domenica 26 ottobre 2014
UNICAL ...TRUFFA DA DODICI MILIONI DI EURO SULLA PELLE DEGLI STUDENTI ITALIANI E STRANIERI RIMASTI SENZA ALLOGGIO
UNICAL ...TRUFFA DA D...: UNICAL ...TRUFFA DA DODICI MILIONI DI EURO SULLA PELLE DEGLI STUDENTI ITALIANI E STRANIERI RIMASTI SENZA ALLOGGIO. Era un anno fa...
sabato 25 ottobre 2014
UNICAL ...TRUFFA DA DODICI MILIONI DI EURO SULLA PELLE DEGLI STUDENTI ITALIANI E STRANIERI RIMASTI SENZA ALLOGGIO.
UNICAL ...TRUFFA DA DODICI MILIONI DI
EURO SULLA PELLE DEGLI STUDENTI ITALIANI E STRANIERI RIMASTI SENZA
ALLOGGIO.
Era un anno fa quando l'allora
ministro Maria Grazia Carrozza veniva in pompa magna ricevuta da
tutta la baronia universitaria per l'inaugurazione di un grande
residence studentesco all'interno del campus di Arcavacata. Erano i
giorni immediatamente successivi alla grande manifestazione romana
del 19 ottobre del 2013, con il sindacalismo conflittuale, i
movimenti per il diritto all'abitare, centri sociali, studenti,
precari, migranti e disoccupati uniti per una sola grande opera: casa e reddito
per tutti. Esattamente come recitava lo striscione d'apertura di quel
grandissimo corteo che ha invaso le strade della capitale, sfidando la
repressione preventiva ed il terrorismo dei media di
regime, del governo e della polizia.
Il lunedì successivo all'università
erano più di un centinaio per il presidio chiamato alla fermata degli autobus.
La notizia dell'arrivo del ministro era giunta per tempo. Insieme
agli studenti c'erano i collettivi, i comitati dei senza casa della
città, disoccupati, migranti e cassaintegrati. I manifestanti erano
consapevoli che ad un certo punto la celere avrebbe sbarrato la
strada al piccolo corteo intenzionato ad interrompere
l'inaugurazione o quanto meno a disturbarla il più possibile . Ma allo stesso tempo
erano tutti determinati nel volere rovinare ad ogni costo la passerella di baroni e
politici per l'ennesima rapina di denaro pubblico, per la solita
speculazione edilizia fatta sulla pelle degli studenti e della gente
senza casa e senza reddito. Fu, così, una grande giornata di lotta,
memorabile, come poche nella storia dell'università della Calabria,
in cui gli studenti a spinta riuscirono ad arrivare, metro dopo
metro, fino alle porte del complesso residenziale, sfidando le
cariche della polizia ed ingaggiando per ore una serrata guerra di
posizione con tutto l'apparato di sicurezza presente. Vennero più
volte aggirati i blocchi di carabinieri, digos e ps, contestando
duramente tutti i vertici accademici. L'auto del
ministro fu accolta con lanci di uova e fango, mentre il rettore
uscente venne quasi linciato dalla folla. La passerella passò del
tutto in secondo piano, mentre la notizia della dura contestazione
divenne virale in rete al punto che anonymus, in solidarietà
con la protesta, oscurò il sito del ministero dell'istruzione. La
rabbia era tanta quanto evidente era lo scempio per il quale veniva
tagliato il solito ridicolo nastro.
