lunedì 15 dicembre 2014

Per un elogio alle serie tv. Romanzo criminale ed i fatti di mafia-capitale.


Per un elogio alle serie tv. Romanzo criminale ed i fatti di mafia-capitale.

La letteratura dipinge la storia rendendola indelebile nel tempo e nella memoria. Soltanto i romanzi hanno quest'immenso potere. Il romanzo rimane, ispira, crea, distrugge e plasma gli eventi fissandoli nell'immaginario collettivo. Probabilmente è la forma d'arte più profonda perchè entra nelle anime dei personaggi che vivono nelle sue pagine, dipingendone i caratteri, le forze e le umane debolezze, per penetrare nella coscienza e nella fantasia del lettore. In questo scorcio di secolo, appena quattordici anni, l'unica opera letteraria italiana che verrà ricordata dai posteri, è senza dubbio il Romanzo Criminale di De Cataldo (un ex magistrato). A torto o a ragione quest'opera è ormai patrimonio popolare dell'intera società, come solo i grandi romanzi possono diventare. La sua grandezza è stata quella di far riemergere della fogna dei misteri italiani un pezzo di storia cruciale e scomodo degli anni settanta ed ottanta. Appunto, l'immane potenza della letteratura che inchioda un paese dal passato torbido di conti in sospeso mai risolti, alle sue responsabilità storiche. Non è la qualità letteraria del libro in sè, ma la sua capacità di raccontarci, di creare e d'attualizzarsi nella contemporaneità. Infatti, la storia della Banda della Magliana non può essere letta soltanto come una banale vicenda poiziottesca di criminali, in quanto si tratta dell'affresco di un' epoca fondamentale per il nostro paese attraversata da movimenti politici, trasformazioni sociali, lotta armata, violenza, bombe ed intrighi di potere. Quel periodo in cui uno Stato fragile si serviva dei banditi per mantenersi in vita e ristabilire un equilibrio d'interessi, nella strategia della tensione. Dal caso Moro, all'eversione nera delle stragi fasciste di stato, dal Vaticano, a Calvi e Sindona, dai servizi segreti, alla P2, dalla mafia siciliana, alla 'ndrangheta, fino alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Tutti i pericolosi segreti italiani si sono intrecciati con il destino della banda, passando da Roma capitale. Questo è storicamente provato dalle inchieste giudiziarie, ed allo stesso tempo raccontato dalla letteratura. Un romanzo potente, dunque, in primo luogo una storia d'amicizia fra miserabili ragazzini di borgata che diventano grandi e potenti boss riscattandosi dalla povertà delle baracche. Una vicenda umana ma anche politica. Oramai è del tutto impossibile scindere l'autentica storia avvenuta davvero in quegli anni, da quella romanzata. La fantasia si è del tutto confusa con la realtà. I personaggi si sovrappongono nei nomignoli veri ed in quelli inventati dallo scrittore. Il negro è il libanese capo storico della banda, accattone diventa ricotta, renatino il dandi, il nero ancora non era “cecato”, il freddo si è pentito e l'operaietto forse era fierolocchio oppure scrocchiazecchi, chi lo sà. Il romanzo intanto si mischia con la realtà, si fonde, si evolve e si riproduce. Un cortocircuito fra cronaca e letteratura, tra fiction e reale, che ridicolizza il potere e la figura dei criminali. Tutto assume il tono del già visto, diventando macchietta liquidabile in una battuta romanesca: “stacca para pe tutti”. Il mito letterario viene sconsacrato e deriso dai fatti di cronaca.

Dal Romanzo Criminale è stato tratto un buon film di Michele Placido ma soprattutto una straordinaria serie tv. La fiction è la trasposizione perfetta del romanzo, molto più del cinema, perchè i personaggi hanno maggiore respiro e la storia si può sviluppare in maniera più diffusa . Una serie di due stagioni, in costume, ambientata negli anni settanta ed ottanta, in cui rivive quel periodo con dovizia di particolari, nelle atmosfere, nell'abbigliamento, nella musica, con i cambiamenti sociali sullo sfondo della sceneggiatura. Il contesto storico della lottarmatismo, della contestazione sociale, dell'autonomia e dell'eroina che invade le strade è la cornice della prima serie. La sorella di Scialoia, il commissario che indaga sulla banda, è infatti una militante autonoma che viene aiutata a diventare latitante riparando in Francia, come in tanti di quella generazione; il fratello del freddo è un tossicodipendente che va in overdose. Nella seconda stagione c'è invece tutta l'opulenza ed il consumismo vorace degli anni ottanta, in cui si girava con il sole ventiquattrore in tasca per la febbre della borsa, mentre le trame oscure, i ricatti del palazzo e della chiesa con la mafia erano la cifra esatta del potere corrotto. I vestiti, le automobili, le musiche mutano gradualmente. Dal bar “da franco” si passa ai nait club. Dalla strada pasoliniana delle dune di ostia, si arriva alle ville di Scarface. Nella serie tv i personaggi vivono nei loro caratteri e soprattutto assumono un volto ed una voce riconoscibile allo spettatore, una fisicità che li rende vivi. La trama si dipana seguendo passo dopo passo il romanzo, restando il più fedele possibile a quanto davvero avvenuto storicamente, ma non perdendo mai di vista la sceneggiatura e le invenzioni narrative della fiction. 

