domenica 14 febbraio 2016

LA VENDETTA DELLA TECNOLOGIA...

Detesto quelli che danno la colpa di tutte le nefandezze del mondo ai cellulari ed alla tecnologia. Ma che gli passa per la testa, ogni volta che li ascolto mi viene voglia  di spaccargli un tablet sul cranio. Quelli che, era sempre meglio una volta, lo dicono soltanto perchè quella volta non c'erano, altrimenti resterebbero in silenzio, almeno per una volta. Che poi una volta quando?...Quando un operaio o un minatore viveva in media 35 anni prima di crepare per la fatica ed il veleno del suo disumano lavoro? Oppure quando l'accesso alla conoscenza era prerogativa dei ricchi, mentre i poveri dovevano marcire nell'ignoranza. Insomma, una volta quando semplicemente non si poteva comunicare, non si poteva esprimere, non si poteva sapere?!...Come quella volta in cui Peppino, un quarantino attempato che sin da piccolo aveva sempre parlato male della tecnologia additandola come la rovina del mondo, rimetteva a posto la sua scrivania e trovava seppellito nelle colonne polverose di libri mai letti un vecchio telefonino... Era un Nokia 5510 del 1998..Lui l'aveva comprato nel 99, forse, ma non se lo ricordava nemmeno. Però qualcosa cominciava a tornargli in mente. Erano i ricordi della sua adolescenza che rifiorivano, della sua prima giovinezza che sbocciava al mondo. Si fermò un attimo a riflettere, ripensando a quegli anni in cui tutto gli pareva possibile, poi  si soffermò sul suo primo ed unico amore. Quant'era bella Carmela che all'epoca aveva soltanto due anni meno di lui. Si conobbero a scuola ed in maniera naturale nacque fra di loro l'amore . Un amore ingenuo e potente come solo i ragazzi di quell'età possono provare. Una roba talmente intensa che potrebbe durare l'intera vita, come allo stesso modo finire per una banalità, un malinteso, una sciocchezza, un incidente di percorso, qualsiasi tipo d'intoppo. Sono sempre così queste cose, belle, trascinanti e profonde al punto di rasentare la follia ed allo stesso tempo fragili, suscettibili, talmente delicate da potersi irrimediabilmente interrompere per niente. Chi sostiene il contrario mente sapendo di mentire, forse perchè non ha mai provato nulla di simile nella sua esistenza. Non è affatto vero che l'amore autentico resiste a tutto, è una stronzata figlia di soap opera, cinema di serie b e romanzetti d'appendice. Se il sentimento è irresistibile, impermeabile a qualsiasi evento atmosferico della vita, significa che non si tratta d'amore ma di qualcos'altro. Il vero amore si può frantumare per un nulla e raramente le vittime riescono a rimetterne insieme i cocci. Ad esempio Peppino e Carmela si amavano davvero, al punto di desiderare fin da giovani d'invecchiare insieme. Chi li ha conosciuti all'epoca lo può giurare che il loro era amore con la A maiuscola. Sembrava che niente e nessuno poteva separarli perfetti com'erano, confezionati l'uno per l'altra e viceversa.
 Erano trascorsi decenni e di acqua sotto i ponti ne era passata tantissima. Il treno della vita non aspetta nessuno. E così un po' di cose le dimenticarono. Peppino in particolare ne aveva idealizzato il ricordo indelebile, rimuovendone volutamente  tutti i dettagli spiacevoli. I fatti brutti che in rapporti del genere ci sono sempre, fortunatamente aggiungo io,  per ricordarci  d'essere comunque degli schifosi esseri umani. Ma quel Nokia 5510 del 1998 gliele fece ritornare tutte in testa. Ricordò quella volta che la lasciò da sola sotto il temporale perchè era talmente ubriaco da dimenticarsi d'andarla a prendere. Le litigate atroci degli ultimi tempi. Quando lei gli faceva passare le pene dell'inferno in quei periodi strani di sospensione sentimentale, di dubbi, di crisi e di amiche che consigliano sempre male. Piano, piano gli rivenne alla mente ogni cosa, pure il momento della dolorosa ed irrimediabile rottura, che rispetto alla potenza del sentimento provato da entrambi, fu veramente causata da una piccolezza, un dettaglio facilmente risolvibile. Erano in crisi da tempo, sostanzialmente perchè si amavano troppo, proprio come due deficienti. Accuse e gelosie reciproche  logoravano lentamente le basi del loro rapporto. Un giorno Carmela disse a Peppino che voleva partire per andare a fare l'università fuori, in un'altra regione. Pappino stupido com'era, s'infuriò da perfetto cretino, così Carmela tra mille pianti e litigate, in un moto d'orgoglio fece la valigia e se ne andò  senza dirgli nulla...O meglio, quel giorno alla stazione dei treni in un rimorso d'amore si arrese e mandò un sms a Peppino... “il treno parte tra due ore, se vieni a prendermi non parto più e resto con te, ti amo”. Ma quel cazzo di Nokia 5510 aveva deciso scaricarsi proprio cinque minuti prima di ricevere il messaggio di Carmela. Peppino si convinse definitivamente che era giunto il momento di cambiare cellulare e da un amico di quartiere, famoso con il nome di “traffichino” per  il suo piccolo contrabbando,  comprò un fiammante Motorola star tac che in quegli anni era proprio fico. Si era rassegnato da settimane all'idea che Carmela l'aveva definitivamente lasciato. In tutti i modi possibili aveva cercato di ricucire dopo l'ennesima litigata furibonda. Ma lei fu così irremovibile che l' umiliò e mortificò continuamente, lasciandolo da solo con il dolore del suo cuore spezzato. L'amava ma in egual misura l'odiava, per cui aveva deciso di dimenticarla in qualche modo con l'aiuto del tempo. Non ci riuscì e mai la scordò. Spesso di notte la pensava così intensamente che quasi a Carmela fischiavano le orecchie mentre a lui fuori uscivano lacrime di sangue dal naso, per lo sforzo dei muscoli della fronte che si contorcevano in maniera del tutto involontaria. Peppino, però, non lesse mai l'sms che Carmela gli aveva nviato dalla stazione dei treni, perchè con quello sfavillante Motorola star tac in mano gettò nell'oblio di uno scaffale della propria stanza il vecchio e scarico  Nokia 5510. Così Carmela incazzata come una iena, quando vide che lui non arrivava e manco rispondeva al suo messaggio d'amore, salì con convinzione su quel maledetto treno e non si fece più sentire, piena zeppa di rancore verso quell'idiota di Peppino.