Nella più classica delle speculazioni,
su una montagnola isolata ma non troppo distante dal campus, con una
velocità impressionante è improvvisamente sorto un imponente
complesso di palazzi . La faccenda sin dal principio è puzzata di
probabile privatizzazione, di lurido favore ai soliti palazzinari del
luogo da parte di ermellini e massoni amici degli amici, in barba al
diritto allo studio continuamente calpestato. Proprio per questo quella
contestazione ha denunciato con forza ciò
che oggi è sotto gli occhi di tutti. Quei palazzi, inaugurati alla
presenza delle massime autorità con tanto di sontuoso banchetto,
sono tuttora dei casermoni vuoti ed inagibili. Uno sperpero da decine di milioni di euro che stride incredibilmente con il disagio
insostenibile di centinaia di studenti italiani e stranieri rimasti
senza alloggio pur avendone diritto. Una situazione paradossale per
un'università che ha sempre fatto della residenzialità,
dell'accoglienza e dello scambio culturale con gli altri atenei
esteri, il proprio punto d'orgoglio. In un sistema universitario che nella crisi mostra ogni anno sempre di più tutte le sue irreversibili criticità, in cui il processo d'aziendalizzazione attraverso la maschera della meritocrazia sta attaccando le fondamenta del diritto allo studio, gli idonei non beneficiare pagano all'unical affitti quasi uguali a quelli del mercato
privato. Fra i ponti del campus gira voce che molte università
straniere , avendo ricevuto dai propri studenti numerose segnalazioni di disagi relativi
all'assegnazione degli alloggi ed alle pessime condizioni d'incuria e degrado in cui sono
ridotte molte di queste residenze, stiano vautando persino di
rivedere le convenzioni con la stessa Università della Calabria. Un danno
d'immagine notevole. Inoltre, se agli studenti italiani, beneficiari
della borsa di studio ma rimasti ugualmente senza alloggio, i dirigenti dell'università rispondono con tono
arrogante e supponente, invitandoli ad arrangiarsi; per gli
stranieri, che non rientrano nella convenzione di Schenghen, senza
una residenza ed un domicilio, si pone anche il serio problema del
permesso di soggiorno, con il rischio concreto di diventare clandestini secondo le attuali leggi dello stato italiano. Ma mentre circa un migliaio di studenti tra
bandi, file e burocrazia resta senza un tetto sulla testa, pur
avendone tutti i diritti ed i requisiti necessari, una barca di soldi viene sprecata per delle strutture che resteranno vuote. Si tratta dei
200 posti letto del residence San Gennaro che risultano inutilizzabili in quanto necessitano di ulteriori
lavori, nonostante siano già stati spesi per la loro realizzazione
ben oltre 12 milioni di euro.
E quì sorgono delle domande quasi
spontanee: siamo sicuri che con una tale cifra non si poteva
realizzare qualche posto letto in più a fronte di una richiesta d'aventi diritto che ogni anno resta sempre di più insoddisfatta??.
Dodici milioni di euro sono davvero tanti, forse troppi, per dei
palazzi inagibili, incompleti e costruiti malamente. Siamo proprio certi che
sotto non ci sia qualcos'altro???. Vista la situazione questi sono degli interrogativi più che legittimi, da rivolgere direttamente alla dirigenza
accademica, alle baronie, ai manager del campus che, oltre a nascondersi dietro il solito scarica barile delle responsabiità, intanto si
aumentano lo stipendio e le milionarie liquidazioni come nelle
peggiori s.p.a quotate in borsa. Addirittura alcuni di essi si
contraddistinguono pure per i modi a dir poco sgarbati con cui si
rivolgono ai poveri studenti che non sapendo dove andare a dormire
chiedono disperatamente spiegazioni.
Una situazione veramente assurda,
davvero imbarazzante. Ancora una volta l'amara riprova dell'intelligenza
collettiva dei movimenti autonomi che, attraverso il prezioso lavoro
d'inchiesta svolto, già un anno fa hanno svelato e contestato
questa grave ingiustizia e questa vergognosa rapina di denaro pubblico. A
dispetto del silenzio colpevole , del servilismo e della complicità che
caratterizzano la condotta della rappresentanza
studentesca notoriamente corrotta, da sempre pronta a difendere gli interessi di baroni
universitari e boss della politica regionale in cambio di piccole
prebende, spazi di potere e clientele mafiose da coltivare; come la
gestione di quasi tutti i centri comuni all'interno degli studentati,
la tollerata e sistematica corruzione di custodi ed impiegati negli
uffici e la spartizione di migliaia di euro di fondi universitari.Questo è quanto succede incredibilmente all'università della Calabria, in una sorta d'assordante silenzio complice, senza che alcun giornalista, o meglio, senza che alcun direttore di quotidiano cerchi quanto meno di dare risalto alla scandalosa vicenda. Evidentemente sono stati talmente bene addomesticati dai cinghiali di turno, da non riuscire a dare la giusta attenzione a più di mille studenti italiani e stranieri rimasti privi di casa a causa dell'ennesima ruberia milionaria da parte dei soliti insetti del potere calabro...Vergogna!
l'insorto.
martedì 14 ottobre 2014
Lettera aperta di un consigliere regionale calabrese alla cittadinanza.
