martedì 26 gennaio 2016

MAGGIORITARI E PROPORZIONALI


Nella vita ad un certo punto bisogna scegliere tra il proporzionale ed il maggioritario...Sono due modelli esistenziali oltre che elettorali. Aderendo al maggioritario si decide di stare dalla parte dei più forti, dei vincitori anche quando formalmente perdono. In sostanza si affronta il mondo con violento cinismo, dominati da una competizione sfrenata per ottenere un posto al sole nelle buie stanze del potere...Senza sogni ed utopie il maggioritario diventa l'unica via possibile. Se tutti lo fanno, se tutti lo dicono, significa che qualcosa di vero e di giusto ci sarà, e chi non oltrepassa la soglia di sbarramento muore. Questi sono i principi cardine del maggioritario. I troppo poveri, i devianti, i rompi scatole, gli adulteri, gli amorali, i miscrendenti, i ribelli, i libertini, gli amanti, i poeti, gli zingari, i neri, le streghe, i bordelline... ect...ect...Sono tagliati fuori dal sistema  che calcola le emozioni ed i sentimenti in base ai like del social network, alla quantità di denaro presente nel portafogli, al posto fisso, al conto in banca, alla reputazione ed allo status....Il maggioritario è il nazional popolare, il buonsenso dei benpensanti, è rai uno e canale cinque, Don Matteo e Checco Zalone il cozzalone, il tamarro, è il becero conformismo, la famigliola felice di barilla e mulino bianco, la rassegnazione del “questo è comunque il migliore dei mondi possibili e che cosa vuoi farci se ha sempre funzionato così”....Nel sistema maggioritario gli uomini dominano subdolamente sulle donne e le persone, costrette, restano insieme anche se non si amano più e magari pure si odiano, soltanto per non dare scandalo, per non perdere la reputazione e riuscire a superare la fatidica soglia di sbarramento, spesso utilizzando i figli come arma contundente da sferrare contro il proprio partner. Nella società maggioritaria impera il pensiero unico con due sole sfumature fondamentalmente, l'una uguale all'altra. Ci si veste bene per dignità, per decoro, non si dicono parolacce, niente scritte sui muri, si va in chiesa anche se non si crede, si corteggiano i ricchi ed i potenti nella speranza che questi facciano qualche elemosina, si serve,si subisce e si obbedisce...Governabilità e competitività....in politica, nei sentimenti, nei rapporti, nei gusti, nelle abitudini, nelle mode, nel tempo libero, nel sesso...tutto deve essere governabile e competitivo, conforme....pena il restare esclusi, il rimanere fuori, il non ottenere il tanto agognato seggio....
Ma se si sceglie di stare con il proporzionale allora è tutto il contrario...La visione del mondo cambia radicalmente. Le minoranze hanno il diritto d'esserci sempre, ogni colore può essere rappresentato, ogni grammatica sentimentale, ogni contraddizione ha dimora nel sistema che non prevede soglie da superare, non contempla sbarramenti, ma solo alchimie, fantasie,  equilibrismi, acrobazie ed  immaginazione da tramutare in formule magiche, precari e delicati fili d' alleanze per il governo delle minoranze che si uniscono. Nel proporzionale tutti hanno cittadinanza, tutti hanno diritto di parola. E' la fantasia al potere. La visione proporzionale della vita considera ogni sua variabile e deviazione, le comprende umanamente in quanto crede nella ricchezza della complessità in una società che non può certo essere ridotta a due sole sfumature dello stesso monotono grigio. Nel proporzionale hanno asilo politico gli esclusi che non riescono a superare lo sbarramento del maggioritario. Così ci si veste come si vuole, si può contraddire , dire e fare come meglio si crede, ed è necessario essere contro corrente. E' un sistema poliamoroso  in quanto prevede la possibilità di potersi  amare in tre, quattro, cinque, sette, otto e non soltanto in due. Non c'è solo la coppia o la famiglia, ma mille altri modi per stare insieme e condividere l'esistenza. Nel proporzionale è ammesso lo scandalo, lo spergiuro, lo sberleffo dell'autorità, la sovversione, la derisione del potere, la messa in discussione di tutto. Rappresentanza ed uguaglianza, certamente imperfetta, come del resto sono gli esseri umani. Ma nella vita proporzionale anche il barbone, il senza casa,  il vagabondo, gli estremi, il miserabile, gli ultimi, gli sfortunati, l'insorto, il blasfemo, il cattivo pagatore, il sognatore, il fallito, il perdente, ect...ect....possono aspirare ad ottenere un seggio, un invito ufficiale al gran ballo collettivo della democrazia..
Quando ti ho vista in quel locale eri così bella e perfetta, ballavi sexy tutta sola e gli altri ti guardavano incantati. Io ero vestito come un vecchio, fuori moda e fuori tempo, totalmente fuori contesto, mentre tu sembravi una Mariaelena Boschi in discoteca che tutti salutavano, sorridevano, ammiravano. Ti osservavo da lontano con un bicchiere in mano, eri talmente distante dalle mie percentuali di consenso che di sicuro non sarei mai riuscito ad entrare nel tuo parlamento. Non potevi che essere una maggioritaria, con quella sicurezza che ostentavi fiera,  tipica di chi ha capito tutto della vita, dove stare e di quale coalizione fare parte. Poi ti sei avvicinata per stringere altre mani e baciare altre guance ed involontariamente mi hai rovesciato il cocktail addosso. Quel fortuito  incontro è stato come una crisi di governo, uno sciopero