lunedì 26 gennaio 2015

KOBANE E' BELLA COME UN 25 APRILE



 
Tu pensa che ogni popolo in lotta per la propria libertà avrà prima o poi un suo 25 aprile. Il 25 di gennaio del 2015 i combattenti e le combattenti curde delle ypj e ypg, organizzazioni sorelle del partito dei lavoratori curdi, il pkk, hanno liberato la città siriana di Kobane dopo 134 giorni d'assedio da parte della bande dello Stato Islamico ISIS...Questo è il loro 25 aprile. Le strade di ogni città del kurdistan si sono riempite di gente per festeggiare la vittoria sui tagliagole. Non è semplicemente retorica. Anche se sembrano lontani, la loro vittoria assume dei significati profondi per tutti noi. Tu pensa che le donne curde pur di non farsi sottomettere dai miliziani del califfato sono pronte al martirio, combattono come e più degli uomini con il fucile in spalla ed un proiettile conservato nella tasca della mimetica, nel caso in cui venissero catturare dal nemico. Tu pensa che difendono i valori della democrazia, della laicità e della libertà, non quelli occidentali malati d'ipocrisia, ma quelli socialisti della Rojava, delle loro zone autonome liberate in cui sperimentano ogni giorno la condivisione ed il riconoscimento reciproco, la convivenza pacifica fra diverse etnie ed il comunismo. Tu pensa che vogliono legittimamente l'indipendenza e l'autonomia del kurdistan, vogliono continuare a parlare la loro lingua, vogliono porre fine alle persecuzioni di cui sono vittime in tanti paesi per essere finalmente liberi di sentirsi curdi. Tu pensa che da popolo fiero, sempre oppresso ma mai sottomesso, combattono per la loro libertà ed auto determinazione difendendo il mondo intero dalla barbarie del fondamentalismo islamico, ma non solo. Combattono contro tutto e tutti. Tu pensa che il loro vero nemico è in realtà il resto degli stati che non vuole riconoscerli. Combattono contro l'esercito siriano bahatista di Assad che gli fa la guerra da sempre. Come combattevano contro Saddam Hussein quando li sterminò gasandoli nel nord dell'Iraq. Combattono contro la Turchia di Herdogan, principale alleata dello Stato Islamico, che li perseguita ferocemente. Solo qualche mese fa l'esercito turco ha represso le manifestazioni di solidarietà curde nelle maggiori città del paese per i combattenti di Kobane, sparando sulla folla e facendo 35 morti. Tu pensa, combattono anche contro l'Europa che se ne serve pavidamente per fargli fare la guerra al posto suo, ma li considera pericolosi terroristi quando li scova dentro i confini della fortezza. L'unione europea ha addirittura da poco creato un gruppo speciale attraverso l'interpol per eliminare il pkk ed il movimento di liberazione curdo, incrementando la collaborazione con i servizi segreti turchi. Tu pensa che questo è il  vigliacco ringraziamento europeo per la loro lotta eroica contro lo Stato Islamico. Combattono pure contro gli Stati Uniti e le strategie geopolitiche imperialiste in medio oriente che favoriscono gli integralismi islamici per reprimere ogni ipotesi di socialismo ed emancipazione di quei popoli, anche a costo di creare mostri incontrollabili coma al-quaida ed isis. Combattono contro l'Iran degli ayatollà e contro i sauditi del petroldollari che non tollerano il loro presenza in quella zona ricca di risorse ed il loro laicismo. Combattono contro