Se chiedi ad un cattolico praticante o ad un cristiano di diversa confessione, quale legge venga prima tra quella scritta nella bibbia e nei vangeli e quella pronunciata nei principi fondamentali della costituzione repubblicana, lui ti potrà rispondere qualsiasi cosa per compiacere, ma con tutta evidenza nel suo cuore la bibbia ed i vangeli verranno prima di ogni altra cosa...Se chiedi ad un musulmano praticante quale legge venga prima tra quella del corano e quanto recita la costituzione italiana, la sua risposta sarà meno ipocrita nel compiacerti, ma fondamentalmente uguale a quella dei cristiani: il corano, la parola del profeta, viene prima di tutto. Se chiedi ad un ebreo la stessa cosa, ugualmente per lui la Torà verrà sempre prima della costituzione. La questione della laicità non è una masturbazione borghese, un vizio, un lusso, come tanti idioti anche a sinistra pensano, ma il frutto di secoli e secoli di sanguinose battaglie per l'emancipazione, per la lotta di classe, il più delle volte di matrice socialista, anarchica, comunista in senso rivoluzionario, oltre che illuministe e giacobine. La laicità è quella cosa che permette a tutti di poter professare la religione che vogliono, di credere in Dio o di credere in niente non praticando alcuna fede. In un paese laico, per il sentire comune, la Costituzione, la legge, hanno il primato su tutto il resto, aldilà di quello che possono pensarne a riguardo cristiani, musulmani, ebrei, ect...ect....Settantanni fa in Italia le donne non potevano nemmeno votare, lo fecero per la prima volta solo nel 1946. Queste, fino a tale data, non avevano neppure personalità giuridica. In pratica per la legge non potevano condurre transizioni economiche, stipulare e sottoscrivere contratti, vendere o comprare qualcosa. Bisognerebbe ricordarlo a tutti i beceri nostalgici che rimpiangono il duce. Infatti, fu solo dopo la resistenza partigiana contro il nazifascismo, proprio per il loro fondamentale contributo in battaglia, che si rese inevitabile mettere in costituzione l' uguale riconoscimento giuridico rispetto all'uomo. E per le donne che hanno preso il fucile in spalla, che hanno rischiato la vita ed il carcere, per tutte quelle uccise in guerra, che tutto questo è stato ottenuto. Di sicuro non per merito di quelle che rimanevano in casa a cucinare, pulire, stirare e farsi violentare dal marito ubriaco. Chechè ne dica miss italia. Nella storia le conquiste sociali si ottengono combattendo, lottando perchè il potere non regala mai nulla. Ma successivamente al 46 restava ancora tanto da fare ed addirittura, fino alla sentenza della corte costituzionale del 1969, secondo la legge in Italia risultava punibile l'adulterio femminile con una pena che variava da uno a tre anni di reclusione, mentre quello maschile non era perseguibile penalmente essendo legittimato socialmente e culturalmente. Questa norma restò in vigore nella giurisprudenza sino al 1975 prima della riforma del diritto di famiglia dello stesso anno. Del resto fino al 1970 veniva ancora previsto nei nostri codici giuridici il delitto d'onore. Ovvero un grande sconto di pena per l'uomo che uccidevano la moglie, la sorella o la figlia al fine di difendere l'onor proprio e quello della sua famiglia. In sostanza si poteva ammazzare un congiunto per legittima difesa dell'onore famigliare senza andare mai in galera, vista la totalità delle sentenze che assolvevano con quest'attenuante. Ciò derivava dai principi giuridici del Pater Familias e dello Ius Corrigendi che consistevano nel diritto da parte del capofamiglia di picchiare per fini correttivi e di disciplina chiunque si trovasse ad abitare presso il suo stesso domicilio (cane e nonnina inclusi). Tali principi in materia di diritti individuali determinavano la tradizione giuridica dei codici. Poi con le grandi lotte sociali ed il movimento femminista si raggiunsero dei grossi traguardi come il referendum sul divorzio nel 1974 e con la legge 194 sull'aborto del 1978. In quanto prima di queste clamorose vittorie di civiltà, dal punto di vista giuridico, erano sempre gli uomini a disporre e decidere sul corpo delle donne. L'uguaglianza formale con il genere maschile non è compiuta se non comporta anche la libertà sessuale per tutti. Dal punto di vista sostanziale, invece, restavano e restano ancora oggi grossi problemi. Ad esempio in Italia fino al 1981 allorché un uomo commetteva, nei confronti di una donna nubile e illibata ( stupro o violenza carnale punibile con la pena prevista dall'art. 519 del codice penale) , onde evitare il processo o al fine di far cessare la pena detentiva inflitta, poteva offrire alla ragazza il “matrimonio riparatore” facendo così cessare ogni effetto penale e sociale del suo delitto (art. 544 cod. pen., ora abrogato). Se la ragazza rifiutava la riparazione offerta subiva il disprezzo sociale, e presumibilmente non si sarebbe più sposata.