Passarono quasi due decenni, sia Peppino che Carmela si fecero una vita. Lui diventò un avvocatuccio da quattro soldi e si sposò con una ragazza incontrata per caso in una fila davanti allo sportello della posta per pagare le bollette. Ma dopo un figlio non voluto, fra di loro finì in quanto lei, giustamente, gli metteva le corna con il parrucchiere e pure con il prete del paese, ed in passato anche con il venditore ambulante di provole che stava al mercato rionale dove era solita fare la spesa. Del resto Peppino non l'aveva mai amata, l'unico suo amore era per Carmela che non riusciva a dimenticare. Dunque, quando si lasciarono, oltre agli immensi guai derivanti dalle clausole di un contratto giuridico vincolante come il matrimonio, e dal figlio in comune, non soffrì più di tanto. Fu soltanto una gigantesca e mastodontica rottura di palle quel matrimonio fallito, ma nulla di più...
Carmela invece si era sposata da anni con quel famoso “traffichino” che aveva venduto il Motorola star tac a Peppino, e poi era emigrato per affari proprio nella città in cui lei aveva deciso di studiare e vivere. Si erano incontrati per coincidenza in un anonimo bar per gente mattiniera che fa colazione prima d'andare a lavorare. Carmela Insegnava matematica in una scuola media, si era un po' imbruttita invecchiando davvero male. Conduceva tutto sommato una vita noiosa senza figli. Anche lei aveva sempre amato solo ed unicamente il suo Peppino che sognava e desiderava ogni notte, continuando ad odiarlo per averla abbandonata alla stazione dei treni quel maledetto giorno. Con “traffichino” ci stava  solamente per la paura di rimanere sola e soprattutto per i soldi.

Soltanto che Carmela qualche settimana fa,  mentre scendeva le scale di casa sua,  ha messo male il piede cadendo rovinosamente e rompendosi  l'osso del collo. E' morta sul colpo, senza soffrire.

Intanto Peppino depresso ed arreso alla vita, dopo il matrimonio fallito, pagava l'amore quaranta euro a notte da una puttana d'appartamento che gli faceva lo sconto perchè erano diventati amici a furia di frequentarsi. Ma quando lui prese in mano quel Nokia 5510, accendendolo, questo magicamente ricominciò a funzionare. Vide che c'era un messaggio non letto. Era quello che Carmela gli aveva mandato dalla stazione dei treni, così nel momento in cui lo lesse si sentì morire. Provò a ricontattarla ma venne a sapere da “traffichino” che Carmela era diventata da anni sua moglie,  e soprattutto che proprio poche settimane prima era morta nel modo più banale possibile. Così Peppino sconvolto dal dolore a da quel destino di merda, fatto si strane e diaboliche coincidenze, aprì la finestra e disperato dal rimpianto si buttò giù dal quarto piano. Ma non riuscì nemmeno a morire, come invece aveva fatto Carmela inconsapevolmente ed accidentalmente. Passò mesi su un letto d'ospedale dove l'unica persona che l'andò a trovare fu la puttana d'appartamento. Colei  che gli spacciava l'amore e si era affezionata al suo povero cliente. Allora, quando si rimise, Peppino chiese la mano della sua amica prostituta che dopo anni di rispettabile carriera, decise d'abbandonare la professione per passare il resto dei suoi giorni con lui. Finalmente erano felici, per quanto possibile, ma in una notte d'inverno triste e desolata mentre ritornavano a piedi da un ristorante poco distante dalla loro modesta abitazione, “traffichino”, che intanto era ritornato per sbrigare degli affari, ubriaco fradicio l'investì ammazzandoli tutti e due. Non si accorse che si trattava di Peppino e della sua nuova compagna, e manco si fermò a prestare soccorso, ma filò diritto a tutta velocità. Ora traffichino, che nel frattempo si è risposato con una donna stupenda,  è diventato un buon padre di famiglia ed una persona rispettabile, titolare di un rinomato  negozio di cellulari d'ultima generazione situato proprio nel centro della città....Altro che Nokia 5510 del 98 e Motorola Star tac del 2000....Quando si parla male della tecnologia bisogna sempre pensare che questa, prima o poi, può sempre vendicarsi...

