Ho letto un articolo uscito sul famoso sito "vice" in cui un tizio parla di Cosenza e del vivere nella provincia meridionale. E' stato come ascoltare il classico calabrese emigrato in svizzera da trentanni che ritornato per fare le vacanze e tutto tamarro racconta la solita storielle del “ se in svizzera butti una carta per terra ti sbattono in galera e buttano via la chiave”...L'articolo in questione, infatti, è un punto di vista sincero e ben scritto, ma con un concentrato di pregiudizi, luoghi comuni e pure un certo retrogusto classista di borghesia calabra e rapace, tale da renderlo per molti aspetti fastidioso ed irritante. Si evince chiara la tipica spocchia di “quello che ce l'ha fatta”, ma a fare cosa mi chiedo? Sarebbe bello un giorno scoprirlo. Una regola della letteratura vuole che soltanto i forestieri ed i viaggiatori possono avere il diritto di raccontare una città, non certo i suoi abitanti e cittadini il quale giudizio è sempre inevitabilmente turbato ed inquinato dall'amore e dall'odio provato nei confronti del luogo in cui si è cresciuti...Per cui io, in quanto calabrese paesano di provincia, ho la presunzione d'osservare Cosenza da un'angolazione privilegiate rispetto agli stessi cosentini...Così come chi non è napoletano vede Napoli sotto una luce diversa, più distaccata ed obbiettiva, lo stesso vale per Roma o Milano ed in egual misura, quindi, per ogni altro posto. Lo sguardo del forestiero, del viaggiatore o del pendolare riesce a cogliere particolari e dettagli invisibili a quello indigeno ed autoctono. Per tale ragione, innanzitutto, mi sento di dire che Cosenza è una città bellissima anche esteticamente; la parte vecchia, il castello, ed il lungo fiume sono dei bei posti...Geograficamente è poi situata fra la Sila ed il mare ed uno potrà dire "si vabbè ma il mare a Paola non è il massimo e la Sila è sopravvalutata" ...ma prima di sostenere questo bisogna sempre avere presente che la gran parte delle altre città è immersa in lugubri pianure, in deserti post industriali, in nebbie e zanzare rispetto alle quali cose come il mare e la montagna appaiono miraggi...Cosenza è una città universitaria vera e propria, ed un altro può pure obbiettare "ma il campus è fuori mano ", detto questo dovrebbe chiedersi che cosa sarebbe senza l'università e le decine di migliaia di studenti che la popolano...Forse una Sassuolo calabrese piena di disoccupati, senza fabbriche, imprenditori potenti e squadre di calcio in serie a?...Cosenza non è il comune ma la sua area urbana, una piccola metropoli vivace culturalmente ed attiva che attraversa Rende, i municipi limitrofi, il campus e la vecchia city, abbracciando più di cento mila persone....A Cosenza ci sono tanti giovani, controculture, libertà sessuali, scene musicali, locali, centri sociali, movimenti, teatri, curve calcistiche di sinistra, associazioni e tante altre cose...Cosenza è una città solidale ed antirazzista molto più di tantissimi altri luoghi d'italia. Questo non succede in tutte le città e non è affatto scontato. Ed anche il solito ritornello che in provincia le cose arrivano sempre dopo, francamente lascia il tempo che trova. Con internet tutti possiamo accedere a tutto a Berlino come in Calabria, le distanze si accorciano riuscendo a sentire e vedere persone che vivono dall'altra parte del pianeta. In proporzione ad un concerto “oi” piuttosto che a quello “indi”, a Milano come a Roma, ci sono gli stessi quattro gatti di Cosenza, anzi...Sarà anche piccola ma c'è tutto quello che serve. Ci sono parchi, negozi, , cinema, palazzi e piazze. Allora mi chiedo perchè bisogna sempre auto convincersi che il centro del mondo sia irraggiungibilmente altrove, per quale ragione dobbiamo introiettare questo senso di minorità culturale?...Per quanto tempo questa colonizzazione dovrà farci disprezzare quello che siamo? La storia dell'umanità non sta forse passando dal mediterraneo con l'esodo dei migranti che trovano proprio nell'estrema porta sud dell' Europa il loro primo approdo?. Qual'è allora il centro del mondo? Il nord chiuso e razzista oppure il sud meticcio coagulo di culture diverse e contraddizioni? C'è più mondo a Napoli e Palermo oppure a Milano e Roma? Qual'è il metro di giudizio, il criterio e la misura? I soldi, le automobili o che altro? Ma ci deve essere comunque “uno che ce l'ha fatta” a ricordarci d'essere sfigati se viviamo ancora al sud, ma perchè poi? O peggio un figlio di papà mandato a fare l'università da fuori sede al nord, che ritorna e fa pesare il suo status di ricco, affermando che quaggiù siamo ancora indietro, ma rispetto a cosa? Per carità, una persona può decidere di vivere dove meglio crede, viaggiare, girare il mondo, ma se si emigra dal sud Italia lo si fa per una sola ragione: la mancanza di lavoro. Tutto il resto è la spocchia “di quello che ce l'ha fatta”, ma a fare cosa? E la Calabria intera, in tutte le sue diversità e problematiche , non è forse come la California? Una penisola nella penisola con mare, boschi e montagne ovunque, con storie, miti e leggende, con un clima stupendo in cui l'estate dura da maggio ad ottobre in luoghi favolosi ed incantevoli.
Oppure a Quartoggiaro o a Tor Capocchia, si vive meglio che in un piccolo paese in provincia di Cosenza, Catanzaro o Reggio? Io sinceramente non credo che sia così. Considero la qualità della vita calabrese di gran lunga superiore a quella delle metropoli inquinate, pericolose, trafficatissime ed ormai tutte uguali. Si è vero, ci sono, ovviamente, tantissimi problemi per i quali bisogna lottare contro il potere infame che governa e decide sulle nostre vite, ma non sono poi così diversi da quelli che hanno anche in Lombardia, in Veneto o in Piemonte. O forse la mafia esiste solo nel meridione? O forse la povertà e le ingiustizie sociali al nord non hanno dimora?...
Al tizio che scrive su “vice” raccontando com'è vivere al sud mi viene da dire solo che la Calabria non è pranzetti e muretti, ma molto, molto altro e Cosenza non è soltanto una banale e depressa provincia meridionale, ma una vivace e ridente città, prima ancora che europea, del mediterraneo, vero e proprio centro del mondo.