domenica 28 settembre 2014

Calabria terra di rapina...“ma dove cazzo vanno a finire tutti i nostri soldi?!?!”.


La regione Calabria è solita non pagare chi lavora per i propri enti. Precari, forestali, dipendenti di cliniche, cassaintegrati...ect...ect...si sono ormai specializzati nel salire sui tetti, occupare uffici, sdraiarsi sull'autostrada supplicando che gli venga elargita almeno una mesata. Quasi come il regalo generoso di un padrone magnanimo verso i suoi schiavi, una gentile concessione di qualche barone illuminato o semplicemente un atto di pena e compassione, una pura elemosina. Eppure è da stamattina che un dubbio mi pervade, mi assale, mi assilla, mi aggredisce e mi tormenta. Mi chiedo quasi in modo ossessivo: "ma dove cazzo vanno a finire i soldi pubblici, cioè di tutti noi, che da anni arrivano a fiumi in questa regione dallo stato centrale e dalla comunità europea?"". Mi ripetevo questa domanda senza trovare alcuna risposta pensando a tutti i disoccupati, ai senza casa, ai trasporti pubblici sempre più cari e quasi inesistenti per tutto il territorio; i treni sono rari come i panda e per un aereo bisogna quasi sempre fare scalo altrove. Riflettevo sul mare inquinato, sulla perenne emergenza rifiuti e poi pensavo a tutti quelli già emigrati costretti a partire per vivere ed anche agli altri immigranti che invece arrivano sui barconi, sfidando la morte ed il mare per sopravvivere. Ma ripensavo pure alle lunghissime liste d'attesa degli ospedali pubblici in cui la salute e la vita delle persone diventa merce di scambio per favori, voti, clientele e corruttele.
Inspiegabilmente ad un certo punto, in maniera naturale ed improvvisa, la mia mente si perdeva in voli pindarici che producevano flussi e fotogrammi di bellezza luminosa. Il Pollino, la Sila, il Reventino, l'Aspromonte e le Serre, per boschi, laghi, foreste e montagne. Deliziosi borghi storici e campagne stupende, selvagge e misteriose. Centinaia di chilometri e chilometri di libere spiagge incantate a circondare due mari diversi l'uno dall'altro. Da un lato i tramonti tirrenici inghiottiti dall'orizzonte potente ed infinito in cui domina autoritaria in lontananza la sagoma dello stromboli; dall'altro il vento dello ionio, le albe dei miti greci tra gli scogli del mediterraneo a custodire segreti, tesori di pirati e leggende di sirene addormentate negli abissi. Poi ad un tratto svaniva l'incanto e ritornavo, senza nemmeno accorgermene, a domandarmi beceramente da quale dannato buco nero, da quale maledetto vortice spazio temporale, sono stati risucchiati i denari della collettività??. Un frullato di pensieri scecherati di rabbia che si esaurivano sempre nella stessa domanda: “ma dove cazzo vanno a finire tutti i nostri soldi?!?!”.

Bevvi un caffè amaro prima di fumarmi la mattina e proprio mentre mi arrotolai il trinciato nella cartina, mi tornò alla mente che...