Ma solo nel 1996, cioè l'altro ieri, furono abrogati gli articoli riguardanti i reati contro la morale che erano il “Ratto a fine di matrimonio” e il “Ratto a fine di libidine” . Il codice distingueva il ratto a seconda del fine che il rapitore si proponeva e puniva meno gravemente chi rapiva a scopo di matrimonio (Matrimonio riparatore di cui sopra), e più gravemente chi rapiva a fine di libidine, ritenendo evidentemente che privare della libertà una donna e coartarne la volontà allo scopo di sposarla fosse meno grave. Cioè la donna veniva considerata dalla legge alla stessa stregua di un oggetto che chiunque poteva rompere purchè poi si assumesse l’onere di raccoglierne i pezzi. E si poteva dire forse che il ratto a scopo di matrimonio era la parte peggiore, perché se nel ratto a scopo di libidine la donna poi poteva fare la propria vita, in quello a scopo matrimoniale doveva, invece, restare al fianco del proprio stupratore, in quanto merce avariata e non più proponibile, senza più nessuna possibilità di scelta per tutta la vita. La vicenda ed il coraggio di Franca Viola nella sicilia degli anni 60 lo spiegano molto meglio.
Tutti questi articoli, se pur in gran parte abrogati, hanno lasciato molte tracce nascoste nei meandri del diritto, residui spesso presenti nelle norme e nella sentenze della giurisprudenza in materia. Questo è frutto dell'influenza esercitata sull'attuale ordinamento da parte del Codice Rocco, elaborato e promulgato in pieno regime fascista. In cui la parte più difficile da modificare, alla quale giuristi erano attaccati per tradizione, era (e lo è tuttora) quella dei diritti individuali. Tra questi un particolare interesse veniva destinato al mantenimento del sistema familiare patriarcale fascista in cui la donna era (o è?) “sposa e madre esemplare”, creatura soggetta ed obbediente al suo destino biologico, alla funzione riproduttiva esaltata come missione per il bene della Patria, cioè del Regime. Ciò è inoltre ribadito dalla visione cattolica della famiglia tradizionale ancora fortemente presente e radicata nella maggioranza degli italiani.
Per cinquantanni il nostro paese è stato governato da un partito confessionale, per nulla laico, dal nome chiaro ed inequivocabile: Democrazia Cristiana.
Dunque possiamo affermare che l'italietta bigotta e democristiana di nemmeno trentanni fa, non era poi tanto differente dagli stati musulmani in cui oggi vige la sharia legge islamica. Perchè, appunto, la legge di dio secondo tutte le tre grandi religioni monoteiste prevede l'inferiorità dalla donna che deve sottomettersi all'uomo. Se i libri sacri sono dogmatici dunque immodificabili, le leggi e le costituzioni sono oggetto del cambiamento storico, del progresso, delle lotte per l'emancipazione dall'ignoranza e dall'oscurantismo religioso integralista. Costituzionalmente si può progredire ma allo stesso tempo anche regredire, dipende dalla storia scritta e fatta dagli esseri umani in carne ed ossa e non da presunte divinità, santi e profeti. E' passata da poco la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Dramma, questo, che prosegue con accenti diversi in ogni angolo del pianeta, ad occidente come ad oriente, da noi come da loro, e trova continue giustificazioni e legittimazioni nelle visioni fasciste e maschiliste della società, ma soprattutto in tante interpretazione dei salmi e dei versetti religiosi del cristianesimo come dell'islam...
Miscredente...

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