Cari concittadini sono il vostro consigliere regionale, non importa chì, tanto siete proprio voi a sostenere che siamo tutti uguali, no, ?! Quindi la mia identità non farebbe alcuna differenza. Io sono uno di loro e questo vi deve bastare ed avanzare.
Vi ho scritto solo per dire che capisco molto bene il vostro malcontento e la vostra triste rassegnazione. Anch'io se fossi stato al vostro posto proverei gli stessi sentimenti, ma per mia fortuna non lo sono e non lo sarò mai. E' vero , lo ammetto, di frequente siamo troppo spudorati, agiamo senza vergogna e ci dimentichiamo della nostra formale funzione. Ma questo accade soltanto perchè voi siete talmente tristi ed obbedienti che spesso e volentieri, quasi inconsapevolmente, ci dimentichiamo della vostra stessa esistenza. Fidatevi non è per cattiveria, potremmo ugualmente fare tutto quello che facciamo con un minimo di discrezione e di pudore in più, che di sicuro non guasterebbero. Ma voi avete più volte dato prova d'assoluta fedeltà quasi commovente, come cagnolini premurosi, come gli schiavi che alla fine si rassegnano ad amare il proprio padrone, da risultare il più delle volte addirittura imbarazzanti. Non sarebbe davvero concepibile la sola ipotesi di una qualsiasi reazione.. Vi è sempre andato bene tutto, anche le cose più tremende, al punto che consideriamo come già scontata ed acquisita la vostra totale obbedienza.
Certo, c'è qualcuno che strilla strepitando, riluttante alle proprie catene, ma sono così pochi, da non farci assolutamente la benché minima paura. Anzi, ci suscitano un sorriso compassionevole per la loro ridicola ostinazione.
Non mi biasimate, io sono quello che voi avete sempre sognato di diventare, ammettetelo non fate gli ipocriti. Funziona così da sempre, non fate finta di non saperlo. Sopravvivono i più forti e chi sta in cima alla catena alimentare non può farsi troppi scrupoli, mentre chi si trova in basso deve imparare a soccombere senza troppe resistenze. Non lo dico io, è legge di natura, i più forti comandano e sopravvivono, i più deboli periscono, punto. Sono un ignorante, un cafone, tamarro, bifolco, figlio di questa terra, che si può ritenere fortunato per la sola ragione d' essere nato ricco, cinico, cattivo, arrogante, arrivista e spietato. Tutte caratteristiche che personalmente valuto come eccellenti qualità, di sicuro non considerandole affatto dei difetti. I vostri figli intelligenti, colti, forti, laureati e capaci, emigrano in Germania, nel nord del paese, altrove, lontano, mentre quelli come me restano, prosperano e comandano. Questo è un dato di fatto. Non è ingiusto, semplicemente è così, bisogna farsene una ragione. Ad onor del vero bisogna precisare che noi non siamo poi tanto diversi da tutto il resto del mondo agiato. Dalle regioni del settentrione, agli stati uniti, dall'Europa a qualsiasi altro posto dell'occidente ricco ed opulento. Più o meno la logica del potere è simile.
