e deluso da tutto che trova risposte solo nel corano; la propaganda sanguinaria ed aggressiva dell'isis, suscita inevitabilmente un grande fascino che tocca nel profondo, nei casi estremi riuscendo anche a convincerlo d'imbracciare il fucile per la guerra santa contro chi da sempre lo ha oppresso, condannato, bombardato e perseguitato. In tal senso l'ideologia jihadista diventa un nemico terribile per la lotta di classe, forse ancora peggiore del fascismo, del capitalismo e della stessa sua feroce versione neoliberista e finanziaria. Perchè appunto riguarda il trascendentale, l'aspetto spirituale e religioso che è centrale, per nulla sovrastrutturale, in questo nuovo totalitarismo. I seguaci del califfo possono apparire come gli unici veri idealisti rimasti al mondo, in grado di vendicare tutto il dolore che l'occidente blasfemo, miscredente ed infedele ha provocato agli islamici. Nella prospettiva di un nuovo regno che garantisce ordine, casa, lavoro e giovani vergini da sposare per tutti i bravi musulmani, secondo i dettami del profeta per intercessione del califfo...Sconvolge davvero il dato che in soli pochi anni il califfato islamico, cioè fanatico, dichiarato e barbaro imperialismo senza limiti, ha totalmente stravolto la geografia di quella cartina disegnata dalle potenze coloniali europee dopo la caduta dell'impero ottomano e poi perfezionata durante le due guerre mondiali del novecento. Per come le conoscevamo, l''Iraq non esiste più. la Siria nemmeno, mentre al loro posto è sorto il centro dell'IS grande quanto l'Italia con tribunali, scuole e negozi attivi e funzionanti. Gli stessi confini libici, tracciati proprio dagli italiani durante il colonialismo giolittiano che riuscì a riunire tripolitania e cirenaica nel famoso gigantesco "scatolone di sabbia" , però pieno di petrolio; ora di fatto sono saltati a causa delle guerre intestine fra tribù e dell'avvento delle milizie islamiste legate al califfo. Infatti l'ideologia jihadista dell'isis ha un progetto transnazionale, imperiale, che dall'asia estrema attraversa tutto il medio oriente, arriva al corno d'africa, la penisola arabica, nigeria, mali, somalia, magreb, fino al caucaso, prefiggendosi di raggiungere la Spagna passando dal Morocco, fino a prendere Roma....Fungendo così da formidabile calamita magnetica per tutto il fondamentalismo sparso nei continenti, in quanto molti gruppi continuano ad affiliarsi ed a dichiarare fedeltà al califfato. Ai tempi in cui Gheddafi lanciava i missili verso le coste italiane, ricattava e minacciava anche brandendo l'arma dell'utilizzo dei migranti. Una potenziale bomba umanitaria, l'emergenza di masse di disperati che inevitabilmente crea seri problemi nello stato italiano prima ancora che all'europa. Dalla caduta del terribile colonnello, per via di quella disastrosa campagna militare che l'allora premier francese Sarkozy decise unilateralmente di condurre costringendo tutti gli altri paesi europei ad allinearsi, gli sbarchi sono iniziati e proseguiti da una Libia ormai in preda al caos. Traffico di esseri umani organizzato da alcune fazioni legate alle milizie con l'obbiettivo di finanziarsi la guerra, ma soprattutto da comuni bande criminali, cattive e disumane quanto vogliamo, ma che, ci piaccia o meno, rappresentano per la moltitudine dei disperati di un enorme continente affamato e dilaniato, le uniche agenzie di viaggio presenti sul territorio, le uniche ancore alle quali aggrappare le proprie speranze di vita prima d'attraversare il mediterraneo rischiando di morire per poi passare un altro inferno da clandestini dentro la fortezza europea...A questo punto la domanda è: quanto sotto il fuoco incrociato di xenofobi, razzisti e fascisti capitanati dai vari Salvini, Meloni e giornalacci vari, che in maniera meschina speculano politicamente sulla paura e sul terrore delle persone; l'opinione pubblica potrà resistere prima di rifiutare completamente qualsiasi ipotesi umanitaria d'accoglienza per tutta questa povera gente pronta ad arrivare, in vista di un' emergenza umanitaria che si preannuncia imminente nel canale di sicilia??? Ovviamente, per quanto mi riguarda, spero fino all'ultimo che quest'ipotesi non si verifichi, ma in ogni caso lo jihadismo dell' l'isis sta, e forse già lo è diventato, un problema molto, molto, serio per tutti quanti, nessuno escluso....