martedì 26 gennaio 2016

MAGGIORITARI E PROPORZIONALI


Nella vita ad un certo punto bisogna scegliere tra il proporzionale ed il maggioritario...Sono due modelli esistenziali oltre che elettorali. Aderendo al maggioritario si decide di stare dalla parte dei più forti, dei vincitori anche quando formalmente perdono. In sostanza si affronta il mondo con violento cinismo, dominati da una competizione sfrenata per ottenere un posto al sole nelle buie stanze del potere...Senza sogni ed utopie il maggioritario diventa l'unica via possibile. Se tutti lo fanno, se tutti lo dicono, significa che qualcosa di vero e di giusto ci sarà, e chi non oltrepassa la soglia di sbarramento muore. Questi sono i principi cardine del maggioritario. I troppo poveri, i devianti, i rompi scatole, gli adulteri, gli amorali, i miscrendenti, i ribelli, i libertini, gli amanti, i poeti, gli zingari, i neri, le streghe, i bordelline... ect...ect...Sono tagliati fuori dal sistema  che calcola le emozioni ed i sentimenti in base ai like del social network, alla quantità di denaro presente nel portafogli, al posto fisso, al conto in banca, alla reputazione ed allo status....Il maggioritario è il nazional popolare, il buonsenso dei benpensanti, è rai uno e canale cinque, Don Matteo e Checco Zalone il cozzalone, il tamarro, è il becero conformismo, la famigliola felice di barilla e mulino bianco, la rassegnazione del “questo è comunque il migliore dei mondi possibili e che cosa vuoi farci se ha sempre funzionato così”....Nel sistema maggioritario gli uomini dominano subdolamente sulle donne e le persone, costrette, restano insieme anche se non si amano più e magari pure si odiano, soltanto per non dare scandalo, per non perdere la reputazione e riuscire a superare la fatidica soglia di sbarramento, spesso utilizzando i figli come arma contundente da sferrare contro il proprio partner. Nella società maggioritaria impera il pensiero unico con due sole sfumature fondamentalmente, l'una uguale all'altra. Ci si veste bene per dignità, per decoro, non si dicono parolacce, niente scritte sui muri, si va in chiesa anche se non si crede, si corteggiano i ricchi ed i potenti nella speranza che questi facciano qualche elemosina, si serve,si subisce e si obbedisce...Governabilità e competitività....in politica, nei sentimenti, nei rapporti, nei gusti, nelle abitudini, nelle mode, nel tempo libero, nel sesso...tutto deve essere governabile e competitivo, conforme....pena il restare esclusi, il rimanere fuori, il non ottenere il tanto agognato seggio....
Ma se si sceglie di stare con il proporzionale allora è tutto il contrario...La visione del mondo cambia radicalmente. Le minoranze hanno il diritto d'esserci sempre, ogni colore può essere rappresentato, ogni grammatica sentimentale, ogni contraddizione ha dimora nel sistema che non prevede soglie da superare, non contempla sbarramenti, ma solo alchimie, fantasie,  equilibrismi, acrobazie ed  immaginazione da tramutare in formule magiche, precari e delicati fili d' alleanze per il governo delle minoranze che si uniscono. Nel proporzionale tutti hanno cittadinanza, tutti hanno diritto di parola. E' la fantasia al potere. La visione proporzionale della vita considera ogni sua variabile e deviazione, le comprende umanamente in quanto crede nella ricchezza della complessità in una società che non può certo essere ridotta a due sole sfumature dello stesso monotono grigio. Nel proporzionale hanno asilo politico gli esclusi che non riescono a superare lo sbarramento del maggioritario. Così ci si veste come si vuole, si può contraddire , dire e fare come meglio si crede, ed è necessario essere contro corrente. E' un sistema poliamoroso  in quanto prevede la possibilità di potersi  amare in tre, quattro, cinque, sette, otto e non soltanto in due. Non c'è solo la coppia o la famiglia, ma mille altri modi per stare insieme e condividere l'esistenza. Nel proporzionale è ammesso lo scandalo, lo spergiuro, lo sberleffo dell'autorità, la sovversione, la derisione del potere, la messa in discussione di tutto. Rappresentanza ed uguaglianza, certamente imperfetta, come del resto sono gli esseri umani. Ma nella vita proporzionale anche il barbone, il senza casa,  il vagabondo, gli estremi, il miserabile, gli ultimi, gli sfortunati, l'insorto, il blasfemo, il cattivo pagatore, il sognatore, il fallito, il perdente, ect...ect....possono aspirare ad ottenere un seggio, un invito ufficiale al gran ballo collettivo della democrazia..
Quando ti ho vista in quel locale eri così bella e perfetta, ballavi sexy tutta sola e gli altri ti guardavano incantati. Io ero vestito come un vecchio, fuori moda e fuori tempo, totalmente fuori contesto, mentre tu sembravi una Mariaelena Boschi in discoteca che tutti salutavano, sorridevano, ammiravano. Ti osservavo da lontano con un bicchiere in mano, eri talmente distante dalle mie percentuali di consenso che di sicuro non sarei mai riuscito ad entrare nel tuo parlamento. Non potevi che essere una maggioritaria, con quella sicurezza che ostentavi fiera,  tipica di chi ha capito tutto della vita, dove stare e di quale coalizione fare parte. Poi ti sei avvicinata per stringere altre mani e baciare altre guance ed involontariamente mi hai rovesciato il cocktail addosso. Quel fortuito  incontro è stato come una crisi di governo, uno sciopero generale ad oltranza, un grosso movimento studentesco che diventa sociale, un'insurrezione popolare di piazza, un tumulto, una scottante inchiesta della magistratura che ha fatto vacillare le tua certezze. Imbarazzata, in palese difficoltà, quasi impaurita per la mia reazione, mi hai chiesto immediatamente scusa. Io, un povero ragazzo proporzionale puro, non potevo che essere gentile, travolto com'ero dalla timidezza tipica del partitino da zero virgola, sconvolto dai dissidi interiori e delle mille scissioni interne. Ti ho detto “non preoccuparti, può succedere” e tu ancora più in difficoltà dopo un attimo d'esitazione, hai inaspettatamente dato le dimissioni dal tuo ministero, rispondendomi “ no, dai, ti ho rovesciato tutto addosso, fatti almeno offrire da bere”. Ero sorpreso, non credevo che bastasse così poco per far cadere una ministra dalla sua poltrona. Allora, come ogni proporzionale che si rispetti, senza soldi, con tanta sete e voglia di seggio, ho accettato di buon grado. Osservavo le tue riforme davvero interessanti e cercavo di rompere il ghiaccio parlandoti dei miei diritti civili sempre violati da me stesso, delle mie adunate sediziose interiori sistematicamente perseguitate dai lasciti del codice Rocco fascista. Qualche battuta banale e tu già ridevi meravigliosamente. Ti guardavo negli occhi per capire se era possibile un'eventuale alleanza elettorale o almeno qualche battaglia insieme contro la maggioranza. Se parlavi proprio con me fra tutta quella folla di palestrati, fighi, presunti statisti ed  hipister, di sicuro non potevi che stare all'opposizione. Con sommo stupore scoprivo che anche tu eri una convinta proporzionale. C'era sintonia, intesa su tanti temi al punto da poter siglare l'accordo, mentre con lo sguardo circumnavigavo il perimetro della tua deliziosa bocca. Abbiamo passato tutta la serata ad annusarci, in totale isolamento politico con tutto il resto dell'arco costituzionale. Discutevamo di regimi democratici ed autoritarismi nei sentimenti. Di come alcune relazioni possano diventare totalitarie dittature. Mi raccontavi di quando subisti un golpe al cuore dal tuo ex, che ti mollò proprio nel momento in cui avevi deciso di voler rimanere in cinta. Fù per te un tragico colpo di stato militare, quasi come quello cileno dell'11 settembre 73.. Addirittura, mentre ne parlavi, iniziasti a piangere dignitosamente, evidentemente avevi ancora troppi prigionieri politici rinchiusi nelle galere di quel regime. Ti strinsi fra le braccia, stupito da quella magica ed insolita intimità, mi stavo chiaramente innamorando. Ora però toccava a me rivelarti qualche segreto di stato. Allora ti dissi che per quanto riguardava il mio passato sentimentale avevo inanellato una serie di clamorose sconfitte elettorali, che manco la gioiosa macchina da guerra d'Achille Occhetto nel 94. Ti raccontai di quella volta che venni tradito dalla mia compagna e fui costretto a negare la fiducia, facendo cadere quel governo fondato su una storia che non poteva più reggere agli urti della crisi. Ormai ci comprendevamo, l'intesa era totale, tutte a due avevamo capito che saremo sempre stati minoranza anche dentro noi stessi. Non ce ne eravamo nemmeno accorti, ma mentre discorrevamo di modifiche costituzionali nella nostra vita, la sala si era svuotata, la serata stava terminando ed il dj rimandava tutti e tutte alle camere. Venne una tua amica ad invitarci in un altro locale per una noiosa ed inutile commissione parlamentare. In maniera perentoria, quasi all'unisono, rifiutammo l'invito con gentilezza, ma allo stesso tempo decisi come un decreto legge con corsia preferenziale. Allora mi guardasti fissa negli occhi, chiedendomi “che facciamo?”. Sapeva di referendum confermativo quella domanda. Io risposi immediatamente “vieni a casa mia”. Tu dicesti subito di si, ed il quorum venne presto raggiunto con estrema facilità. Noi due eravamo ormai entrati in vigore. Eravamo diventati legge erga omnes. D'altronde avevamo appena scoperto d'essere vittime dello stesso incubo ricorrente, responsabile d'aver turbato la nostra infanzia, fin da quando un ricco uomo pelato  dagli schermi televisivi dichiarò di voler scendere in campo. Ma, d'altra parte, il fotogramma di un altro pelato appeso a testa in giù, ci rincuorava, scacciando le paure e controbilanciando i demoni suscitati da quel brutto sogno televisivo. Rapidamente ci ritrovammo catapultati fuori  in strada dove  corremmo fino a perdere il fiato. Fuggivamo da tutti quegli odiosi vermi fascisti che brancolavano nell'oscurità della notte e stavano sempre in agguato. Schifosi mostri razzisti che presto avremmo sconfitto definitivamente, ricacciandoli nelle loro sudice fogne per il sorgere del nostro sol dell'avvenire. Dunque giungemmo a destinazione, all'Avana insieme alle truppe rivoluzionarie della guerriglia del Chè. Poche parole sulla nazionalizzazione di tutto, la pianificazione dell'economia ed il socialismo reale,  e  poi facemmo l'amore,  fu come la presa del palazzo d'inverno, fu la nostra rivoluzione...la felicità..
Tu, ovviamente, non sei mai esistita e forse manco io che scrivo attraverso questo finto alterego reale. Ma resta il fatto che, senza dubbio, preferisco di gran lunga il proporzionale al maggioritario e fanculo alla governabilità...sempre in sintonia con lo 0,5 %...

Giulio Andreotti....


giovedì 17 dicembre 2015

le nutrici.