Sono sicuro che voi, da sempre abituati a strisciare ai nostri piedi per qualsiasi motivo, al mio posto avreste fatto le stesse identiche scelte, è inutile prendersi in giro. Avreste leccato i culi ai potenti del luogo, vi sareste accreditati, avreste mentito, ingannato e ricattato per essere candidati con il partito, con la banda, con la loggia, che vi avrebbe garantito le maggiori possibilità d'essere eletti. Avreste pure chiesto disperatamente appoggi a chiunque ed ovviamente anche alla 'ndrangheta. E diciamocelo fuori dai denti una volta per tutte, tanto non scopriamo l'acqua calda; quelli più fortunati tra di noi sono proprio coloro i quali vengono scelti direttamente dalla cosca per rappresentare i propri interessi. Perchè in tal modo si è davvero in una botte di ferro, del tutto intoccabili, quasi invincibili. Certo bisogna sapersi comportare e sempre stare attenti, ma da una posizione del genere si può esercitare un tale potere da fare tremare chicchessia, e soprattutto ci si può garantire a vita poltrone e prebende. Comunque, non tutti hanno questa fortuna, per tanti come me senza la benedizione dei boss veri è tutto molto più difficile. Diventa necessario lottare con gli altri sciacalli per il denaro ed il potere, in uno scontro senza esclusione di colpi, voto su voto, comune per comune, casa per casa, combattendo con ogni mezzo, scegliendo con cura i propri padrini politici e la squadra di lavoro con cui affrontare i nemici. Insomma, in ogni caso, sempre di mafia si tratta puramente politica o 'ndranghetista che sia. La differenza di forma è minima, mentre la sostanza resta esattamente uguale.
Così, miei cari conterranei, oggi tocca buttarmi sul carro vincente che è ormai quello del partito unico della nazione, del PD renziano ad ogni latitudine della penisola. Da questo punto di vista mi permetto di farvi notare con un certo orgoglio, che la vostra tanto bistrattata classe politica regionale, di cui io mi onoro di fare parte, non è mai stata per nulla arretrata, piuttosto è sempre stata avanzatissima, anticipatrice, all'avanguardia e profondamente moderna. Ad esempio, noi siamo stati i primi precursori dell'inciucio, “dell'accurduni”, delle perenni larghe intese sistematicamente al governo. Proprio qui nella punta dello stivale sporco di sterco, è stata elaborata e sperimentata la forma oligarchica che sta di fatto sostituendo quella ridicola democrazia formale, fittizia e di facciata, fondata su una costituzione inutile ed anacronistica, buona esclusivamente per accontentare i tanti allocchi italioti. Di questo cari calabresi dovreste essere fieri, ostentando come vanti culturali le nostre abituali consuetudini di trasformismo, consociativismo, puntuale ladrocinio, attitudine alla genuflessione e propensione naturale all'inchino costante al cospetto dei più ricchi e potenti. Tutte cose ora divenute patrimonio nazionale, pratica diffusa della classe dirigente, cultura di massa del paese intero, sistema di riferimento del nuovo regime. Un po' feudalesimo postmoderno, un po' massonico, un po' mafioso ed un po' padronale, insomma un mix perfetto. Siamo stati noi il faro, il modello da seguire e riprodurre per tutti gli altri. Dovete esserne consapevoli e rallegrarvene.
Cari calabresi, è proprio il caso di finirla con questa storia del "si stava meglio quando si stava peggio". Non ha alcun senso. Tra di noi, tuttora, i fasti gloriosi della prima repubblica vengono ricordati con un filo di commozione, ai più anziani sfugge sempre una lacrima nel rievocarli. La grande balena bianca, lo spauracchio del comunismo, la mafia che non esisteva ed i socialisti sempre pronti a banchettare. Ignoranza e miseria ovunque, su cui edificare il potere ed il consenso. Che bei tempi. Ormai, però, impossibili da far ritornare. All'epoca si agiva sempre in difesa, per la presenza minacciosa di una certa tensione sociale che incuteva timore. Un problema che nel nostro piccolo abbiamo affrontato con potenti dosi di clientelismo e sperpero di denaro pubblico. Ora, invece, giochiamo costantemente all'attacco, rilanciamo in continuazione, in quanto non ci sono più bandiere ideologiche se non quella del padrone e della crisi. Da qualche anno dichiariamo e conduciamo persino una continua e violenta guerra sociale senza pietà nei confronti di tutti i poveri, e che sia chiaro: non facciamo prigionieri.