lunedì 26 gennaio 2015

KOBANE E' BELLA COME UN 25 APRILE



 
Tu pensa che ogni popolo in lotta per la propria libertà avrà prima o poi un suo 25 aprile. Il 25 di gennaio del 2015 i combattenti e le combattenti curde delle ypj e ypg, organizzazioni sorelle del partito dei lavoratori curdi, il pkk, hanno liberato la città siriana di Kobane dopo 134 giorni d'assedio da parte della bande dello Stato Islamico ISIS...Questo è il loro 25 aprile. Le strade di ogni città del kurdistan si sono riempite di gente per festeggiare la vittoria sui tagliagole. Non è semplicemente retorica. Anche se sembrano lontani, la loro vittoria assume dei significati profondi per tutti noi. Tu pensa che le donne curde pur di non farsi sottomettere dai miliziani del califfato sono pronte al martirio, combattono come e più degli uomini con il fucile in spalla ed un proiettile conservato nella tasca della mimetica, nel caso in cui venissero catturare dal nemico. Tu pensa che difendono i valori della democrazia, della laicità e della libertà, non quelli occidentali malati d'ipocrisia, ma quelli socialisti della Rojava, delle loro zone autonome liberate in cui sperimentano ogni giorno la condivisione ed il riconoscimento reciproco, la convivenza pacifica fra diverse etnie ed il comunismo. Tu pensa che vogliono legittimamente l'indipendenza e l'autonomia del kurdistan, vogliono continuare a parlare la loro lingua, vogliono porre fine alle persecuzioni di cui sono vittime in tanti paesi per essere finalmente liberi di sentirsi curdi. Tu pensa che da popolo fiero, sempre oppresso ma mai sottomesso, combattono per la loro libertà ed auto determinazione difendendo il mondo intero dalla barbarie del fondamentalismo islamico, ma non solo. Combattono contro tutto e tutti. Tu pensa che il loro vero nemico è in realtà il resto degli stati che non vuole riconoscerli. Combattono contro l'esercito siriano bahatista di Assad che gli fa la guerra da sempre. Come combattevano contro Saddam Hussein quando li sterminò gasandoli nel nord dell'Iraq. Combattono contro la Turchia di Herdogan, principale alleata dello Stato Islamico, che li perseguita ferocemente. Solo qualche mese fa l'esercito turco ha represso le manifestazioni di solidarietà curde nelle maggiori città del paese per i combattenti di Kobane, sparando sulla folla e facendo 35 morti. Tu pensa, combattono anche contro l'Europa che se ne serve pavidamente per fargli fare la guerra al posto suo, ma li considera pericolosi terroristi quando li scova dentro i confini della fortezza. L'unione europea ha addirittura da poco creato un gruppo speciale attraverso l'interpol per eliminare il pkk ed il movimento di liberazione curdo, incrementando la collaborazione con i servizi segreti turchi. Tu pensa che questo è il  vigliacco ringraziamento europeo per la loro lotta eroica contro lo Stato Islamico. Combattono pure contro gli Stati Uniti e le strategie geopolitiche imperialiste in medio oriente che favoriscono gli integralismi islamici per reprimere ogni ipotesi di socialismo ed emancipazione di quei popoli, anche a costo di creare mostri incontrollabili coma al-quaida ed isis. Combattono contro l'Iran degli ayatollà e contro i sauditi del petroldollari che non tollerano il loro presenza in quella zona ricca di risorse ed il loro laicismo. Combattono contro la nostra indifferenze e la nostra ignoranza che ci rende rassegnati ed arresi all'idea di un mondo che non può essere trasformato. Mentre con il loro sacrificio ci dimostrano che la storia la possono e la devono scrivere soltanto i popoli in rivolta. Combattono per tutti ma allo stesso tempo contro tutto. Tu pensa che il loro leader, comandante Apo, Ochalan, è attualmente recluso da diciassette anni nell'isola prigione turca di massima sicurezza di Imrali. Quando nel 1998 fuggì in Europa per chiedere asilo politico, giunse in Italia ma l'allora governo D'Alema, dopo grosse pressioni internazionali, lo riconsegno ai Turchi. Tu pensa che i curdi combattono contro gli stessi nostri nemici e per questo sono degli eroi.
 So bene che è fin troppo facile entusiasmarsi per le vittorie di altri popoli coraggiosi a migliaia di chilometri di distanza, ma questa resistenza vittoriosa rappresenta quella di ogni popolo oppresso per il mondo. Racconta di ogni lotta contro lo sfruttamento e la prepotenza padronale, contro l'austerità che ci sta affamando e contro il razzismo ed il fascismo di cui si serve il potere per innescare la guerra fra poveri. Parla della lotta per il socialismo e l'emancipazione contro l'oscurantismo e l'atrocità del fanatismo religioso, ma anche contro la prepotenza e lo sfruttamento del capitalismo imperialista. Se di nuovi miti abbiamo bisogno i combattenti e le combattenti curde ci offrono il loro coraggio e la loro dignità come esempio. La loro Rojava come modello. La loro eroica resistenza partigiana come epica. Tu pensa, se pur abbandonati dall'occidente che si è limitato a fare soltanto dei raid aeri di facciata, nonostante fossero isolati dal governo turco che non permetteva l'apertura di un corridoio umanitario in modo da non fargli arrivare gli aiuti necessari ed impedendo ai curdi-turchi di raggiungere il fronte, hanno continuato ugualmente a combattere resistendo al lungo assedio e difendendo la città con ogni mezzo. Uomini e donne che con le scarpe da ginnastica ai piedi, equipaggiati in modo arrangiato ed armati alla bene meglio, hanno sconfitto un esercito più forte, ricco e potente di loro. Soltanto grazie al coraggio, alla determinazione, alla convinzione, al loro desiderio di giustizia e di libertà sono riusciti a vincere. Tu pensa, proprio come i partigiani sulle montagne contro i nazifascisti, esattamente come loro. I media occidentali li ignorano sempre, perchè comunisti e laici. Ne parlano soltanto quando sono costretti dai fatti, ma se possono ne fanno volentieri a meno, in quanto la questione curda è fin troppo scomoda per il potere.... Tu pensa che a Kobane è stata scritta una pagina di storia in cui il popolo curdo ha dato una lezione di civiltà a tutto il resto del mondo, fermando l'avanzata della barbarie islamista..Tu pensa che questo è il loro 25 aprile, bello e potente come solo un giorno di liberazione può essere. Si sparerà al cielo per la felicità, si riempiranno i calici, in tanti faranno finalmente l'amore dopo aver fatto la guerra, s'improvviseranno balli e nasceranno spontanei girotondi danzanti, mentre sventolerà la loro bandiera dall'alto dalle collina che domina sulla città..Sempre a fianco della Rojava!...Ochalan libero!...Viva Kobane libera! Viva il kurdistan e la sua lotta per la libertà!...ma tu pensa.....

l'insorto..