Le nutrici o le balie un tempo erano donne d'estrazione contadina che dalle campagne si spostavano nelle città per allattare i figli delle famiglie benestanti. Le funzioni biologiche di genitori venivano delegate a queste donne per permettere alle ricche signore di mantenere un aspetto ancora piacente, non sciupato dal duro periodo dello svezzamento. Ma la balia era anche un mestiere ben pagato che le contadine facevano con piacere. Sempre meglio allattare i propri figli e quelli degli altri, piuttosto che restare nella miseria e nella fatica nera del terribile lavoro della terra.  Quella della balia, della nutrice, era una pratica  per certi versi anche più avanzata dell'utero in affitto . Fare allattare  fin dai primi giorni di vita, per anni, il proprio figlio al seno di un'estranea significa in realtà dargli geneticamente una nutrizione diversa da quella del latte materno con cui un neonato comincia a vivere. Non è la madre naturale a nutrirlo al suo petto, ma una qualsiasi altra donna. Eppure nei secoli con questo metodo si sono allevate intere generazioni di capi, guerrieri, artisti, geni, infaticabili lavoratori, uomini e donne forti, possenti e fieri, oneste, brave e buone persone che hanno scritto la storia dell'umanità , in barba a tutta la retorica sui geni della “sacra” famiglia tradizionale..Ai neonati non interessava minimamente chi fosse la madre naturale, ma  s'attaccavano alla mammella e succhiavano il latte perchè semplicemente avevano fame, punto...
Una notte fredda del 1910 in una stazione ferroviaria piemontese una giovane donna sale su un treno diretto in Francia. Si trattava di una bracciante delle langhe che tramite una parente già emigrata da tempo, era riuscita a trovare un lavoro da nutrice presso una famiglia agiata di Parigi. Aveva appena avuto una gravidanza di due gemelli maschi, di cui uno era morto di freddo subito dopo il parto.  Mise alla luce quelle due creature in un fienile di nascosto e da sola. Il caporale l'ingravidò durante una vendemmia, stuprandola proprio nello stesso luogo dove partorì il frutto di quella violenza. Non aveva nessuno, i suoi genitori erano morti già da anni, gli restava solo qualche fratello disperso per il mondo ed una manciata di cugini che ancora la riconoscevano come parente. Era sola e disperata ma con le mammelle piene di latte. E spesso le facevano male in quanto esigevano d'essere munte da qualche lattante. Il figlioletto rimasto vivo faceva del suo meglio ed era sempre attaccato alla poppa della madre, ma i ricchi cercavano balie e le pagavano pure bene. Le fanno mangiare due volte al giorno e gli danno un letto ed un tetto sotto il quale dormire. Per questo lei non ci pensò su due volte quando venne a sapere, tramite la lettera di una cugina che da anni aveva oltrepassato le Alpi, dell'opportunità di poter sfuggire dall'inferno di fame e miseria a cui dal destino era stata condannata e costretta. Così, in quella notte  gelida di stelle ferme immobili a ghiacciare nel cielo limpido, raccolse quelle poche cose che possedeva per recarsi alla stazione dei treni con il pargolo sempre attaccato al petto. Il primo convoglio diretto in Francia sarebbe stato il suo. Portava con se  soltanto qualche spicciolo e non aveva alcuna intenzione di pagare il biglietto. Del resto i treni a quell'epoca erano dei carichi di disperati di ogni sorta. Gli italiani poveri ed analfabeti emigravano ovunque. Salivano su navi, treni merci, corriere, qualunque mezzo utile per fuggire alla ricerca di speranza. Di fronte a quel dramma umano, a quell'esodo di massa, qualsiasi controllo da parte dell'autorità preposta perdeva di significato. In fin dei conti, poi, dei poveri affamati, sporchi e consumati dagli stenti, non importava a nessuno. La giovane donna una volta salita sulla carrozza, infatti, si ritrovò in mezzo alla giungla di corpi assiepati quasi uno sull'altro, fra i colpi di tosse, i pianti, i lamenti e l'odore fetido che poteva emanare una tale calca di miserabili. Cercò subito un posto in cui sedersi e quasi miracolosamente ne trovo proprio uno libero dentro una cabina. Un posticino comodo su un sedile ambito da tutti, ma di fronte ad una mamma con un pargolo appeso al seno, nessuno osò proferire parola. Era molto giovane ma non bella, dava un'immagine d'estrema tenerezza del tutto irresistibile, tanto indifesa, innocente ed affranta da suscitare pena in chiunque la incontrasse. Dunque si sedette vicino al finestrino. Si fece largo fra i bagagli ed i piedi degli altri viaggiatori accomodandosi senza nemmeno salutare. Aveva l'aria preoccupata e spaventata di chi sa d' andare incontro al fato. Per lei era la prima volta che prendeva un treno, la prima volta che usciva dalla campagna, la prima volta che viaggiava. Non sapeva leggere e scrivere come non sapeva nulla del mondo, se non quell'indirizzo che si era fatta segnare su un pezzo di carta dal prete, il quale era solito leggergli la poca corrispondenza ricevuta. Teneva quell' unica traccia a disposizione, custodita gelosamente nelle calze come  un tesoro inestimabile. Provò con difficoltà a memorizzarla mentre il prete ripeteva a voce, ma in ogni caso qualora l'avesse scordata,  una volta arrivata a Parigi l' avrebbe  fatta leggere ad un passante.
Di fronte a lei era seduto un uomo magro, visibilmente debole, pallido e debilitato. Aveva negli occhi la fame feroce di chi non tocca cibo da giorni. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per potersi sfamare almeno un po', visto che i morsi del digiuno  nello stomaco cominciavano a farsi sempre più forti. Era un meridionale che chissà dove andava, anche se appariva chiaro e limpido a tutti da cosa stava scappando. Basso, con gli occhi neri e per il resto solo l'aspetto tremendo di un morto di fame. Osservava la giovane donna allattare la creatura con estrema attenzione. Vedeva quelle grosse mammelle che venivano ciucciate dal lattante con uno sguardo di brama inquietante. La donna se ne rese conto e cercò di coprirsi il petto. L'incubo dello stupro subito si stava materializzando nella mente che iniziava a produrre le immagini e le sensazioni di quel maledetto giorno, lo strazio, il dolore. L'umiliazione di venire violata per la prima volta nella sua vita da quel bruto che la lasciava in una pozza di sangue terrorizzata, dolorante e violentata. Allungò la mano nel suo fagotto in cui era riposto un coltello rubato nella cucina del fattore, poco prima di partire. Per sicurezza non poteva affrontare il viaggio totalmente disarmata. Dunque con la mano ne teneva stretto il manico, intanto che il morto di fame continuava a fissarla in maniera maniacale.  Aveva due grossi seni materni e gonfi che le rialzavano il vestito all'altezza del petto come una scollatura ricercata. Non passava inosservata, ma gli occhi di quel miserabile la puntavano in modo fin troppo intenso, tanto da mettergli seriamente paura. Nel frattempo il pupo si era addormentato e lei aveva potuto riporre finalmente la mammella dentro il reggipetto. Passò qualche ora ed il neonato iniziò a piangere, così dovette ricominciare ad allattarlo con i seni che avevano ripreso a fargli male. Il morto di fame che ne distolse lo sguardo, dormiva anch'esso. Ma dopo poco rinvenne improvvisamente e ricominciò a guardarla in modo ossessivo. Erano allarmanti, minacciose, angoscianti quelle gratuite attenzioni morbose. La giovane donna, spaventata da quell'uomo sconociuto e sinistro dopo qualche minuto, non sopportò più e tirò fuori il coltello dal fagotto puntandolo con estrema rabbia alla gola del pezzente. In dialetto piemontese, l'unica lingua che sapeva parlare, gli disse “Che c'è?!?”. Dagli occhi dell'uomo,  ancora fissi sulle mammelle della contadinella, iniziarono a scendere lacrime di vergogna e mentre singhiozzava disse “haiu hfame” … Quell' “ho fame” disperato, arreso ed avvilito  suscitò nella giovane donna una stretta di pena profonda. Forse era la stessa provocata negli altri dalla sua figura di ragazza madre sfortunata,  che ora gli  si riversava tutta nel suo cuore . Quel morto di fame  non fissava i suoi seni per libidine sessuale, ma soltanto perchè ne desiderava il latte. Quasi incredula, adesso comprendeva benissimo le ragioni di quegli sguardi. Per sua fortuna, era riuscita ad affrontare il viaggio a stomaco pieno. Prima di andarsene era andata nella cucina del fattore, aveva rubato il coltello  e si era abbuffata come mai aveva potuto fare nella propria misera vita. Il ricordo di quella mangiata era ancora ben presente e lieto nella sua memoria. Sapeva che cos'era la fame, l'aveva provata tante e troppe volte, ma al cospetto di quel pezzente non capiva come poteva aiutarlo. Lui, intanto, continuava  ancora a guardare morbosamente i suoi seni grandi e materni, fino a quando non lanciò un'occhiata talmente intensa e carica di dolore, diretta negli occhi della contadinella, da non poter essere equivocata. Lei allora venne presa totalmente da quell'istinto naturale di riconoscimento reciproco fra dannati e sventurati, mossa da una compassione di solidarietà fraterna che l'emozionava fino a commuoverla, si slacciò la veste e tirò fuori il grande seno rimasto coperto, mentre con l'altro continuava ad allattare il suo bambino.. Il disperato con delicatezza, ma allo stesso tempo con fame, si catapultò con la bocca sul grosso capezzolo per succhiarne il latte, cercando di fare piano per quanto possibile. Poi, dopo nemmeno un minuto, si rialzò e diede una carezza densa d'amore alla giovane donna. Gli disse “grazie” con quella sincerità rara che può provenire soltanto dal profondo dell'anima. La ragazza gli sorrise, piangendo piano e dolcemente per l'emozione, non era più impaurita. 
La scena erotica non provocò particolari reazioni negli altri passeggere. Tanta era la disperazione e la miseria da rendere tutto più o meno normale. Mentre della giovane balia e del morto di fame non si seppe più nulla, dispersi nella storia, per le infinite vie del mondo e della letteratura....

