venerdì 20 marzo 2015

Corruzione, rivoluzione e feste del papà.

La festa del papà in un paese marcio e corrotto come l'italia assume sempre un significato particolare. D'altra parte non bisogna nemmeno essere ipocriti, quale padre non raccomanderebbe il proprio figliuolo?. Il ministro Lupi non è forse anch'esso un papà premuroso e preoccupato come tanti? Sono pur sempre figli di papà oltre che piazz'e core. Però, al netto dei giudizi moralistici e manettari imposti dalla vicenda, quello che emerge è molto più grande della stessa festa del papà. Da tengentopoli ad oggi, infatti, appare avidente che si è radicata una casta di potere fatta di papà e di figli di papà, di cui i politici sono soltanto l'ultima ruota del carro. Con buona pace di tanti residui bellici novecenteschi ancora convinti del ruolo delle avenguardie e del fatto che basti cambiare moneta e mettere al potere un dittatore per fare la rivoluzione e realizzare il comunismo. Marx si rivolterebbe nella tomba sentendo questi testimoni di geova che urlano "proletariato!" nel silenzio assordante della precarietà, della competizione e dell'individualismo di una classe tutta da ricomporre e da inventare. Il neoliberismo si è imposto nel profondo delle coscienze in maniera brutale e con questo reale bisogna fare i conti. Ma la realtà è spesso molto più cinica e semplice di come con la teoria la s'immagina. Negli anni, dentro i meccanismi dello stato, si è consolidata un'elite di funzionari, banchieri, burocrati, dirigenti, preti, imprenditori, massoni, faccendieri, amministratori, mafiosi e politicanti, che succhia e rapina costantemente denaro pubblico, cioè di tutti, mentre contamporaneamente distrugge il welfare, privatizza, impoverisce il popolo e cancella i diritti. Sono le stesse persone che impongono le inutili grandi opere mafiose e devastanti per il territorio, quelli che varano il piano casa per fare ingrassare i palazzinari e sgomberare i senza tetto. Sono quelli che perseguitano, imprigionano, manganellano e processano le comunità ed i movimenti che si oppongono ai loro piani criminali. La "classe" a questo punto c'entra davvero ben poco. Se pensiamo che ogni anno la corruzione e le ruberie dei pochi potenti portano via all'intera collettività dai 40 ai 60 miliardi di euro. Quante case popolari e quanto reddito si potrebbe distribuire con tali cifre? Come funzionerebbero la sanità ed i trasporti pubblici con decine e decine di miliaridi in più da spendere ogni anno?? Quante scuole, quanti asili e di quanto potrebbero essere abbassate le tasse a tutti? Il problema è la distribuzione della ricchezza e del potere che in Italia non è concentrata in una classe ma dentro una casta, composta da poche migliaia di persone, al netto di milioni ridotte in miseria. Basta avvicinarsi un pò all'escremento fetido della politica di palazzo per rimanere sconvolti dal puzzo irresistibile di merda, per comprendere quanto sia marcio alla radice tutto l'intero sistema. Come si prendono i voti nelle elezioni regionali e nelle primarie? Come si prende il potere dentro un partito? Bande e clan che lucrano sul denaro pubblico, in lotta feroce fra loro, distribuiscono prebende, creano clientele, ricatti, promesse e fanno pesare i loro pacchetti di consensi elettorale. Ma ci si potrebbe chiedere pure come e chi decide gli organigramma dentro gli ospedali. Chi sceglie quali aziende dovono poter lavorare e quali invece no...La risposta a questa domanda è sempre la stessa: corrotti e corruttori. Come sosteneva Vito Corleone nel mitico "padrino", quando il papà boss svelava al figlio Maicol che il vero obbiettivo di ogni padre di "famiglia" mafiosa è solo quello di far diventare i propri figli "pezzi da novanta", intoccabili, cioè politici. Un pò come ad esempio fece il nonno prima e poi il padre del presidente degli Stati Uniti assassinato John Fitzgerald Kennedy. Anche quella era "famiglia", potere, dinanstia, ergo mafia...Perchè senza rivoluzione la politica può solo essere mafia, corruzione, quindi sempre una continua festa dei papà e dei figli di papà...

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