“Qualche anno fa ci fu un magistrato che iniziò a scoperchiare un tombino nascosto da una folta coltre d'indifferenza, omertà e rassegnazione. Una volta aperto dalla fogna uscì fuori un fortissimo fetore nauseabondo di logge massoniche, confraternite religiose, 'ndrangheta, potentati politici locali ed anche nazionali, intenti tutti alla rapina vorace, famelica e feroce delle casse pubbliche, oltre che al ricatto spietato dei calabresi attraverso i tentacoli della piovra clientelare. Questo si traduceva ,e si materializza tuttora, nella puzza dei depuratori che non funzionano, nel tanfo della monnezza per strada e nei tumori del biocidio, nelle discariche marce e putride di percolato, nella povertà, nella disoccupazione e nella disperazione sociale. La cosa suscitò tanto clamore, al punto che i notabili iniziarono ad avere una certa paura, ma alla fine riuscirono ad insabbiare la faccenda e, a distanza di tempo, presentarono un conto salato al magistrato, intanto diventato sindaco di una grande città del sud. Almeno per una volta un pubblico ministero in calabre terre non perseguitò i poveri cristi o gli insolenti ribelli all'oppressione del sistema, ma scatenò la sua furia manettara sui potenti tiranni e la cosa non venne affatto perdonata dagli altri giudici impiegati al soldo della cupola mafiosa, corrotta e repressiva saldamente al comando. I dominatori del luogo sono storiche famiglie politiche, vere e proprie dinastie d' imprenditorie ed affermati professionisti che con modalità criminali si tramandano lo scettro del potere tramite vincoli parentali, vendette trasversali, ruberie e malaffare. Sono molto simile per tanti aspetti ai despoti feudali del tardo medioevo”

Dunque, la mia domanda poteva trovare una facile risposta. Rassegnato spostai la tenda della finestra incrociando lo sguardo della mia vicina, che avevo sempre visto come una donna triste e malinconica.

“Maria è la mia dirimpettaia con tre figli piccoli ed il marito morto sul colpo precipitando dall'impalcatura di un cantiere edile. Lavora da precaria per un ente para regionale dell'afor. Ma da mesi non percepisce lo stipendio e per poter mangiare ha dovuto impegnare tutto l'oro di casa. Poi per pagare il dentista al primogenito si è fatta prestare dei soldi dal cognato che in cambio gli ha chiesto di fare sesso con lui.
 Ogni mattina si asciugava le lacrime e puntuale andava a lavorare. Un giorno, con i suoi colleghi disperati come lei, occupò gli uffici dell'assessorato contro la volontà dei sindacati pompieri e complici del dominio feudale e padronale. Poco dopo arrivarono i poliziotti e gli agenti della digos. Gli occupanti , però, erano decisi a non andarsene fino a quando non gli fossero stati dati i soldi che gli spettavano. Erano solo degli indebitati padri e madri di famiglia affamati, stanchi, attempati e consumati da una vita dura che si stava trasformando in un autentico inferno. Infine, a notte tarda giunse un politico regionale con la scorta, un marcedes sfavillante e la cravatta di seta pregiata. Tutto profumato e brillante li rassicurò uno per uno. Comunicò che i soldi erano stati sbloccati. Disse, che potevano stare tranquilli. Ma solo una mensilità, mentre per gli altri sette stipendi che avanzavano bisognava ancora aspettare. Allora gli occupanti stremati decisero di mollare e ritornare a casa. Almeno un piccolo risultato erano riusciti a strapparlo. Maria poté così pagare l'assicurazione della sua automobile che gli era già scaduta da più di un mese. Il politico strinse le mani di tutti dispensando sorrisi e pacche sulle spalle , poi se ne andò. Per lui la notte non era affatto finita, infatti, appena entrato in macchina s'incipriò il naso nella cocaina e telefonò alla sua amante prima di raggiungerla in un albergo di lusso poco distante. “

Ecco forse ho travato la risposta che cercavo, ma la domanda resta comunque impressa nella mia mente come una sanguinante cicatrice ancora aperta. Ripensando a Maria, a tutti quelli come lei ed anche a me stesso povero, disoccupato e miserabile calabrese . ... “ma dove cazzo vanno a finire tutti i nostri soldi?!?!”.




venerdì 26 settembre 2014

Cartolina dalla calabria, in calabria, la calabria.