Insorto..


venerdì 27 novembre 2015

Anche in Italia c'era la "sharia" fino a pochi decenni fa..

Se chiedi ad un cattolico praticante o ad un cristiano di diversa confessione, quale legge venga prima tra quella scritta nella bibbia e nei vangeli e quella pronunciata nei principi fondamentali della costituzione repubblicana, lui ti potrà rispondere qualsiasi cosa per compiacere, ma con tutta evidenza nel suo cuore la bibbia ed i vangeli verranno prima di ogni altra cosa...Se chiedi ad un musulmano praticante quale legge venga prima tra quella del corano e quanto recita la costituzione italiana, la sua risposta sarà meno ipocrita nel compiacerti, ma fondamentalmente uguale a quella dei cristiani: il corano, la parola del profeta,  viene prima di tutto. Se chiedi ad un ebreo la stessa cosa, ugualmente per lui la Torà verrà sempre prima della costituzione. La questione della laicità non è una masturbazione borghese, un vizio, un lusso, come tanti idioti anche a sinistra pensano, ma il frutto di secoli e secoli di sanguinose battaglie per l'emancipazione, per la lotta di classe, il più delle volte di matrice socialista, anarchica, comunista in senso rivoluzionario, oltre che illuministe e giacobine. La laicità è quella cosa che permette a tutti di poter professare la religione che vogliono, di credere in Dio o di credere in niente non praticando alcuna fede. In un paese laico, per il sentire comune, la Costituzione, la legge, hanno il primato su tutto il resto, aldilà di quello che possono pensarne a riguardo cristiani, musulmani, ebrei, ect...ect....Settantanni fa in Italia le donne non potevano nemmeno votare, lo fecero per la prima volta solo nel 1946. Queste, fino a tale data, non avevano neppure personalità giuridica. In pratica per la legge non potevano condurre transizioni economiche, stipulare e sottoscrivere  contratti, vendere o comprare qualcosa. Bisognerebbe ricordarlo a tutti i beceri nostalgici che rimpiangono il duce. Infatti, fu solo dopo la resistenza partigiana contro il nazifascismo, proprio per il loro fondamentale contributo in battaglia, che si rese inevitabile mettere in costituzione l' uguale riconoscimento giuridico rispetto all'uomo. E per le donne che hanno preso il fucile in spalla, che hanno rischiato la vita ed il carcere, per tutte quelle uccise in guerra, che tutto questo è stato ottenuto. Di sicuro non per merito di quelle che rimanevano in casa a cucinare, pulire, stirare e farsi violentare dal marito ubriaco. Chechè ne dica miss italia. Nella storia le conquiste sociali si ottengono combattendo, lottando perchè il potere non regala mai nulla. Ma successivamente al 46 restava ancora tanto da fare ed addirittura, fino alla sentenza della corte costituzionale del 1969, secondo la legge in Italia risultava punibile l'adulterio femminile con una pena che variava da uno a tre anni di reclusione,  mentre quello maschile non era perseguibile penalmente essendo legittimato socialmente e culturalmente. Questa norma restò in vigore nella giurisprudenza sino al 1975 prima della riforma del diritto di famiglia dello stesso anno. Del resto fino al 1970 veniva  ancora previsto nei nostri codici giuridici il delitto d'onore. Ovvero  un grande sconto di pena per l'uomo che uccidevano la moglie, la sorella o la figlia al fine  di difendere l'onor proprio e quello della sua famiglia. In sostanza si poteva ammazzare un congiunto per legittima difesa dell'onore famigliare senza andare mai in galera, vista la totalità delle sentenze che assolvevano con quest'attenuante. Ciò derivava dai principi giuridici del Pater Familias e dello Ius Corrigendi che consistevano nel diritto da parte del capofamiglia di picchiare per fini correttivi e di disciplina chiunque si trovasse ad abitare presso il suo stesso domicilio (cane e nonnina inclusi). Tali principi  in materia di diritti individuali determinavano  la tradizione giuridica dei codici. Poi con le grandi  lotte sociali ed il movimento femminista si raggiunsero dei grossi traguardi come il referendum sul divorzio nel 1974 e con la legge 194  sull'aborto del 1978. In quanto prima di queste clamorose vittorie di civiltà, dal punto di vista giuridico, erano sempre gli uomini a disporre e decidere sul corpo delle donne. L'uguaglianza formale con il genere maschile non è compiuta se non comporta anche la libertà sessuale per tutti. Dal punto di vista sostanziale, invece, restavano e restano ancora oggi grossi problemi. Ad esempio in Italia  fino al 1981 allorché un uomo commetteva, nei confronti di una donna nubile e illibata ( stupro o violenza carnale punibile con la pena prevista dall'art. 519 del codice penale) , onde evitare il processo o al fine di far cessare la pena detentiva inflitta, poteva offrire alla ragazza il “matrimonio riparatore” facendo così cessare ogni effetto penale e sociale del suo delitto (art. 544 cod. pen., ora abrogato). Se la ragazza rifiutava la riparazione offerta subiva il disprezzo sociale, e presumibilmente non si sarebbe più sposata.
Ma solo nel 1996, cioè l'altro ieri, furono abrogati gli articoli riguardanti i reati contro la morale che erano il “Ratto a fine di matrimonio” e il “Ratto a fine di libidine” . Il codice distingueva il ratto a seconda del fine che il rapitore si proponeva e puniva meno gravemente chi rapiva a scopo di matrimonio (Matrimonio riparatore di cui sopra), e più gravemente chi rapiva a fine di libidine, ritenendo evidentemente che privare della libertà una donna e coartarne la volontà allo scopo di sposarla fosse meno grave. Cioè la donna veniva considerata dalla legge alla stessa stregua di un oggetto che chiunque poteva rompere purchè poi si assumesse l’onere di raccoglierne i pezzi. E si poteva dire forse che il ratto a scopo di matrimonio era la parte peggiore, perché se nel ratto a scopo di libidine la donna poi poteva fare la propria vita, in quello a scopo matrimoniale doveva, invece, restare al fianco del proprio stupratore, in quanto merce avariata e non più proponibile, senza più nessuna possibilità di scelta per tutta la vita. La vicenda ed il coraggio di Franca Viola nella sicilia degli anni 60 lo spiegano molto meglio.
Tutti questi articoli, se pur in gran parte abrogati, hanno lasciato molte tracce nascoste nei meandri del diritto, residui spesso presenti nelle norme e nella sentenze della giurisprudenza in materia. Questo è frutto dell'influenza esercitata sull'attuale ordinamento da parte del Codice Rocco, elaborato e promulgato in pieno regime fascista. In cui la  parte più difficile da modificare, alla quale giuristi erano attaccati per tradizione, era (e lo è tuttora) quella dei diritti individuali. Tra questi un particolare interesse veniva destinato al mantenimento del sistema familiare patriarcale fascista in cui la donna era (o è?) “sposa e madre esemplare”, creatura soggetta ed obbediente al suo destino biologico, alla funzione riproduttiva esaltata come missione per il bene della Patria, cioè del Regime. Ciò è inoltre ribadito dalla visione  cattolica della famiglia tradizionale ancora fortemente presente e radicata nella maggioranza degli italiani.
Per cinquantanni il nostro paese è stato governato da un partito confessionale, per nulla laico,  dal nome chiaro ed inequivocabile: Democrazia Cristiana.
Dunque possiamo affermare che l'italietta bigotta e democristiana di nemmeno trentanni fa, non era poi tanto differente dagli stati musulmani in cui oggi vige la sharia legge islamica. Perchè, appunto, la legge di dio secondo tutte le tre  grandi religioni monoteiste prevede l'inferiorità dalla donna che deve sottomettersi all'uomo. Se i libri sacri sono dogmatici dunque immodificabili, le leggi e le costituzioni sono oggetto del cambiamento storico, del progresso, delle lotte per l'emancipazione dall'ignoranza e dall'oscurantismo religioso integralista. Costituzionalmente si può progredire ma allo stesso tempo anche regredire, dipende dalla storia scritta e fatta dagli esseri umani in carne ed ossa e non da presunte divinità, santi e profeti. E' passata da poco la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Dramma, questo, che prosegue con accenti diversi  in ogni angolo del pianeta, ad occidente come ad  oriente, da noi come da loro,  e trova continue giustificazioni e legittimazioni nelle visioni fasciste e maschiliste della società, ma soprattutto in tante interpretazione dei salmi e dei versetti religiosi del cristianesimo come dell'islam...


