La
festa del papà in un paese marcio e corrotto come l'italia assume
sempre un significato particolare. D'altra parte non bisogna nemmeno
essere ipocriti, quale padre non raccomanderebbe il proprio figliuolo?.
Il ministro Lupi non è forse anch'esso un papà premuroso e preoccupato
come tanti? Sono pur sempre figli di papà oltre che piazz'e core. Però,
al netto dei giudizi moralistici e manettari imposti dalla vicenda,
quello che emerge è molto più grande della stessa festa del papà. Da
tengentopoli ad oggi, infatti, appare avidente che si è radicata una
casta di potere fatta di papà e di figli di papà, di cui i politici sono
soltanto l'ultima ruota del carro. Con buona pace di tanti residui
bellici novecenteschi ancora convinti del ruolo delle avenguardie e del
fatto che basti cambiare moneta e mettere al potere un dittatore per
fare la rivoluzione e realizzare il comunismo. Marx si rivolterebbe
nella tomba sentendo questi testimoni di geova che urlano
"proletariato!" nel silenzio assordante della precarietà, della
competizione e dell'individualismo di una classe tutta da ricomporre e
da inventare. Il neoliberismo si è imposto nel profondo delle coscienze
in maniera brutale e con questo reale bisogna fare i conti. Ma la realtà è
spesso molto più cinica e semplice di come con la teoria la s'immagina.
Negli anni, dentro i meccanismi dello stato, si è consolidata un'elite
di funzionari, banchieri, burocrati, dirigenti, preti, imprenditori,
massoni, faccendieri, amministratori, mafiosi e politicanti, che succhia
e rapina costantemente denaro pubblico, cioè di tutti, mentre
contamporaneamente distrugge il welfare, privatizza, impoverisce il
popolo e cancella i diritti. Sono le stesse persone che impongono le
inutili grandi opere mafiose e devastanti per il territorio, quelli che varano il piano
casa per fare ingrassare i palazzinari e sgomberare i senza tetto. Sono quelli che perseguitano,
imprigionano, manganellano e processano le comunità ed i movimenti che
si oppongono ai loro piani criminali. La "classe" a questo punto
c'entra davvero ben poco. Se pensiamo che ogni anno la corruzione e le
ruberie dei pochi potenti portano via all'intera collettività dai 40
ai 60 miliardi di euro. Quante case popolari e quanto reddito si
potrebbe distribuire con tali cifre? Come funzionerebbero la sanità ed i
trasporti pubblici con decine e decine di miliaridi in più da spendere
ogni anno?? Quante scuole, quanti asili e di quanto potrebbero essere
abbassate le tasse a tutti? Il problema è la distribuzione della
ricchezza e del potere che in Italia non è concentrata in una classe ma
dentro una casta, composta da poche migliaia di persone, al netto di
milioni ridotte in miseria. Basta avvicinarsi un pò all'escremento fetido della
politica di palazzo per rimanere sconvolti dal puzzo irresistibile di
merda, per comprendere quanto sia marcio alla radice tutto l'intero sistema.
Come si prendono i voti nelle elezioni regionali e nelle primarie? Come
si prende il potere dentro un partito? Bande e clan che lucrano sul
denaro pubblico, in lotta feroce fra loro, distribuiscono prebende,
creano clientele, ricatti, promesse e fanno pesare i loro pacchetti di
consensi elettorale. Ma ci si potrebbe chiedere pure come e chi decide
gli organigramma dentro gli ospedali. Chi sceglie quali aziende dovono
poter lavorare e quali invece no...La risposta a questa domanda è
sempre la stessa: corrotti e corruttori. Come sosteneva Vito Corleone
nel mitico "padrino", quando il papà boss svelava al figlio Maicol che
il vero obbiettivo di ogni padre di "famiglia" mafiosa è solo quello di
far diventare i propri figli "pezzi da novanta", intoccabili, cioè
politici. Un pò come ad esempio fece il nonno prima e poi il padre del
presidente degli Stati Uniti assassinato John Fitzgerald Kennedy. Anche
quella era "famiglia", potere, dinanstia, ergo mafia...Perchè senza
rivoluzione la politica può solo essere mafia, corruzione, quindi
sempre una continua festa dei papà e dei figli di papà...

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