generale ad oltranza, un grosso movimento studentesco che diventa sociale, un'insurrezione popolare di piazza, un tumulto, una scottante inchiesta della magistratura che ha fatto vacillare le tua certezze. Imbarazzata, in palese difficoltà, quasi impaurita per la mia reazione, mi hai chiesto immediatamente scusa. Io, un povero ragazzo proporzionale puro, non potevo che essere gentile, travolto com'ero dalla timidezza tipica del partitino da zero virgola, sconvolto dai dissidi interiori e delle mille scissioni interne. Ti ho detto “non preoccuparti, può succedere” e tu ancora più in difficoltà dopo un attimo d'esitazione, hai inaspettatamente dato le dimissioni dal tuo ministero, rispondendomi “ no, dai, ti ho rovesciato tutto addosso, fatti almeno offrire da bere”. Ero sorpreso, non credevo che bastasse così poco per far cadere una ministra dalla sua poltrona. Allora, come ogni proporzionale che si rispetti, senza soldi, con tanta sete e voglia di seggio, ho accettato di buon grado. Osservavo le tue riforme davvero interessanti e cercavo di rompere il ghiaccio parlandoti dei miei diritti civili sempre violati da me stesso, delle mie adunate sediziose interiori sistematicamente perseguitate dai lasciti del codice Rocco fascista. Qualche battuta banale e tu già ridevi meravigliosamente. Ti guardavo negli occhi per capire se era possibile un'eventuale alleanza elettorale o almeno qualche battaglia insieme contro la maggioranza. Se parlavi proprio con me fra tutta quella folla di palestrati, fighi, presunti statisti ed  hipister, di sicuro non potevi che stare all'opposizione. Con sommo stupore scoprivo che anche tu eri una convinta proporzionale. C'era sintonia, intesa su tanti temi al punto da poter siglare l'accordo, mentre con lo sguardo circumnavigavo il perimetro della tua deliziosa bocca. Abbiamo passato tutta la serata ad annusarci, in totale isolamento politico con tutto il resto dell'arco costituzionale. Discutevamo di regimi democratici ed autoritarismi nei sentimenti. Di come alcune relazioni possano diventare totalitarie dittature. Mi raccontavi di quando subisti un golpe al cuore dal tuo ex, che ti mollò proprio nel momento in cui avevi deciso di voler rimanere in cinta. Fù per te un tragico colpo di stato militare, quasi come quello cileno dell'11 settembre 73.. Addirittura, mentre ne parlavi, iniziasti a piangere dignitosamente, evidentemente avevi ancora troppi prigionieri politici rinchiusi nelle galere di quel regime. Ti strinsi fra le braccia, stupito da quella magica ed insolita intimità, mi stavo chiaramente innamorando. Ora però toccava a me rivelarti qualche segreto di stato. Allora ti dissi che per quanto riguardava il mio passato sentimentale avevo inanellato una serie di clamorose sconfitte elettorali, che manco la gioiosa macchina da guerra d'Achille Occhetto nel 94. Ti raccontai di quella volta che venni tradito dalla mia compagna e fui costretto a negare la fiducia, facendo cadere quel governo fondato su una storia che non poteva più reggere agli urti della crisi. Ormai ci comprendevamo, l'intesa era totale, tutte a due avevamo capito che saremo sempre stati minoranza anche dentro noi stessi. Non ce ne eravamo nemmeno accorti, ma mentre discorrevamo di modifiche costituzionali nella nostra vita, la sala si era svuotata, la serata stava terminando ed il dj rimandava tutti e tutte alle camere. Venne una tua amica ad invitarci in un altro locale per una noiosa ed inutile commissione parlamentare. In maniera perentoria, quasi all'unisono, rifiutammo l'invito con gentilezza, ma allo stesso tempo decisi come un decreto legge con corsia preferenziale. Allora mi guardasti fissa negli occhi, chiedendomi “che facciamo?”. Sapeva di referendum confermativo quella domanda. Io risposi immediatamente “vieni a casa mia”. Tu dicesti subito di si, ed il quorum venne presto raggiunto con estrema facilità. Noi due eravamo ormai entrati in vigore. Eravamo diventati legge erga omnes. D'altronde avevamo appena scoperto d'essere vittime dello stesso incubo ricorrente, responsabile d'aver turbato la nostra infanzia, fin da quando un ricco uomo pelato  dagli schermi televisivi dichiarò di voler scendere in campo. Ma, d'altra parte, il fotogramma di un altro pelato appeso a testa in giù, ci rincuorava, scacciando le paure e controbilanciando i demoni suscitati da quel brutto sogno televisivo. Rapidamente ci ritrovammo catapultati fuori  in strada dove  corremmo fino a perdere il fiato. Fuggivamo da tutti quegli odiosi vermi fascisti che brancolavano nell'oscurità della notte e stavano sempre in agguato. Schifosi mostri razzisti che presto avremmo sconfitto definitivamente, ricacciandoli nelle loro sudice fogne per il sorgere del nostro sol dell'avvenire. Dunque giungemmo a destinazione, all'Avana insieme alle truppe rivoluzionarie della guerriglia del Chè. Poche parole sulla nazionalizzazione di tutto, la pianificazione dell'economia ed il socialismo reale,  e  poi facemmo l'amore,  fu come la presa del palazzo d'inverno, fu la nostra rivoluzione...la felicità..
Tu, ovviamente, non sei mai esistita e forse manco io che scrivo attraverso questo finto alterego reale. Ma resta il fatto che, senza dubbio, preferisco di gran lunga il proporzionale al maggioritario e fanculo alla governabilità...sempre in sintonia con lo 0,5 %...

Giulio Andreotti....