Miscredente...

martedì 24 novembre 2015

Vikings....visioni antagoniste


E' un storia di esploratori, di curiosità ardente, di viaggio, guerra e mistero. E' una storia di marinai dall'intrepido coraggio che sfidavano i mari freddi del nord alla conquista dell' europa. E' una storia di sangue,  di feroci guerriglieri, valorosi e fortissimi. Vikinghi, normanni, norreni, questi sono i nomi che fanno l'eco della storia delle civiltà umane. E' una storia di guerre di religione, di guerre per il potere, di guerre per il trono, per la terra, per la fama, la ricchezza e la gloria. E' una storia politica, di trame, rancori, inganni, intrecci e compromessi, odi e amori. E' una storia di migrazioni, di masse di popoli che si spostano per il globo spinti dalla forza irresistibile della natura umana, sconfiggendo ogni esercito e regno che prova a fermarli...La vita che trionfa sempre sulla morte...Odino e tutti gli altri dei pagani contro il Cristo cristiano, un conte scandinavo contro un monarca franco discendente diretto di Carlo Magno. C'è chi crede d'andare nel valhalla e chi in invece in paradiso.  E' una storia di donne combattenti a capo di eserciti e contee. E' una storia di magia, leggende, veggenti e miti...E' una storia della storia ritratta nei minimi particolari. Vikings è una serie canadese trasmessa dal canale History Channel  che riproduce l'epopea vichinga nell' europa dell' 800 dopo cristo. Quando finalmente scoprirono la rotta giusta per esplorare e razziare nuove terre. L'intuizione del grande Ragnarr Lodbrok che prima divenne conte di Cattegat e poi re vikingo, venne resa fattibile dal genio folle di Floki il costruttore di navi. Frodo, il fratello di Ragnarr, era un uomo fortissimo e possente, un combattente invincibile che non ci pensò su due volte per salire a bordo. Lagertha  moglie e madre dei primi due figli di Ragnarr e poi ex consorte ma alleata fedele e sempre molto rispettata dallo stesso re, era una bellissima guerriera, potente e temeraria, libera ed autonoma, un manifesto femminista.  Sono loro i protagonisti principali che danno vita ad un drama storico avvincente, pieno di battaglia, ma ricercato e curato dal punto di vista storiografico con personaggi complessi in chiaro scuro, umani, capaci di stupire facendo grandi cose, ma anche di deludere e fallire miseramente. A partire da Ragnarr intelligente, ironico, umile, scaltro, in grado di perdonare i tradimenti ed allo stesso tempo d'essere spietato ed implacabile con i nemici, tormentato da dubbi e domande e dominato da una potentissima curiosità . Alcuni affermano  sia realmente esistito nella persona del sovrano danese a capo dell'armata che seminò il terrore in Inghilterra fra l'ottavo ed il nono secolo. Altri narrano che sia d'origine finnica. La verità non la sapremo mai. Ci rimane soltanto il mito restituito da questa serie che racconta le gesta degli uomini e delle donne del nord, pagani, molto più emancipati e libertini degli oscuri e tristi cristiani del continente. La trama è ricca di colpi si scena nelle lotte politiche per il potere, mentre sesso, guerra e religione sono elementi sempre ben presenti nello sviluppo narrativo sullo sfondo di un primo  medioevo ricostruito presumibilmente il più vicino possibile alla realtà. Fino a questo momento sono tre le stagioni della serie,  ma è in uscita la quarta per il 2016. Resta però il senso politico di Vikings che ci spiega con precisione  e puntualità come il progresso della civiltà non avvenga in maniera lineare, indolore e dolce, ma per bruschi salti, scontri, conflitti, spinte in avanti che costano sangue e vite umane. Uno sguardo storico sui fatti di quest'epoca triste che ci ritroviamo a vivere, aiuterebbe ad essere più cinici, a comprendere meglio senza farsi prendere dal panico, dalla paura, dal terrore. Se Viking ci conferma che i flussi migratori sono inarrestabili ed impossibili da bloccare, allo stesso tempo afferma come  questi provochino inevitabili disordini, pulsioni razziste, xenofobia per il diverso invasore, scompensi, tumulti, guerra e rivoluzioni. Senza la contaminazione fra culture e genti diverse non ci sarebbe mai potuto essere il progresso, l'evoluzione dell'uomo per forza di cose meticcia, le scoperte, la scienza, la cultura che ne  derivano, ma tutto ciò comporta un prezzo salato ed obbligato da pagare. Nell' equilibrio precario che alterna lunghi inverni di guerra a brevi estati di pace, in un mondo dove il conflitto religioso è da sempre stato la radice degli odi e delle mattanze più atroci tra gli esseri umani,  Ragnar  è l'unico a riconoscerlo mantenendo un atteggiamento scettico e laico, di tolleranza verso l'amico cristiano Atheltan e di profondo  rispetto per la sua gente devota agli dei del nord. Il sovrano vikingo non si muove per fanatismo religioso ma per curiosità, sete di conoscenza, desiderio di scoperta e di conquista, non ha riposte  da dare ma un'infinità di domande da porsi, seguendo i racconti dei viandanti molto più delle profezie dei vecchi saggi. Del resto quelle norrene sono comunità socialiste ed emancipate in cui le donne vengono considerate come gli uomini essendo ritenute libere di decidere il proprio destino da sole. Nelle varie contee, i nobili vivono come ed insieme agli altri, pescano, cacciano, combattono, mangiano e dormono tutti allo stesso modo, l'esatto opposto dell'europa cristiana e feudale, oscura e violenta,  divisa in caste e vassallaggi. Ma non è uno scontro di civiltà piuttosto si tratta un abbraccio fra umani suggellato  con il sangue...Tutto questo e molto altro è Vikings ...e che Odino vi protegga....