I fatti di cronaca dell'inchiesta Roma-capitale sembrano il proseguo perfetto della terza stagione, ma invece non sono altro che la cruda verità. Il nero, il contatto fra la banda ed i nar (gruppo di terroristi fascisti attivo in quegli anni), esiste davvero e domina ancora oggi sul comune di Roma. Nel romanzo, nella serie tv e nella realtà questo mitologico personaggio maligno presta le sue gesta alla banda, ai servizi segreti ed alla mafia, in cambio di armi, protezione ed impunità. Accusato di diversi omicidi politici di militanti dell'estrema sinistra, d'aver partecipato e tante stragi come quella di Bologna, d'aver assassinato il giornalista Pecorelli e di altri numerosi delitti, addirittura perde un occhio in uno scontro a fuoco con la polizia. Misteriosamente, grazie alle sue protezioni, resta in libertà, sopravvive e nel 2014 decide la destinazione degli appalti e dei flussi di denaro per l'emergenza d'immigrati e rom nella capitale. Storicamente sia la banda della Magliana, che Cosanostra e la Nuova Camorra Organizzata, tramite il nero, appunto Carminati, hanno usufruito delle perizia psichiatriche da parte del noto criminologo fascista Semeraro, poi ucciso dalla mafia cutoliana. Attenzione, questo non è il romanzo o la fiction ma la cronaca del passato ed in particolare del presente di questi giorni, anche se ormai per effetto della straordinarietà del fenomeno, fantasia e realtà si sovrappongono contaminandosi reciprocamente. 

Comprendere a pieno i fatti di mafia-capitale, di cui evidentemente l'attuale inchiesta è soltanto la punta di un iceberg ben più grosso, risulta quindi impossibile senza aver visto la serie tv o letto il romanzo di De Cataldo. La scena con cui inizia la fiction è infatti quella del “bufalo”, nella realtà boss della banda tuttora vivo, che in un bar di periferia fa secco un giovane coatto colpevole d'averlo picchiato mancandogli di rispetto. Il “bufalo”, una volta ucciso il ragazzo, urla a squarciagola “io stavo cor libanese!!”. Il presagio di una storia da romanzo che continua ancora oggi nella realtà dei meandri della corrotta, nera, Roma capitale. Di recente una geniale pagina facebook “Alemanno che se pia roma insieme ar nero”, in poche settimane ha raggiunto i venti mila fans, associando alle foto dei politici inquisiti le frasi cult della serie, dando
forma e sostanza ad una corrispondenza inquietante, vera ma allo stesso tempo esilarante e satirica, fra quanto sta accadendo nella città eterna e quello che è stato invece romanzato...Miracoli della letteratura, potenza dei romanzi, grandezza delle serie tv.


giovedì 27 novembre 2014

VOTO E NON VOTO IN CALABRIA. GATTOPARDI,VINCITORI E VINTI. VERO LABORATORIO POLITICO PER IL PAESE


Nel 2005 Agazio Loiero (partito democratico con una coalizione di centrosinistra sul modello dell'ulivo) vinceva le elezioni regionali in Calabria con il 59% ed un distacco di venti punti percentuali sullo sfidante di Forza Italia, Sergio Abramo, poi divenuto sindaco di Catanzaro. Succedendo così al terribile governatore di forzista Giuseppe Chiaravalloti, travolto da numerose inchieste giudiziarie per mafia e malaffare. Nel 2010 Giuseppe Scopelliti (popolo delle libertà centrodestra) vinceva largamente le elezioni regionali con il 57,7% dei voti contro il 32% ottenuto dall'uscente governatore Loiero. Dopo il (caso Fallara), la condanna per fatti di malaffare e mafia dello stesso Scopelliti e le sue conseguenti dimissioni, il 23 novembre del 2014 Mario Gerardo Oliverio (PD, dalemiano) come previsto da ogni pronostico, diventa il nuovo presidente della regione Calabria con oltre il 60% dei voti, mentre la sfidante Wanda Ferro (Forza Italia) si attestata soltanto al 23%, a quasi quaranta punti di distacco dal vincitore.

Questi dati ad uno sguardo superficiale potrebbero far pensare che la democrazia dell'alternanza in Calabria sia perfettamente rispettata. Una volta a destra ed una a sinistra con un elettorato incline al combiamento. Ma nella realtà dimostrano la vera natura del potere politico non solo calabrese. Celano il conformismo ed il trasformismo, quella predisposizione naturale al salto sul carro del vincitore non appena se ne annusa il profumo. Uno sport nazionale che in Calabria trova la sua culla naturale. Ad ogni elezione si ripropone lo stesso desolante scenario, probabilmente in precedenza deciso a tavolino in qualche stanzetta segreta. Infatti, nelle liste di Oliverio è un fiorire di pentiti scopellitiani illuminati sulla via di damasco. Dei veri e propri grumi di potere che si riciclano ad ogni cambio di vento. Come Elio Belcastro (ex sottosegretario dei governi Berlusconi), Pasquale Tripodi (già Udeur), Rocco Sciarrone (ex consigliere provinciale di Forza Italia e organizzatore dei pullman di sostenitori da schierare sotto Palazzo Grazioli in difesa del Caimano) e Flora Sculco (figlia d’arte di Enzo, ex consigliere regionale della Margherita che, dopo aver lasciato la poltrona perché condannato a 4 anni per concussione, fondò, i “Demokratici” e sostenne Scopelliti). Qualcuno è stato eletto ed altri no, ma questo ha un'importanza del tutto relativa. Il codice etico è rimasto chiuso nel cassetto, ma siamo in calabrifornia ed Oliverio, vecchia volpe della politica dal 1980 consigliere regionale, sindaco, poi assessore, deputato e presidente di provincia, insieme ai suoi “compagni” di merenda dalemiana Nicola Adamo e la moglie Enza Bruno Bossio, sanno bene che è meglio non rischiare la pelle, per vane questioni di principio. Ad esempio il renziano Antonio Scalzo (campione di preferenze nella circoscrizione centro con ben 12.712 voti) è uno dei pochi consiglieri regionali uscenti ad essere stato ricandidato ed alcuni giorni dopo rinviato a giudizio per presunti illeciti nella gestione della Agenzia regionale di protezione ambientale (Arpacal), ma non è il solo. Comunque, a scanzo d'equivoci, tutti quelli che ancora non sono ancora renziani, si stanno preparerando a diventarlo, anzi già lo stanno facendo. A Reggio c’è poi un bel fascicolo sui rimborsi percepiti da oltre una trentina di consiglieri indagati per peculato e candidati non soltanto nelle fila del Pd. Intanto un altro importante potentato nella regione che fa capo ai fratelli Gentile, dell'affaire cinghiale, si è riunito nelle fila dell'ncd, superando lo sbarramento e sperando in una forma “d'accurduni” post elettorale. Per quei pochi sopravvissuti rimasti a destra nella fila di Forza Italia è invece il tempo della sopravvivenza, aspettando che il vento cambi di nuovo.