la nostra indifferenze e la nostra ignoranza che ci rende rassegnati ed arresi all'idea di un mondo che non può essere trasformato. Mentre con il loro sacrificio ci dimostrano che la storia la possono e la devono scrivere soltanto i popoli in rivolta. Combattono per tutti ma allo stesso tempo contro tutto. Tu pensa che il loro leader, comandante Apo, Ochalan, è attualmente recluso da diciassette anni nell'isola prigione turca di massima sicurezza di Imrali. Quando nel 1998 fuggì in Europa per chiedere asilo politico, giunse in Italia ma l'allora governo D'Alema, dopo grosse pressioni internazionali, lo riconsegno ai Turchi. Tu pensa che i curdi combattono contro gli stessi nostri nemici e per questo sono degli eroi.
 So bene che è fin troppo facile entusiasmarsi per le vittorie di altri popoli coraggiosi a migliaia di chilometri di distanza, ma questa resistenza vittoriosa rappresenta quella di ogni popolo oppresso per il mondo. Racconta di ogni lotta contro lo sfruttamento e la prepotenza padronale, contro l'austerità che ci sta affamando e contro il razzismo ed il fascismo di cui si serve il potere per innescare la guerra fra poveri. Parla della lotta per il socialismo e l'emancipazione contro l'oscurantismo e l'atrocità del fanatismo religioso, ma anche contro la prepotenza e lo sfruttamento del capitalismo imperialista. Se di nuovi miti abbiamo bisogno i combattenti e le combattenti curde ci offrono il loro coraggio e la loro dignità come esempio. La loro Rojava come modello. La loro eroica resistenza partigiana come epica. Tu pensa, se pur abbandonati dall'occidente che si è limitato a fare soltanto dei raid aeri di facciata, nonostante fossero isolati dal governo turco che non permetteva l'apertura di un corridoio umanitario in modo da non fargli arrivare gli aiuti necessari ed impedendo ai curdi-turchi di raggiungere il fronte, hanno continuato ugualmente a combattere resistendo al lungo assedio e difendendo la città con ogni mezzo. Uomini e donne che con le scarpe da ginnastica ai piedi, equipaggiati in modo arrangiato ed armati alla bene meglio, hanno sconfitto un esercito più forte, ricco e potente di loro. Soltanto grazie al coraggio, alla determinazione, alla convinzione, al loro desiderio di giustizia e di libertà sono riusciti a vincere. Tu pensa, proprio come i partigiani sulle montagne contro i nazifascisti, esattamente come loro. I media occidentali li ignorano sempre, perchè comunisti e laici. Ne parlano soltanto quando sono costretti dai fatti, ma se possono ne fanno volentieri a meno, in quanto la questione curda è fin troppo scomoda per il potere.... Tu pensa che a Kobane è stata scritta una pagina di storia in cui il popolo curdo ha dato una lezione di civiltà a tutto il resto del mondo, fermando l'avanzata della barbarie islamista..Tu pensa che questo è il loro 25 aprile, bello e potente come solo un giorno di liberazione può essere. Si sparerà al cielo per la felicità, si riempiranno i calici, in tanti faranno finalmente l'amore dopo aver fatto la guerra, s'improvviseranno balli e nasceranno spontanei girotondi danzanti, mentre sventolerà la loro bandiera dall'alto dalle collina che domina sulla città..Sempre a fianco della Rojava!...Ochalan libero!...Viva Kobane libera! Viva il kurdistan e la sua lotta per la libertà!...ma tu pensa.....