Vi prego, inoltre, di non fare il solito lamentoso vittimismo da meridionale sconfitto. Se gli ospedali sono sempre di meno e non funzionano, se le strade sono poche, se i trasporti sono quasi inesistenti, se non ci sono voli diretti per partire, se non ci sono treni, se ci sono tanti tumori e tantissimi disoccupati, se la regione da mesi e mesi non vi paga, se siete precari morti di fame, se siamo sempre in emergenza rifiuti, se la gente emigra, ect..ect.. è solo ed esclusivamente merito nostro e di nessun altro. Questo lo rivendichiamo con forza, in quanto rappresenta il frutto del nostro instancabile e costante lavoro quotidiano. Abbiamo rubato milioni, che dico, abbiamo fatto sparire miliardi per anni, mentre i nostri amici magistrati facevano finta di non vedere perseguitando poveracci, ladri di gallina, ribelli e qualche picciotto della 'ndrangheta abbandonato dai suoi stessi sodali. Noi ci siamo arricchiti in maniera feroce e famelica rapinando i fondi comunitari europei. Fin dove riuscivamo, è chiaro, quello che avanzava lo restituivamo sempre indietro, perché un minimo di correttezza e di decenza ci vuole pure in queste cose. Abbiamo congegnato e rodato un sistema di ricatti e favori, di corruzione e ritorsioni, di truffe, appalti, affari, tangenti e tranelli burocratici, talmente perfetto da risucchiare ogni cosa quasi sempre in maniera legale, senza lasciare traccie. Ma i veri responsabili di questo piccolo, grande capolavoro non siamo di certo stati soltanto noi. Nulla sarebbe stato possibile senza il vostro tacito consenso, senza la vostra cieca abnegazione. Con quell'ingenua complicità che ci avete sempre dimostrato avete reso quasi perfetto un meccanismo così complesso e diabolico da realizzare di fatto un meraviglioso incubo. Di questo vi ringrazio sinceramente con tutto il cuore, a nome dell'intera categoria.
E se per un intervento o un esame volete ancora saltare le liste d'attesa degli ospedali pubblici, in cui noi nominiamo tutti dal primario al portantino, dovete ritornare sempre a strisciare ai nostri piedi. Se volete fare laureare vostro figlio velocemente nelle università della regione dovete sempre implorare noi massoni , politici, potenti amici degli amici. Se volete cementificare e speculare senza freni, se volete fare quel piccolo abuso edilizio o quell'innocente tanto desiderata frode, se volete avere quel trasferimento per voi o vostra moglie, se volete sbloccare quella pratica o la tanto agognata promozione, e se vi ricordate ancora di quella cartella di equitalia sempre pronta per essere spedita, allora dovete pregare sempre noi. Se volete quel finanziamento, quella tanto sospirata pensione d'invalidità, quella casa popolare o quel mitico “postu e lavuru”, è di nuovo a noi che dovete supplicare. Per ogni cosa siete costretti a bussare alla nostra porta. E noi saremo sempre ben lieti e disponibili ad accogliere tutte le vostre suppliche. Quindi non rompete le palle e subite in silenzio.
Ma cari cittadini, io vi scrivo esclusivamente per un motivo. Sono felice di comunicarvi il mio rinnovato impegno per le prossime elezioni regionali, promettendovi che farò di tutto per saltare sul carro del vincitore , presumibilmente quello di Oliverio e della sua banda di vecchie glorie sinistre della delinquenza politica calabra...Ed anche se non dovessi riuscirci vi garantisco che il modo per farmi rieleggere e non mollare la mia amata poltrona lo troverò, costi quel costi, potete starne certi. Proprio per questo ci tengo a chiarire che non ho alcun motivo di risentimento nei confronti dei miei amici presenti nell'altro campo dei forzisti e dei “scopellitidi” con Wanda Ferro candidata alla presidenza. E tanto meno con gli inossidabili compagni di merenda dell'udc, del nuovo centro destra, a cui tanti stupendi ricordi mi legano. Per carità nessun problema con loro, in questa situazione è sempre meglio mantenere tutte le porte e le finestre spalancate, ma anche se ci fosse stata qualche incomprensione a voi non deve minimamente riguardare, perché sono solo cazzi nostri. Vi basta sapere che si tratta semplicemente della lotta per la sopravvivenza politica, per continuare felicemente a rubare sulle vostre robuste spalle da servi, sfruttandovi ed impovendovi.