Più che di flussi elettorali bisognerebbe parlare del riposizionamento dei potentati locali, di clientele sparse nella regione. In tal senso il trasformismo ed il gattopardismo (del tutto cambi purché resti sempre tutto uguale) , costituiscono l'unica logica politica non solo in Calabria ma in tutto il paese. Quanti nel pd sono coloro i quali prima erano schierati fermamente contro l'ascesa di Renzi e dopo la sua totale vittoria dentro il partito, si sono subito allineati al nuovo padrone? Quanti giornalisti, artisti, intellettuali, comodini da talk show e vari lacchè da salotto hanno fatto esattamente la stessa cosa?. Il trasformismo è dai tempi di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che rappresenta la patologia principale della politica italiana. Addirittura oggi nell'epoca post ideologica del renzismo e del suo partito della nazione, è considerato come una vera e propria qualità, molto apprezzata dall'establishment mediatico e politico. L'oligarchia calabra in tal senso è davvero un laboratorio avanzato, un modello al quale Renzi s'ispira nel suo progetto d'americanizzazione della politica, in cui il potere viene monetizzato svuotando la democrazia formale di ogni senso. La direzione è esattamente quella che si sta tracciando attraverso le riforme elettorali e quelle costituzionali ed istituzionali del patto del Nazareno. Patti, accordi ed “accurduni” con chicchessia che in Calabria, dove il consociativismo è di casa, si fanno da quando il giovane Renzi era ancora solo un boy scout.
Proprio per questo motivo il voto calabrese è di gran lunga più importante di quello emiliano romagnolo, in quanto fornisce una cartina di torna sole formidabile per comprendere in quale burrone sta andando a finire l'intero quadro politico nazionale.

Anche quaggiù ha vinto l'astensione. Personalmente sono contento perchè faccio parte della maggioranza politica del 56% degli aventi diritto che ha disertato le urne calabresi. Però, l'importante dato non va analizzato in modo troppo trionfalistico, perchè se da un lato bisogna rallegrarsi per un'ulteriore delegittimazione della classe politica regionale ed anche nazionale, dall'altro è necessario riconoscere che nelle strade calabresi non c'è per nulla l'insurrezione, tutt'altro. Non ci sono consigli, agorà ed assemblee popolari disseminati in ogni comune, non vi è una richiesta di partecipazione dal basso. I sentimenti che dominano sono invece l'indifferenza e la rassegnazione. Eppure negli ultimi giorni, forse, qualcosa d'importante è accaduta.  Negli scontri di Cosenza per la contestazione a Renzi ed Oliverio, come dimostrano i dati sull'affluenza, i manifestanti che sono scesi in piazza erano di gran lunga più rappresentativi e maggioritari rispetto al PD rintanato in una scuola per battere le mani ai propri capi. La matematica  non è un'opinione. La gran parte  dei calabresi si è riconosciuta, consapevolmente o inconsapevolmente,  in chi si scontrava con la polizia fuori dell'auditorium dove le truppe cammellate di signorotti, lacchè e mafiosetti del partito democratico sedevano su comode e calde poltrone senza fare troppo caso a quanto stava invece succedendo per le strade. La polemica sui numeri della contestazione lascia il tempo che trova in un triste seggio elettorale. Quell' “erano solo in cento a sfidare pd e polizia, e dov'era il resto della città...” non significa davvero nulla se si considera chi erano piuttosto le centinaia d'invitati alla chiusura della campagna elettorale di Oliverio. Allora anche al partito democratico si potrebbe chiedere conto di questo famoso “resto della città, o meglio, dell'intera regione”. Dunque, da un lato la repressione violenta della rabbia sociale contro l'impoverimento, la disoccupazione, il dramma dell'emigrazione forzata, la cancellazioni dei diritti, l'emergenza abitativa, la devastazione ambientale ed il saccheggio del territorio. Dall'altro i circoli del potere, dei nuovi e vecchi comitati d'affari pronti per proseguire la rapina di soldi pubblici e ad esercitare il proprio dominio. Chi è più rappresentativo fra chi con i propri corpi porta in piazza tutto il malessere di una società depressa, povera e soggiogata dalle elites di potere, e chi invece smania e sgomita per poter avere un posto al banchetto delle nuove corti dei miracoli? Il responso delle urne, così tanto caro ai “fasciodemocratici”, in questa tornata elettorale ha espresso il suo inappellabile verdetto, decretando nell'astensione la vittoria della contestazione fatta dalla piazza cosentina. Non sto affatto sostenendo che la protesta abbia causato le diserzione di massa dal voto. Non sono così stupido. Ma è indubbio che in quel malessere sociale, espresso plasticamente negli scontri,  ci sia un filo evidentissimo che lega la contestazione ai dati dell'astensione. E' un legame simbolico e cronologico, ma anche tutto politico che evidenzia l'irrappresentabilità di tanti gruppi sociali, ma soprattutto dei giovani rimasti in questa terra esclusi da ogni processo inclusivo, economico e democratico. Insomma, nel non voto hanno vinto i collettivi, i centri sociali, i comitati, i movimenti per il diritto all'abitare ed i migranti. Ha vinto quel centinaio di studenti, disoccupati e precari che è sceso in piazza prendendosi manganellate e lacrimogeni per rovinare la passerella di Renzi e del pd calabrese. Tutte le litanie sul rispetto della legge risultano davvero ridicole, in una regione dominata dalla 'ndrangheta e dal malaffare dove i primi boss sono i baroni feudali dalla politica, mentre i giornalisti sono continuamente minacciati ed intimiditi dai potentati di turno. Sembra quasi che l'imperativo della legalità consista solo in una clava, in un manganello da dare in testa a chi protesta, ai poveri, a chi occupa una casa lasciata vuota dallo stato per fare speculare i soliti palazzinari amici degli amici. Mentre invece è poco più che un fastidio per chi candida nelle liste mafiosi, corrotti, e ladri in giacca e cravatta di denaro pubblico a tutta la collettività.