l'insorto..


mercoledì 14 gennaio 2015

Perchè bisognava essere comunque Charlie senza se e senza ma...





Se giustamente si equipara la mattanza sionista d'Israele nei territori palestinesi al nazismo, perchè sulla religione che diventa stato nelle teocrazie, nei regimi e nei califfati islamici sostanzialmente si chiude un occhio? Il fatto di contrapporsi all'occidente imperialista non significa che queste forze siano antimperialiste, anzi, proprio il concetto di califfato richiama i fasti dell'impero ottomano. E per la cultura comunista e femminista può essere accettabile il ruolo a cui è rilegata la donna nell'islam politico? Ci vorrebbe un corso di filosofia politica a tutti quei rivoluzionari e ribelli che su facebook mettono beceramente a confronto i morti in Ucraina, quelli in Nigeria, i morti sul lavoro, quelli per gli incidenti stradali e quelli per l'ebola, con i vignettisti ammazzati in Francia. Quando in nome del profeta si massacra la redazione di un giornale rea d'aver bestemmiato nel cuore dell'europa e nella patria del laicismo, la questione non è la macabra conta dei cadaveri o lo snobbismo intellettuale della retorica indignata per chi s'indigna. Ma il rapporto che nelle nostre società intercorre fra stato e religione. Dunque, non solo una faccenda di classe ma soprattutto un problema storico, filosofico e politico che per secoli e secoli ha dilaniato l'europa nei massacri fra cristiani. E proprio in Francia venne risolto con l'illuminismo. Per il feticcio dell'antagonismo ad ogni costo, in tutti i distinguo dei tanti “io non sono charlie” si è finito per fare lo stesso discorso di recupero che ora stanno svolgendo le destre fasciste e neoliberiste. Anche il corriere della sera sta scrivendo “non siamo charlie ma”, mentre Mary Le Pen ha volutamente disertato la manifestazione di Parigi per non andare in contraddizione con la sua base elettorale, visto che Charlie Hebdo è storicamente in Francia un giornale d' anarchici, comunisti libertari, antifascisti e bestemmiatori. In Italia invece si è riusciti nel miracolo di far diventare Charlie Hebdo una bandiere fascioleghista, grazie all'inconsistenza culturale della sinistra ma anche dell'ultrasinistra...Tutti i nuovi preti moralisti e benaltristi dell'indignazione, ignorano che l'uso politico della stessa religione diventa un potere oppressivo e repressivo sulle soggettività. Ci si ribella solo in nome di un presunto dio idolatrato per fanatismo, altro che ideologia. Si scanna e si ammazza per convertire gli infedeli. L'islam politico e fondamentalista è un avversario della lotta di classe per l'emancipazione dei subalterni, per la giustizia sociale e la libertà contro la violenza capitalista, così come lo sono tutte le altre religioni monoteiste nelle loro espressioni radicali e politiche. Il fondamentalismo islamico è una creatura perversa frutto dell'imperialismo occidentale americano ma anche francese (Libia, Algeria e Mali). Un mostro che esercita grande fascino e raccoglie consensi fra i giovani proletari musulmani ghettizzati ed esclusi dalla barbarie neoliberista, rilegati nelle periferie delle metropoli europee. Lo jihadismo li sottrae da una prospettiva rivoluzionaria di cambiamento radicale dell'esistente, per fargli imbracciare il fucile della guerra santa in nome di Allhà. L'islam politico, infatti, esattamente come il comunismo promette il paradiso in terra e la giustizia. Soltanto che lo fa attraverso le basi del corano e del dogma religioso sotto il quale sottomettersi totalmente, in quanto non vi è clero e mediazione tra la parola del profeta e l'agire dei fedeli... Lo stato islamico, isis, si presenta appunto come il regno dei giusti musulmani dove c'è lavoro per tutti, non vi è corruzione, si rispetta alla lettera il corano e ci sono giovani vergini pronte da sposare per procreare. Le prime vittime sacrificali di tutto questo sono proprio la stragrande maggioranza dei musulmani moderati che rifiutano l'imposizione della sharia (legge islamica) e per tale motivo sono accusati dagli jihadisti di essere “occidentalizzati” e “miscredenti”. I massacri in Pakistan, Iraq, Somalia e Nigeria lo dimostrano..E' possibile che non si riesca a capire che proprio per non dare spazio alla xenofobia, al fascismo, al razzismo ed all'odio religioso, sia necessario assumere una posizione netta contro l'integralismo islamico svelando il rapporto perverso che lo lega all'occidente imperialista. In questo caso il nemico del mio nemico non può essere mai mio amico, in quanto si tratta solamente di due nemici l'uno speculare all'altro. Al netto dello sciacallaggio ipocrita e ridicolo del potere occidentale di despoti, sfruttatori e sanguinari governi pronti a sfilare in nome della libertà d'espressione quando in realtà ne sono i primi nemici, e che tutto possono essere tranne che Charlie; per quelli che lottano tutti i giorni contro ogni forma d'oppressione è invece doveroso oltre che necessario esserlo. Je suis Charlie, quindi, e sempre lo sarò, senza se e senza ma. Perchè l'ipocrisia dei potenti è ormai talmente evidente da essere smascherata con una semplice risata, mentre il ritorno del fanatismo religioso (islamico, cristiano, ebraico o indù, non fa differenza) è molto più difficile da combattere e sradicare...Dove sono finiti i libertari?.....Infine occorre dire che la questione della libertà d'espressione è del tutto marginale e relativa, perchè nessuno pensa che questa esista in natura e sia slegata dal contesto storico e politico del potere. Nel capitalismo, come in qualsiasi altro sistema, non può essere mai garantita una totale libertà d'espressione e proprio per questo d'antagonisti andrebbe sempre difesa e conquistata contrapponendola conflittualmente in maniera partigiana a quella rivendicata da fascisti e razzisti. E' un rapporto di forza da coltivare ed implementare, un conflitto di parte che chi lotta contro il potere deve sempre alimentare.