Consapevole che ogni retorica sulla democrazia sia del tutto fuori luogo, visto e considerato come questa in realtà sia da sempre stata soltanto una squallida menzogna nel porco paese italico ed in particolare quaggiù da noi, vi invito a votare in massa il prossimo 23 di novembre. Tanto sono sicuro che sarete in tantissimi, e comunque vi verremo a prendere direttamente a casa, ricattandovi e deportandovi di forza ai seggi...
Distinti ed affettuosi saluti a tutti i cittadini calabresi, miei prossimi elettori... piccole ed insignificanti merde ….
Il vostro consigliere regionale...
martedì 7 ottobre 2014
IL CALABRO COSOCIATIVISMO VERSO L'ACCURDUNI
In Calabria negli ultimi anni sono arrivati ben 3 miliardi di euro.
Fondi comunitari o finanziamenti FAS dirottati, con qualche improvvisa
ed acrobatica variante di bilancio, per sistemare le strade in emilia,
piuttosto che il lombardia o in veneto. Dunque, non 3 milioni di euro
facilmente rapinabili e nemmeno 300 milioni, ma ben 3 mila milioni di
euro che nessun calabrese ha mai visto. 3 miliardi per una popolazione
di circa 2,5 milioni di residenti, ovviamente compresi vecchi e bambini,
rappresentano una bella cifra con cui fare davvero un sacco di cose. Se
pensiamo che in Calabria ormai non ci sono più treni per spostarsi
all'interno e gli autobus di linea sono ogni anno sempre più cari. Se
pensiamo che in Calabria anche partire è difficile in quanto per
prendere un aereo è quasi sempre necessario fare scalo altrove, in
un'altra città di un'altra regione, raddoppiando costi e tempo. Se
pensiamo che in Calabria mancano pure le strade interne per collegare
fra loro valli e paesi, tanto che ogni anno d'inverno diverse comunità
restano isolate per mesi, e manco se fossero in cima all'everest. Ma in
Calabria chiudono anche gli ospedali come il centro d'eccellenza
oncologico Tommaso Campanella di Catanzaro, spingendo le persone ad
emigrare al nord nei viaggi della speranza per farsi curare i tumori. Di nuovo,
moltiplicando costi, dolore e tempi.
Quasi come se i calabresi fossero cittadini di serie B ai quali infliggere le peggiori umiliazioni. Infine, ma questo è risaputo, in Calabria ci sono un sacco di disoccupati, vecchi e giovani, e quei pochi che lavorano direttamente o indirettamente per la regione non vengono mai pagati. Migliaia di lavoratori che non percepiscono uno stipendio da mesi e mesi pur recandosi ogni giorno al lavoro. La motivazione ufficiale, la classica formula magica, è "un ce su sordi"... In Calabria è così e la gente emigra, parte, va via quasi costretta. Va in Germania, si infila su un autobus e non ritorna più, perchè questo hanno deciso i padroni, i ricchi, i potenti che ci governano. La regione è infatti amministrata da una trasversale e criminale lobby massonico mafiosa, che si spartisce il potere da decenni. Il PD e Forza Italia sono un'unica cosa. Domina la logica "dell'accurduni", nell'estremo cosociativismo spinto della casta calabra. Il laboratorio politico delle larghe intese renziane è sempre stato la punta dello stivale dove lo spazio democratico è ristretto all'osso e se un giornalista scrive qualcosa che da fastidio ai baroni ed ai notabili del luogo, allora sistematicamente partono le minacce, gli fanno sparare alla porta, gli bruciano la macchina, gli chiudono il giornale, lo calunniano e lo licenziano. Loro, i potenti cinghiali, intanto, continuano a dividersi il bottino milionario sulle spalle della povera gente che arranca miserabile come in un romanzo di Émile Zola. Miseria ottocentesca, feudalesimo postmoderno, mentre le anticamere delle clientele sono sempre più affollate.