 A tal proposito non bisogna dimenticare che in queste due regioni (Calabria ed Emilia Romagna) si è votato soltanto perchè i due governatori uscenti hanno dovuto dimettersi anzitempo a causa degli avvisi di garanzia legati ad inchieste di corruzione, rapina e mafia. L'alto tasso d'astensione è anche dovuto a questo, oltre che ai continui scandali per le ruberie dei consiglieri regionali ad ogni latitudine della penisola. Pure lo stesso Renzi nella sua narrazione non ha mai mancato di dipingere le regioni come una fonte di sprechi ed inefficienze. Sono, infatti, diventate una sorta di capro espiatorio sul quale far ricadere le colpe e le responsabilità di un sistema marcio e criminale soprattutto in alto. La percezione dell'opinione pubblica rispetto all'istituzione regionale è mutata radicalmente in pochi anni. Dalla richiesta d'autonomia e federalismo rispetto allo stato centralista, farraginoso, burocratico ed incapace, si è presto passati all'azzeramento dei vari livelli della democrazia rappresentativa nelle sue articolazioni territoriali. Tutto costa troppo e non ce lo possiamo permettere, un esempio su tutti è l'abolizione delle elezioni per le province che restano ma nominate dagli stessi politici. Tutto secondo i dettami dell'ideologia dell'austerità, del liberalismo-liberismo che vuole il voto secondo il censo e non come diritto legato alla cittadinanza. Ma anche secondo quel subdolo desiderio malvagio d' efficientismo che pretende un solo capo capace di prendere decisioni immediate e risolutive. Quello che però emerge in Calabria non è solo la legittima voglia di cambiamento, di rifiuto rispetto al meccanismo della delega ed al sistema di potere vigente. Ma si tratta soprattutto dell'indifferenza, della rassegnazione e del disconoscimento di qualsiasi dimensione collettiva e politica in una società ormai arresa. Per certi aspetti è il trionfo dell'individualismo, dell'egoismo proprietario corrispondente alla perdita di credibilità della promesse clientelari, anch'esse falcidiate dalla crisi assieme al consenso che trainavano. In questo senso è emblematico il caso della trombatura dell'assessore uscente all'agricoltura Michele Trematerra, che ha perso quasi tutto il suo elettorato per avere dichiarato a mezzo stampa di desiderare una forte diminuzione del numero di forestali nella regione. La sua base clientelare evidentemente lo ha punito senza appello.

"Piazze piene urne vuote" è una frase storica pronunciata da Pietro Nenni all'indomani della sconfitta elettorale del fronte popolare nel 1948. All'epoca la grande mobilitazione operaia non riuscì a produrre la vittoria di socialisti e comunisti uniti. Erano le prime elezioni politiche del dopoguerra, uno scontro decisivo per la storia italiana, in un paese appena uscito dal periodo costituente ed in un mondo totalmente diviso in blocchi. Dopo anni di fascismo il popolo aveva un grande desiderio di democrazia, un forte bisogno d'esprimersi e di votare. Nessuno aveva intenzione d'astenersi. Votò il 92% degli aventi diritto. Il clima era incandescente, si decideva il destino del paese, nelle macerie di un Italia appena uscita dal conflitto mondiale ed attraversata da una guerra civile iniziata nel 19 e proseguita nei suoi strascichi per diversi anni successivi al 45. Ora le cose sono totalmente mutate. Stiamo attraversando un periodo storico del tutto diverso, privo di ogni analogia con quel tempo, ma di piazze piene e le urne vuote ce ne sono state, ve ne sono tuttora e ce ne saranno sempre di più nel prossimo futuro. E' bene che si sappia.

L'insorto

sabato 22 novembre 2014

"Se non hanno più pane che mangino brioche" Il PD calabrese e gli scontri a cosenza per la contestazione a Matteo Renzi

Premetto che per motivi di lavoro e precarietà non ho potuto essere presente alla contestazione della  visita del premier a cosenza, in occasione della chiusura della campagna elettorale del candidato pd alla presidenza della regione. Mi sarebbe piaciuto molto esserci, ma le mie possono essere solo considerazioni filtrate dalla rete, da osservatore esterno dei fatti per una riflessione sull'atteggiamento tenuto dal partito democratico, alla vigilia delle elezioni regionali di domenica.