In Calabria se vuoi prendere un aereo per partire il più delle volte devi prima recarti a Roma o in un'altra città di un'altra regione, moltiplicando i costi.  In Calabria per spostarti da un luogo all'altro della ragione non puoi considerare di prendere il treno. Questi sono pochissimi e rari come i panda. Tristi e fatiscente carrozze parcheggiate in malinconiche e degradate stazioni. Sembra quasi un contesto postbellico anche se non c'è stata alcuna guerra, almeno negli ultimi settantanni. Anche gli autobus sono corriere vecchie ed usurate, con orari incerti e percorrenze che non coprono tutto il territorio. Sono aziende regionali o private convenzionate con la regione, con le tariffe dei biglietti che aumentano ogni anno del cinquanta per cento, per oscure ragioni.

In Calabria la disoccupazione è alle stelle eppure da anni sui giornali ed in televisione annunciano l'arrivo di grosse somme di denaro provenienti dall'unione europea e dallo stato centrale. Ma tutti questi soldi spariscono in qualche vortice spazio temporale. Risucchiati da un buco nero di malaffare e mafia al punto che  nessuno ha mai potuto constatare il reale effetto sulla collettività di tali denari, oramai diventati mitologia locale.

Percorrendo in macchina le strade calabresi si viene rapiti da un panorama costellato da mare, montagne, natura, case lasciate in mattoni forati, pilastri di cemento armato, piccoli presepi arroccati sulle colline  e fabbriche abbandonate, decadenti capannoni industriali dimenticati e disposti in fila uno dietro l'altro nelle paludose zone industriali. Gli imprenditori predatori, locali e settentrionali, hanno saccheggiato e devastato le casse pubbliche con famose truffe diventate calt e perfette rapine compiute con la complicità e la partecipazione dei politici del luogo e dei colletti bianchi sempre disponibili.  L'ultima in ordine cronologico è il caso d'Infocontact, grossa azienda nel ramo dei call center che dal nord ha investito al sud godendo di favori, sconti, sgravi e prebende,  ingrassando le clientele dei politici per poi improvvisamente fallire a causa di un'incredibile voragine nel bilancio,  materializzatasi nella sorpresa e nello stupore generale . L'ennesima rapina senza sparare un colpo. Soldi spariti ed evasione fiscale. Per una realtà in salute economica, che lavorava per  importanti committenze. A pagarne il prezzo, però, sono solo i lavoratori e le loro famiglie, mentre i responsabili se la spassano felici in qualche paradiso esotico.

La Calabria è bella, bellissima. E' una penisola nella penisola, circondata dal mare a sud, ad est e ad ovest. Al suo interno è attraversata da foreste misteriose, monti impenetrabili e boschi selvaggi. La Calabria ha poche città, ma tanti piccoli paesi che conservano culture, riti, leggende e segreti da non rivelare. In questa bellissima terra è risaputo chi comanda. Il sistema di potere è una forma feudale che si tramanda in maniera dinastica e famigliare. Ogni luogo ha il suo potentato di matrice massonica politica o spesso 'ndranghetista, anche se ormai non è più come una volta e forse non lo è mai stato. Infatti, spesso i mafiosi sono gli stessi politici, gli avvocati, i medici, i giornalisti, i professionisti, i burocrati e gli imprenditori. Tutti si confondono con i picciotti ed i contrasti onorati che si baciano quando s'incontrano per portarsi i reciproci rispetti. E'  un'unica melma che si mescola negli affari.

In Calabria la religione è importante.  Si venerano santi e madonne che vengono portati a spasso nelle processioni. La gente s'inchina al loro passaggio e le statue e loro volta s'inchinano per salutare ed augurare alcuni meritevoli di considerazione.  In questa bella e dannata regione gli ospedali pubblici sono terreno di caccia per bracconieri senza scrupoli. Nel dolore, nella sofferenza per la malattia di un caro, si specula e si procacciano favori e consensi. Dalle liste d'attesa da saltare, per un intervento piuttosto che per un esame, alle forniture, passando agli appalti. Delle nomine dei dirigenti a quelle dei primari, fino all'infermiere ed al portantino. Tutto passa dai baroni feudali del luogo, nulla sfugge.  Anche nelle altre regioni funziona  pressapoco in tal modo perchè l'Italia è un paese barbaro e meschino, cosa che non stupisce affatto vista la storia di sangue e menzogne che l'ha generato. Ma troppi sono ancora i calabresi che emigrano non solo per lavorare. Fuggono via per potersi curare altrove non fidandosi più dei propri ospedali e dei propri conterranei. E' una terra dura, che rifiuta,  espelle e ripudia. Un luogo in cui è davvero difficile restare, ma che in qualche modo intrappola sempre e costringe a rimanere anche solo con il cuore.