I direttori delle asl a te, la provincia di vibbo a me, il prossimo presidente di regione pure a te, ma il direttore regionale ed il dirigente dei soldi che arrivano dall'europa li nomino io. Va bene qualsiasi cosa, purché tutti insieme continuiamo a dilapidare il tesoretto...Case, ville, piscine, vacanze e rolex, mazzette, mignotte, appalti e subappalti con la speranza che gli amici degli amici delle 'ndrine ci facciano votare ancora...
Qualche giorno fa il PD, una nota compagnia teatrale nazionale, ha tenuto proprio in Calabria uno spettacolo indecente, raccapricciante e per certi versi divertente. Un'opera buffa a tratti grottesca, recitata molto bene da noti attori locali, navigati e di provata esperienza, con momenti melodrammatici e scene molto forti e dure, la cui visione è stata vivamente sconsgliata ai minori, agli stomaci deboli ed agli animi fin troppo gentili. Il titolo dello spettacolo era PRIMARIE CALABRESI e qualcuno, in una banale domenica d'ottobre, è andato a vederlo pagando due euro di biglietto. Mmhaa, chissà, forse, il protagonista principale, tale Oliverio presidente della provincia di Cosenza, e tutti gli altri saltimbanchi, complici e comparse come Adamo, Bossio, Principe, Callipo, ect...ect..., sapranno sicuramente qualcosa di davvero interessante sulla fine che fanno i fiumi di soldi pubblici che arrivano continuamente in Calabria....Mmhaa.....chissaà.....forse..
Quasi come se i calabresi fossero cittadini di serie B ai quali infliggere le peggiori umiliazioni. Infine, ma questo è risaputo, in Calabria ci sono un sacco di disoccupati, vecchi e giovani, e quei pochi che lavorano direttamente o indirettamente per la regione non vengono mai pagati. Migliaia di lavoratori che non percepiscono uno stipendio da mesi e mesi pur recandosi ogni giorno al lavoro. La motivazione ufficiale, la classica formula magica, è "un ce su sordi"... In Calabria è così e la gente emigra, parte, va via quasi costretta. Va in Germania, si infila su un autobus e non ritorna più, perchè questo hanno deciso i padroni, i ricchi, i potenti che ci governano. La regione è infatti amministrata da una trasversale e criminale lobby massonico mafiosa, che si spartisce il potere da decenni. Il PD e Forza Italia sono un'unica cosa. Domina la logica "dell'accurduni", nell'estremo cosociativismo spinto della casta calabra. Il laboratorio politico delle larghe intese renziane è sempre stato la punta dello stivale dove lo spazio democratico è ristretto all'osso e se un giornalista scrive qualcosa che da fastidio ai baroni ed ai notabili del luogo, allora sistematicamente partono le minacce, gli fanno sparare alla porta, gli bruciano la macchina, gli chiudono il giornale, lo calunniano e lo licenziano. Loro, i potenti cinghiali, intanto, continuano a dividersi il bottino milionario sulle spalle della povera gente che arranca miserabile come in un romanzo di Émile Zola. Miseria ottocentesca, feudalesimo postmoderno, mentre le anticamere delle clientele sono sempre più affollate.
Qualche giorno fa il PD, una nota compagnia teatrale nazionale, ha tenuto proprio in Calabria uno spettacolo indecente, raccapricciante e per certi versi divertente. Un'opera buffa a tratti grottesca, recitata molto bene da noti attori locali, navigati e di provata esperienza, con momenti melodrammatici e scene molto forti e dure, la cui visione è stata vivamente sconsgliata ai minori, agli stomaci deboli ed agli animi fin troppo gentili. Il titolo dello spettacolo era PRIMARIE CALABRESI e qualcuno, in una banale domenica d'ottobre, è andato a vederlo pagando due euro di biglietto. Mmhaa, chissà, forse, il protagonista principale, tale Oliverio presidente della provincia di Cosenza, e tutti gli altri saltimbanchi, complici e comparse come Adamo, Bossio, Principe, Callipo, ect...ect..., sapranno sicuramente qualcosa di davvero interessante sulla fine che fanno i fiumi di soldi pubblici che arrivano continuamente in Calabria....Mmhaa.....chissaà.....forse..
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