L'arroganza e la cattiveria di Renzi sono ormai cosa nota a gran parte del paese. Si sta infatti formando l'ipotesi di un'opposizione sociale a sinistra. Fra la selva di scioperi sindacali, giovedì è stato contestato a Parma. Venerdì 20.000 persone hanno manifestato con la fiom a Napoli contro le politiche filo padronali del governo. La stessa sera a Cosenza il presidente del consiglio è stato di nuovo contestato duramente dai movimenti per il diritto all'abitare, disoccupati, migranti, centri sociali, collettivi,precari, sindacati di base e studenti. Con forti cariche, feriti e lanci di lacrimogeni da parte della polizia. Ma la spocchia e la superbia del pd calabrese, ormai sicuro vincitore delle imminenti elezioni regionali, sono davvero disarmanti. Infatti, dopo quanto successo nella città dei bruzi, con Renzi che all'ultimo momento si è dovuto rifugiare nell'auditorium di un liceo per la paura d'affrontare la piazza, ed i violenti tafferugli scoppiati fuori tra manifestanti e poliziotti in assetto antisommossa, sui profili facebook di tutti i candidati, dirigenti, sostenitori e novelle ladylike renzine è stato soltanto un fiorire di commenti entusiastici e trionfalistici. Non un consigliere regionale, un amministratore e tanto meno Oliverio, il candidato a diventare governatore, ha pronunciato una sola parola rispetto alle proteste. Sui profili del pd si leggono invece commenti  del tipo "anche questa è fatta!". Enza Bruno Bossio scrive "che carini i nostri presidenti", mentre molti altri sfruttano l'ultimo istante utile per ricordare ai propri elettori di votarli, casomai se ne fossero dimenticati, alla volte non si sa mai.... Su twitter alcune fans "del loro Matteo" cinguettano dell'assenza di veri scontri raccontando di esagerazioni giornalistiche. Tra l'altro con un profilo dal nome "ladylike", in omaggio all'ultima fantastica intervista della renziana candidata alla guida della regione veneto Moretti, in cui afferma l'importanza fondamentale per le donne in politica di essere sempre belle e curate, sul modello Madia-Boschi. Ladylike, appunto. Rivendicando la pratica della depilazione come forma essenziale per rappresentare bene i propri elettori;  quando si dice la tragedia del berlusconismo. D'altra parte la loro esperienza di piazze  situate vicino ai centri estetici  è al quanto acclarata. Il giornale online "il dispaccio" riporta addirittura che i manifestanti dopo aver cercato di forzare il blocco delle "povere" forze dell'ordine, hanno poi lanciato bottiglie, bombe carta, fumogeni ed anche lacrimogeni verso la polizia. (Qualcosa non quadra, trova l'errore). Aldilà di questi superflui dettagli di regime, resta il fatto che nessun "democratico" ha proferito una sola parola sull'accaduto, nemmeno una frase di circostanza o una battuta sgradevole dal retrogusto reazionario. No, assolutamente niente, come se non fosse successo nulla, come se non ci fossero ragioni per contestare la classe dirigente e protestare in questa regione.  Eppure quelle centinaia di persone scese in strada  rappresentavano pienamente tutto il disagio, la povertà, la rabbia di tantissimi calabresi senza casa, degli studenti costretti ad emigrare dalla loro terra, dei precari ricattati dal padrone, dei disoccupati disperati, degli immigrati e della gente che non percepisce gli stipendi da parte della stessa regione, di persone umiliate costrette ogni mese ad elemosinare ciò che invece gli spetterebbe di diritto. In piazza è andata in scena la legittima collera contro  chi sta smantellando lo stato sociale, cancellando quei pochi  diritti rimasti ai lavoratori, rimuovendo qualsiasi  spazio democratico, ignorando le politiche di reddito, sussidi, nuovo welfare  per i giovani senza lavoro condannati allo schiavismo, ai  ricatti dell'impresa ed alla precarietà come condizione naturale e strutturale della società ...I "contestatori" protestavano contro il job act, lo sblocca italia ed il piano casa Lupi, ma anche contro le continue rapine mafiose di denaro pubblico, la devastazione ambientale, l'avvelenamento ed il saccheggio del territorio, e tutte le umiliazioni di cui i calabresi sono vittime da sempre. I costi della crisi ricadono come macigni sulle teste dei più poveri, degli stessi soggetti martoriati dalla miseria e dalla guerra fra disperati fomentata dal potere, mentre i lauti profitti e gli affari restano riservati alle mafiose cerchie esclusive degli amici degli amici. E' la regione della perenne emergenza rifiuti, della disoccupazione, dei tre miliardi di euro di fondi comunitari misteriosamente spariti, delle ruberie e delle prepotenze di massoni, preti, politici e mafiosi. Non c'è dubbio che nel suo disegno oligarchico ed autoritario  Matteo Renzi veda la Calabria come un laboratorio, un modello d'ispirazione,  in cui gli spazi di libertà sono ancora più ristretti rispetto ad atri luoghi. Una terra dove il patto del Nazareno vige da una vita e regnano sovrane la rassegnazione, le clientele, il consociativismo, la 'ndrangheta, l'assuefazione al malaffare ed il servilismo feudale rispetto ai potenti di turno. Il pd calabrese, il partito della nazione-regione,  appare assolutamente adatto, attrezzato e pronto per governare questo sistema criminale diventandone il principale artefice e protagonista. Lo dimostra questa campagna elettorale di basso profilo, priva di contenuti, di confronto pubblico e democratico con i cittadini, condotta in una dimensione del tutto autoreferenziale e fondata solo sui bacini di voti clientelari, di piaceri personali e di diritti scambiati per favori particolari. Esattamente come l'ancien règime prima della rivoluzione francese. Con lo stesso atteggiamento tenuto dalla regina  Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena durante la rivolta del popolo affamato ... Fra le righe del silenzio colpevole, dell'indifferenza complice e dei commenti effimeri ed estetici di coloro i quali governeranno la Calabria, si legge la stessa identica frase di disprezzo verso le rivendicazioni sociali:  "Se non hanno più pane che mangino brioche"...Ma sul finire di un video degli scontri cosentini, la voce di un manifestante che sembra uscita dall'oltretomba nel fumo dei lacrimogeni, ribadisce la verità profonda dell'abisso  ormai incolmabile che separa la rappresentanza della solita cricca politica ed affaristica, dai bisogni del paese reale.  Un concetto tanto antico quanto potente, che per lo meno pareggia la superbia e la tracotanza dei signori al potere. Inclini, dall'alto dei loro privilegi, a  sottovalutare troppo facilmente la rabbia proveniente dal basso del popolo. Un urlo di dolore, un insulto,  che aveva il sapore della minaccia e dell'implacabile promessa di rivalsa: “nculuachivemuartuuu!!!”