Ragnarr Lodbrok

lunedì 15 giugno 2015

Comprendere la triste realtà attraverso Games Of Thrones..

Nella quinta stagione del trono di spade le ultime puntate sono incredibili, tutto sembra precipitare ed andare sempre peggio, con colpi di scena a ripetizione....Intanto per strada, nella vita reale, c'è un impressionante razzismo galoppante fomentato dai media...Tutti dicono "siamo troppi e non c'è posto in europa, per un milione di persone che fuggono dalla guerra e dalla miseria dell'africa e della mesopotamia."....Lo si sente ovunque, in Francia, in Italia, A Grande Inverno, in Germania, Ad Approdo del Re, in Inghilterra, addirittura anche a Volantis, in tutto il continente occidentale persiste questa convinzione: "siamo troppi, non c'è posto, non ci sono risorse e non c'è lavoro"...e se provi ad obbiettare ti rispondono subito il classico "perchè non li ospiti a casa tua!"...con un ghigno cattivo quasi come quello di Cercey Lannyster...
Ma quindi  a questo punto mi chiedo il motivo per il quale voi razzisti fate  figli???
Perchè vi accoppiate e vi riproducete?? Perchè vi ostinate a procreare? Perchè mettete al mondo altri esseri umani, sposandovi tramite uno squallido contratto giuridico con cui  create quella becera impresa economica definita famiglia?? Perchè se religiosi, dunque cristiani, cattolici e protestanti, politeisti, ma anche islamici ed ebrei, fanatici dall'Alto Passero o del Dio dell luce,  siete contro l'aborto?? Perchè non utilizzate i contraccettivi ed evitate di rigenerarvi?? Se siamo troppi, allora non sarebbe più efficacie il controllo statale sulle nascite piuttosto che il razzismo ed il presidio militare delle frontiere contro questa presunta invasione di disperati, di bruti che cercano di salvarsi dagli estranei e dal lungo inverno della ragione cercando d'attraversare la barriera del mediterraneo, il mare stretto??? Se il problema è che si pagano troppe pensioni e ci sono troppe bocche da sfamare, tutto si potrebbe risolvere semplicemente limitando le gravidanze ed introducendo una dolce eutanasia di stato per tutti gli anziani, i malati terminali, insomma per chiunque  decide ad un certo punto di farla finita....A Bravos, che non è Francoforte,  c'è la banca centrale ed il Dio dai mille volti capace risolvere i conti in sospeso togliendo e ridando la vita, per sistemare il corso degli eventi...Se secondo voi siamo troppi, perchè non iniziate ad ammazzarvi, così fate spazio?!?....Sono cinico? Eccessivamente estremo? Immorale?....Si certo, si tratta soltanto d' evidenti provocazioni, ma fino ad un certo punto...L' ignoranza, la falsa percezione allarmata e l' ipocrisia da benpensanti che si respirano in giro sono di sicuro molto più squallide e rivoltanti...Anche i migranti sono vivi, pure loro sono fatti di sangue e di carne. I loro bambini sono come quelli italiani, giocano, ridono e crescono allo stesso modo, basta andare in una scuola elementare per rendersene conto...Qual'è la differenza? Forse soltanto il colore della pelle?....Se l'hanno capito persino i corvi guardiani della notte nel castello nero, perchè non possiamo comprenderlo noi? ....Se si stimano al massimo un milione  d'arrivi, di sicuro  il posto più ricco e benestante  del pianeta, potrebbe tranquillamente assorbirli suddividendoli fra gli stati in base alle richieste degli stessi immigrati...Se in europa, dove la popolazione invecchia e la natalità è bassa, improvvisamente si facessero due milioni di parti plurigemellari, si urlerebbe forse all'invasione, alla scabbia, all'ebola, ai possibili problemi d'ordine pubblico??...Io credo di no, anzi magari il contrario, si festeggerebbe....Il punto è esattamente questo, quando domina l'ignoranza i padroni fanno credere qualsiasi cosa al popolo. Proprio come nella città di Meerin in cui i figli dell'arpia si ribellano alla regina dei draghi Deanerys distruttrice delle catene, nonostante questa gli abbia dato la libertà....E poi diciamoci la verità, gli europei, in particolari noi italiani, maschi e femmine, siamo pure brutti esteticamente, abbiamo facce banali, visi tristi, ingrassiamo e ci decomponiamo rapidamente, con sguardi vuoti e lineamenti non propriamente graziosi. In spiaggia è un trionfo di celluliti, calvizie, pance. Non neghiamo l'evidenza, abbiamo bisogno di mischiare il sangue, d'assimilare tratti somatici nuovi e diversi, necessitiamo di bellezza, che sia d'origine bruta o dotrhaki non fa davvero alcuna differenza. A Dorne ed Alto Giardino l'hanno già capito da un pezzo....Un pò d'immigrazione da questo punto di vista ci farebbe soltanto bene....Sto esagerando? Forse, ma solo per farvi incazzare, per turbare la vostra stupidità, la vostra ignoranza, perchè tanto a Ventimiglia "i niguri" non retrocederanno di un millimetro e tutti gli eserciti d'europa non potranno davvero nulla contro il pulsare della vita...Jon Snow questo lo sa ed è andato ad affrontare insieme ai bruti l'esercito della morte fino ad Aspra Dimora in un'epica battaglia....  mentre giù nel nord si prepara l'assedio e c'è poco da fare i Bolton torturatori ed usurpatori di Grande Inverno devono sparire..Poco fa ho letto la notizia riguardante una rissa per strada a Brescia in cui sono state coinvolte sette persone...In pratica una non notizia, una cosa spiacevole ma banale che succede forse ogni giorno in tutti i sette regni,  in italia al nord come al sud, ed invece no...L'accaduto diventa d'interesse nazionale soltanto perchè i protagonisti della scazzottata non erano italiani, ma di diverse nazionalità....Appare del tutto evidente come in questo ci sia qualcosa di profondamente malato, di marcio, perverso, per certi versi brutale.. Salvini ha colto subito l'occasione per scrivere il solito post razzista su  facebook, il sondaggio di stamattina ad Agorà su rai tre è stato "accoglieresti gli immigrati a casa tua?", mentre Barbara Durso e Del Debbio sui canali Madiaset diranno come sempre che è solo colpa degli "zzzinggari"....Questa è la vostra Italia fondata sulla menzogne, sul razzismo e la guerra, che a me non appartiene perchè da "terrone" mi sento mediterraneo e molto più simile ai popoli  in fuga dal sud che a quelli del nord ricco e corrotto ...Ma state tranquilli, tra poco giungeranno finalmente  i draghi al seguito di Kaliysy e Tyrion  per bruciare tutto quello che resta della vostra stupida civiltà d'egoismo e cattiverie...L'inverno sta arrivando...Dracarys!