 Nel caso specifico, però, si rivendica la libertà di bestemmia che è cosa ben diversa dalla libertà d'espressione intesa ipocritamente come mito occidentale, del tutto falso e bugiardo. In quanto l'occidente è stato e lo è tuttora esportatore da secoli di guerre, sottomissioni ed atrocità in tutto il resto del mondo. Si tratta però appunto dell'affermazione del principio di laicità nelle nostre società in cui non si può impedire a dei vignettisti di prendere per il culo il profeta o qualunque altro idolo. Per un presunto multiculturalismo di fatto già fallito nelle rivolte delle banlieau francesi e negli uk riot inglesi, non si può rinnegare il laicismo che appare insopportabile agli jihadisti. Non a caso Charlie Hebdo era una roccia atea, blasfema ed irriverente, per tali ragioni un nemico giurato del fondamentalismo.
Quando s'invoca la tolleranza bisogna sapere che questa non è una dimensione positiva ed idilliaca, ma una questione tragica su cui da Hobbes a Loke, da Lutero e Votaire, ect..ect.. in europa i più grandi pensatori politici si sono dibattuti nello scorso millennio fin dall'editto di Costantino. L'eccezione illuminista della tolleranza, quella più avanzata di Voltaire, non è altro che il sinonimo di "sopportazione" ed accettazione passiva del credo e del culto dell'altro in una stato laico, separato ed autonomo dal potere spirituale dei papi. Tutto in nome della convivenza pacifica tra religioni e confessioni diverse. Se osserviamo con attenzione la contemporaneità storica ci possiamo rendere conto di quanto ancora sia presente l'ingerenza religiosa nella vita politica e pubblica, nella leggi, nei divieti e nella repressione che viviamo nelle nostre società. Sarei proprio curioso di vedere tutti quelli che si sono affrettati a scrivere e pubblicare che non erano Charlie ma un'altra cosa, contestare il prossimo raduno fandamentalista cattolico e fascista delle sentinelle in piedi antiabortiste ed omofobe. Alla prossima campagna per il diritto all'aborto, per il finevita e per il rispetto e l'autonomia delle diversità di genere.. .Credo che proprio alla luce di quanto sta succedendo, del ritorno di "dio" nel discorso pubblico,  la posizione più antagonista da tenere fosse quella di essere Charlie senza se e senza ma. Per la laicità, per l'emancipazione attraverso la lotta di classe, per  il diritto alla blasfemia contro il medioevo postmoderno e la barbarie capitalista....

 Intanto da Kobane i comunisti curdi ci mandano a dire che stanno combattendo lo Stato Islamico anche per noi...Je suis Charlie