l'insorto.



mercoledì 19 novembre 2014

Italia Albania...Di questi tempi, l'altra sera davanti alla tv..

Italia. 18...11..2014....

L'altra sera davanti alla tv  mi spegnevo lentamente sul divano, guardando  Ballarò in cui si faceva la ormai consueta propaganda per Matteo Salvini. Ancora sotto i riflettori Tor Sapienza, dunque retorica e razzismo a profusione. Poi ascoltando l'intervista a Mary Le Pen, che affermava di voler tornare ai tempi delle prima guerra mondiale, chiudere le frontiere e coltivare il mito della razza, mi sono arreso definitivamente ed ho cambiato canale disgustato e nauseato. E qualcuno diceva pure che si era moderata rispetto al padre. Minchia!. Così, facendo zapping, mi sono imbattuto in una vera e propria partita di merda. Un'amichevole inutile come Italia- Albania prevista dal calendario FIFA, ma che probabilmente nemmeno gli stessi calciatori avrebbero voluto disputare. Infatti le formazioni erano piene di rincalzi. Note di colore sono state le continue e divertenti invasioni di campo dei tifosi albanesi con il solo scopo d'abbracciare e baciare i propri giocatori. Italia pimpante nel primo tempo,  occasioni per Destro, Cerci e Giovinco. Conte magari poteva farli giocare anche contro la Croazia. Una traversa dell'attaccante Cikalleshi per un' Albania comunque intraprendente. Ma quasi per inerzia ritornavo su rai tre e vedevo la scena di un coatto che affacciato da una finestra minacciava di bruciare vivi tutti gli immigrati che avrebbe incontrato. Era davvero troppo ed inorridito ritornavo all'amichevole di basso profilo. Appena dopo la terza invasione di campo, al trentasettesimo minuto del secondo tempo, Okaka (Sampdoria) realizzava la rete del match con uno squallido gollonzo frutto di un fortunato rimpallo. Così, con il sottofondo della voce dei telecronisti ad accompagnarmi, vinto dalla noia, iniziavo a fare qualche ricerca in rete scoprendo che gli albanesi sono tuttora il popolo d'immigrati più numeroso presente in Italia, circa mezzo milione. Su wikipedia leggevo che l'attuale Albania è stata un'importante provincia dell'impero romano (Apollonia) già dai tempi della repubblica. Nel novecento fu anche occupata dai fascisti dal 39 al 43, fino alla liberazione dei partigiani comunisti che la resero definitivamente indipendente.
 Intanto un insidioso cross dalla trequarti  attraversava pericolosamente lo specchio della porta italiana, mentre la punta albanese veniva stesa nell'aria piccola. Probabilmente era rigore.
Ma ritornando assorto nei miei pensieri, riflettevo sul fatto che gli albanesi guardano i canali della televisione italiana. Addirittura c'è un'emittente televisiva, (Agor) di proprietà di un italiano imprendiore mafioso della monnezza,  che trasmette la versione albanese di tutti i programmi di punta della nostra tv, con attori e volti famosi italiani.  In molti albanesi parlano la nostra lingua fin da piccoli e per un retaggio del comunismo sono quasi tutti atei. Mi veniva in mente che ero solo un bambino di sei anni quando a Bari approdavano le navi cariche di profughi in fuga dopo la caduta del regime nel 92. Il tempo passa veloce come un treno dell'alta velocità. Anche all'epoca tutto era trasmesso in diretta televisiva. Forse, fu
fù quella la prima volta in cui gli Italiani facevano i conti con il problema dell'immigrazione e già allora il razzismo stava cambiando piano piano direzione. Non più soltanto i meridionali come vittime sacrificali, ma da quel momento anche "il cugino marocchino", i polacchi e soprattutto gli albanesi. Poi scoppiò la guerra nei Balcani e continuarono ad arrivare ancora più numerosi. Sono passati ventidue anni da quell'evento, ed oggi in pochi  ricordano il panico e la paura che scatenò, ma il ritornello era sempre lo stesso . Ci rubano il lavoro che già è poco, ci rapinano nelle case, spacciano la droga e portano le malattie. Queste erano le frasi razziste più gettonate, o almeno quelle che ricordo; perchè un bambino di sei, sette, anni assorbe tutto come una spugna, trattenendo le cose più importanti...Forse proprio a quell'età, inconsapevolmente, iniziavo a comprendere che gli italiani sono uno dei popoli più razzisti, bigotti, ignoranti e cattolici del continente. Oggi qualche italiano emigra in albania. Chi lo fa per studio come conseguenza del numero chiuso in tante facoltà, ma c'è anche chi lo fa soltanto per lavoro.  Per cui l'altra sera davanti alla tv, ho tifato con piacere per quell'Albania povera e sfortunata che dopo averci subito per secoli, nei primi anni novanta ci invadeva in massa con i suoi disperati e la sua fame. Ho quindi sperato con forza che pareggiasse e che a Matteo Salvini succedessero tante cose brutte. Finita la partita ho però perseverato nello stesso errore. Ricambiando di nuovo canale mi trovavo su la7 Giorgia Meloni dei fratelli d'Italia che collezionava applausi senza alcun contraddittorio. Infatti gli unici a sostenere, teoricamente, le tesi contrarie  ai suoi proclami securitari e patriottardi, erano solo due vecchi bacucchi rimbecilliti, che non sapendo nulla sulla questione  s'improvvisavano ad insopportabili preti della peggiore retorica sui buoni sentimenti.
 E' una settimana ormai che televisioni e giornali speculano su questa storia. Si chiamano strategie di "moral panic", funzionali per accrescere la paura a fare aumentare il desiderio di sicurezza, repressione e polizia fra gli elettori. Negli Stati Uniti sono maestri in questo. Durante la campagna elettorale per le elezioni di medio termine, che hanno visto la sconfitta di Obama, i media americani hanno fatto un vero e proprio terrorismo psicologico sulla paura dell'ebola, indirettamente collegata alle incertezza del presidente in politica estera. Anche da noi sotto questo punto di vista non si scherza. Dopo il caso dell'assassinio di Patrizia Reggiani, che provocò indignazione generale,  ronde squadristiche, cacce xenofobe al rumeno, assalti ai campi rom, qualche accoltellamento e qualche pestaggio; Alemanno e tutti i fascisti della città, vinsero le elezioni del 2008 al comune della capitale. Ma adesso che la fase è cambiata, la situazione per molti versi potrebbe anche risutare ancora più pericolosa. Purtroppo, è del tutto evidente come l'egemonia politico culturale del paese sia saldamente ancorata a destra. Facciamocene una ragione....In fin dei conti si è trattato soltanto di una banale amichevole infrasettimanale in cui l'Albania, per giunta,  ha pure perso. Fa sorridere e riflettere, però, che in una partita della nazionale con il dichiarato intento di raccogliere fondi per gli alluvionati di Genova, gli spettatori peganti sugli spalti fossero soltanto albanesi.