mercoledì 10 giugno 2015

La "murra" della democrazia in Calabria

Cinquee! Siaa! Quacttuu! Novaaa! La “murra” è un gioco popolare praticato da sempre in Calabria. Tuttora lo si ritrova spesso nelle festa paesane che celebrano qualche madonna, fra organetti, tarantelle e vino forte. ...  

L'altro giorno leggevo il giornale, uno di quelli regionali, per conoscere le cronache calabre nella solita selva d'arresti, attentati e morti ammazzati. In prima pagina spiccava una fotonotizia riguardante i fatti di Platì durante le ultime elezioni. Rimandava a pagina 12 del "quotidiano", dove però non vi era alcun articolo, ma soltanto interviste e foto di politici e politicanti che commentavano i risultati elettorali. Di Platì, piccolo paese dell' aspromonte, non c'era traccia. Eppure a  Platì non si è votato, il comune è da anni commissariato e qualche giorno fa si dovevano tenere le amministrative ma nessuno si è voluto candidare...In quella zona comanda la 'ndrangheta per cui essere consiglieri, sindaci o assessori significa inevitabilmente incorrere in denunce, arresti, processi, o peggio, in proiettili, intimidazioni, minacce, macchine bruciate e persecuzioni...

Settaa! Trrii! Diaci! Ottuu! La “murra” In tanti paesi per un periodo è stata bandita e vietata dalle autorità, in quanto ritenuta pericolosa causa di regolamenti di conti, vendette, faide ed accoltellamenti....

San Luca è un altro paesino poco distante da Platì. Un posto noto alle cronache per i sequestri di persona negli anni ottanta e novanta e per la guerra di mafia che provocò nel 2007 la strage di Duisburg in germania... Anche lì l' elezioni sono state invalidate perchè nessuno si è recato alle urne facendo mancare il quorum legale. A Platì come a San Luca, Oliverio, quando è stato eletto governatore, ha preso un sacco di voti. Però il pd regionale si è guardato bene dall'organizzare le sue liste alle comunali  per non innervosire troppo le 'ndrine che evidentemente preferiscono il commissario prefettizio ad una giunta votata dai cittadini. Infatti, l'unica lista che si è presentata a San Luca è stata quella capeggiata dall'allenatore della squadra di calcio del paese. Personaggio vicino alla cosca dei Pellè, oggetto di un daspo.  All'epoca quando il boss morì fece indossare a tutti i calciatori  il lutto al braccio...

Siaa! Novaa! Cinquee! Trrii! Il gioco della “murra” consiste nel gettare con la mano tesa e ben visibile un numero di dita che varia da uno a cinque. L'obbiettivo è quello d'indovinare la somma complessiva lanciata degli sfidanti, urlandola prima che questa venga mostrata. Vince chi arriva prima al punteggio di sedici somme indovinate....

La recente inchiesta di mafia capitale ha dimostrato come la potente famiglia dei Mancuso di Limbadi sia risultata determinante per l'elezione di Gianni Alemanno al parlamento europeo. D'altra parte il pellegrinaggio di presunti ed aspiranti politicanti nelle case dei mafiosi per comprare pacchetti di voti tariffati, è ormai abitudine diffusa, per così dire, consuetudine “democratica”...

Diacii! Quacttruu! Settaa! Ottuu! Nella “murra” si può giocare anche in coppia e chi perde ad ogni manche deve offrire un giro alcolico a tutti i presenti.

Lamezia Terme è la terza città della calabria per territorio e popolazione. Anche lì si è votato per le amministrative, ma l'esponenziale numero d'arresti che hanno preceduto l' elezioni, lascia intendere che chiunque vinca fra PD e Forza Italia, ora al ballottaggio, sia in ogni caso espressione della mafia. Conosco bene Lamezia dove ho vissuto per diversi anni ed ho frequentato le scuole superiori, sono per metà lametino, là ho tanti amici e parenti. Se pur piena di splendide persone il problema di questa città non sono soltanto i criminali, che in fin dei conti fanno il loro mestiere assumendosene i rischi e le conseguenze,  ma la sua borghesia ignorante, individualista, mafiogena, corrotta e cafona. Si tratta di una città piena di banche e di violenza per le strade, dove sui muri risaltano numerose scritte inneggianti al fascismo ed al razzismo, firmate casapound.

Trrii! Duaa! Cinquuee! Diacii! Il gioco della “murra” in realtà è estremamente violento e pericoloso perchè non è altro che la simulazione di un duello con i coltelli, attraverso il modo con cui vengono gettate le mani, le urla e gli sguardi cattivi che i duellanti  si lanciano faroci, sfidandosi ed offendendosi a vicenda...

Sono tanti i luoghi di calabria  dimenticati e lasciati nell'oblio . Quà funziona così, il potere viene esercitato da una sorta di stato parallelo con i suoi codici, le sue regole ed i suoi riti fondamentali per sancire l'appartenenza, per riconoscersi nella propria comunità criminale . Al netto di ogni equivoco questo presunto “antistato” calabro è soltanto l'estensione del dominio capitalista in una forma ancora più feroce, armata, prepotente e disumana rispetto a quella legale... I mafiosi in sostanza sono degli imprenditori senza scrupoli che posseggono tutto, comandano, si tramandano il potere per vincoli di sangue,  mantengono l'ordine, speculano, devastano, sfruttano i lavoratori ed aggirano le leggi e le regole del mercato e della concorrenza. ...Insomma, ultra capitalisti...

Unuu! Trrii! Novaa! Settaa! La “murra” è un gioco d'origini antichissime, probabilmente sarde, inventato proprio dai pastori, che durante le transumanze avevano il disperato bisogno d'ammazzare il tempo.