In Calabria migliaia di lavoratori degli enti regionali e para regionali non sono pagati. Non gli vengono conferite le dovute spettanze, per misteriosi motivi. Ufficialmente per questioni burocratiche ben poco chiare. Ma lavorano comunque e trascorrono lunghi mesi senza alcuno stipendio, poi ogni tanto gli viene elargita una mensilità, un acconto per farli calmare un poco,  come se fosse una generosa concessione ai sudditi da parte dei nobili feudatari,  quasi per pena, a fronte di numerosi stipendi non percepiti affatto. E' il caso ad esempio dei forestali, dei lavoratori dei consorzi di bonifica, dei sorveglianti idraulici. Ma anche di diversi dipendenti di alcune cliniche convenzionate, della Tommaso Campanella a Catanzaro o dalla fondazione Terina a Lamezia. La regione non paga i propri lavoratori mentre milionarie consulenze, speculazioni, privilegi e sprechi sono la normale prassi per la sua classe dirigente e politica.  I sindacati complici fanno i pompieri della rabbia sociale che intanto monta per la fame ed i debiti. Addirittura anche i cassaintegrati in deroga a carico della regione spesso sono costretti a salire sui tetti o a bloccare le strade per elemosinare un proprio diritto ad un politicante mafioso in doppiopetto con la scorta, la villa, l'autista e l'auto blù. E tanti altri sono i casi che ora non menziono dove i soldi spariscono come per magia. Frequenti sono gli scandali e le inchieste giudiziarie che dimostrano la presenza di una fitta rete di ruberie in cui sono coinvolti burocrati, dirigenti, politici e colletti bianchi sempre presenti. Questioni scottanti come i rifiuti, poi,  diventano dei veri e propri grumi d'interessi mortali ed estremamente redditizi. Chissà quante terre dei fuochi abbiamo sotterrato nel malaffare nauseabondo di discariche, tumori, indifferenza, rassegnazione e depuratori che non funzionano.

In Calabria funziona così ed a breve le clientele dei potenti entreranno in azione per garantirsi l'elezione regionale. Sta per iniziare la sagra dei ricatti e delle promesse nei paeselli in cui si vendono speranza ai disperati in cambio di voti, cene ed aperitivi.

In Calabria i giornalisti che cercano di scrivere la verità per informare vengono sistematicamente minacciati, intimiditi, vessati, perseguiti e calunnianti. Mentre quei pochi magistrati che hanno cercato di fare luce su questa terribile piovra, a distanza di anni sono stati puniti e condannati da altri giudici. Chi di legalità ferisce, di legalità perisce, ma resta il fatto che il potere calabro si mostra spietato e feroce, vendicativo, non perdona e non dimentica...

La Calabria è un posto meraviglioso in cui, aldilà della dominazione coloniale da parte di uno stato despota, mafioso e parassitario,  si vive molto meglio che al nord. La qualità della vita è superiore, in quanto il cibo è ottimo ed il clima è fantastico. Spesso c'è il sole, gli inverni sono brevi e l'estati sono lunghe. Nei paesi vigono ancora gli usi comuni, le consuetudini della solidarietà e della condivisione per cui nessuno muore di fame e quasi tutti posseggono  e coltivano un orto.. La Calabria è più bella della California.

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