Genova stadio Ferraris (Marassi) 18-11-2014... Italia 4-4.2 Albania 4-5-1... Fischio d'inizio ore 20:45... Risultato 1-0, (Okaka trentasettesimo minuto del secondo tempo)... Paganti 26.000 di cui quasi tutti albanesi... Serata gradevole con cielo stellato...Terreno in buone condizioni, nonostante i disastri provocati dalle recenti ed abbondanti piogge... Arbitro Harcham (Austria)... Ammoniti: nessuno. Espulsi:nessuno... Incasso 248.000 euro (interamente devoluti alle popolazioni colpite dalle ultime alluvioni)... Partita tutto sommato divertente, anche se il resto della serata televisiva è stato tutt'altro che piacevole.






lunedì 10 novembre 2014

CHI SONO I BALORDI?


Il leader della lega definisce “ balordi” i militanti dei centri sociali che lo hanno contestato a Bologna.

La contestazione a Salvini ha generato una vampata di polemiche sui social, fornendo il pretesto ai tanti fascisti topi da tastiera per commentare ogni pagina di collettivi, realtà, gruppi musicali e giornalisti che difendono le ragioni della protesta contro il leader leghista. Nella melma di centinaia di messaggi emerge un putrido misto di odio razziale, ignoranza becera, nostalgia del ventennio, minacce ed insulti. Tutti però parlano di tolleranza, non sapendo che dal punto di vista della filosofia politica questo concetto non è mai stato del tutto positivo. Nell'europa tra il 1500 ed il 1700 dilaniata dalle guerre di religione, filosofi e pensatori politici si sono posti il problema della “tolleranza”. Da Hobbes che nel Leviatano teorizzava uno stato in cui il potere temporale e quello religioso erano uniti nelle sole mani del sovrano, che decideva quale religione doveva professare tutto il popolo, in quanto per contratto sociale, e non per volere di dio, era l'unico interprete della parola divina. Risolvendo, così, a monte la questione della “tolleranza” attraverso i presupposti del totalitarismo ma anche del moderno liberismo, perchè quello che il sovrano non regolamentava in economia restava a libera interpretazione del suddito. Fino ai pensatori illuministi come Locke e Voltaire che attraverso i "lumi della ragione" vedevano nella tolleranza  l'unica via possibile, ma non la migliore,  per poter vivere nelle diversità religiose. Ma la tolleranza in quanto tale,  presume sempre una sorta di razzismo implicito. Ti tollero perchè non posso fare altro, altrimenti...Tolleranza, infatti, non significa comprensione delle problematiche e delle diversità in una società complessa, ma l'esatto contrario. Tollerare è sinonimo di sopportare, fare finta di non vedere, girarsi dall'altra parte, subire, rassegnarsi, insomma non proprio il massimo della convivenza e della reciprocità. Un'accettazione negativa e passiva dell'altro che non prevede alcuna alternativa, alcun cambiamento rispetto all'esistente ed ai rapporti di forza in seno alla società solo apparentemente immutabili.   .

In questo momento storico tanto delicato per il paese con un'economia che va a rotoli, continue alluvioni, rabbia sociale, riforme padronali terribili, risse per leggi elettorali e presunte dimissioni del presidente della repubblica, molti programmi televisivi, giornali e forze politiche cercano di spostare l'attenzione dell'opinione pubblica verso la guerra tra poveri. Quando ebola, quando l'imminente invasione degli immigrati, quando la criminalizzazione delle occupazioni di chi non ha casa e quando i vecchi cavalli di battaglia intramontabili come i rom; fomentando le paure e le fobie dell'anziano italiota abbrutito davanti al tubo catodico. Una tecnica classica per spostare l'elettore-spettatore su tematiche di destra accrescendo il desiderio di ordine e di sicurezza nella società.
 Per quanto mi riguarda, proprio perchè conosco le ragioni di fascisti e leghisti, non le tollero, contestandole alla radice e combattendole sempre. In quanto le ritengo un grande pericolo non solo per la democrazia e la convivenza, ma soprattutto per i più deboli, per i diversi, per i più poveri e per la libertà in generale.  D'altra parte la contestazione, lo scontro, il conflitto non solo sociale ma anche semplicemente politico, appunto l'inimicizia e l'intolleranza, costituiscono gli ingredienti principali di una democrazia che non può esaurirsi nelle sole patetiche elezioni. Un sistema  in cui tutte le parti si tollerano malvolentieri non esiste in natura e se esistesse sarebbe un inferno. Io sono intollerante al latte la mattina, ma sono allo stesso tempo resto intollerante al fascismo, al razzismo ed alle provocazioni politiche fatte sulla pelle dei poveri. Questo è legittimo ed è pienamente democratico. 
Se Renzi va in una fabbrica giustamente in questo periodo si prende le uova, gli insulti e se non ci fossero i poliziotti a proteggerlo anche di peggio. Lo stesso vale per tanti ministri, per gente come Marchionne e pure per Berlusconi è sempre stato così. Qualche anno fa George W. Bush all'epoca presidente degli Stati Uniti d'America, l'uomo più potente della terra, durante una visita in Iraq venne preso a scarpate da un contestatore. Il gesto divenne per un periodo il simbolo mondiale delle proteste contro la guerra. In tutti questi casi nessuno ha mai evocato la parola "tolleranza" per i potenti politici che arroganti pretendono di potersi esprimere sempre ed ovunque . Ma se Matteo Salvini leader della lega ed ormai uno dei capi di tutta la destra, dopo una violenta campagna di razzismo contro gli immigrati prima e gli zingari poi, annunciandolo giorni prima a mezzo stampa, decide per campagna elettorale di recarsi in un campo rom senza scorta, allora le cose cambiano. La contestazione legittima, naturale e fisiologica di coloro i quali, essendo stati oggetto per anni d'insulti, razzismo e minacce leghiste, si oppongono alla presenza di Salvini vedendola  come una palese e chiara provocazione, viene trasformate dai media di regime in una vile aggressione, anche rovesciando la dinamica dei fatti. Una macchina che cerca d'investire dieci contestatori ed un parabrezza rotto..Ecco dove sta il fascismo insito nella pancia di una parte malata del paese. Non ammettere che il proprio capo possa essere contestato venendo cacciato da un luogo oggettivamente a lui ostile.

Proprio democrazia e tolleranza sono paradossalmente le parole più abusate nei commenti fascisti sul web, quasi come fosse dovuta l'agibilità politica universale ad uno che ha fatto dell'odio e del razzismo la propria bandiera. Se si facesse un'inchiesta nell'elettorato leghista e destro ci si renderebbe conto molto bene che la stragrande maggioranza è desiderosa di mettere a tacere tutto il resto del paese a partire dagli "antagonisti" brutti sporchi e cattivi, dai centri sociali additati da ogni parte come gli untori della peste bubbonica sovversiva. Esperienze su cui gli insulti e le denigrazioni da parte del potere si sprecano ma che sono nei fatti gli unici luoghi rimasti liberi dove si pratica davvero la politica dal basso. Altro che figli di papà che si fanno le canne, come sostiene la retorica fascista di chi predica la xenofobia, si prende a cinghiate, venera il proprio capo e picchia la fidanzata. I centri sociali in molte città rappresentano un vero e proprio welfare per gli ultimi della società, per i poveri, per quelli dimenticati e rifiutati dalle istituzioni, migranti o italiani che siano. Interi palazzi vuoti occupati, sottratti alla rendita dei palazzinari e dati a famiglie e singoli senza casa, doposcuola per bambini , socialità, sport, sportelli di supporto per precari e migranti, orti sociali, palestre popolari, biblioteche, teatri, concerti a prezzi  accessibili, arte, sale prove, presentazioni di libri, corsi, cinema, assemblee, dibattiti, cultura, relazioni, amicizie, comunità, ect...ect.....I centri sociali fanno molta più politica di un consigliere regionale a caccia di voti per essere eletto. Di sicuro sono molto più utili alla collettività rispetto a vari politicanti e partiti, certamente molto più della lega e della ridicola cozzaglia di fascisti che si porta appresso...Non si tratta di figli di papà ma di precari, studenti, disoccupati che decidono di mettersi insieme per cercare di migliorare le proprie condizioni di vita e quelle degli altri, producendo e sostenendo lotte e conflitti contro il potere di un mondo fondato sul solo profitto, rifiutando la logica delle istituzioni corrotte e ripudiando ogni forma di fascismo, sessismo e razzismo. Sembra strano ma succede in ogni città d'Italia. I numeri della repressione statale in denunce, arresti e processi che subisce quotidianamente chi sta nelle lotte sociali e nei posti occupati d'antifascista, spiegano più di ogni altra cosa quanto i “centri sociali” siano pericolosi per il potere e rappresentino una forte minaccia al sistema, l'unico argine di resistenza alla crisi ed alla guerra tra poveri che il potere tramite i suoi cani da guardia fascista intende scatenare....Dunque, chi sarebbero i balordi???.





domenica 26 ottobre 2014

sabato 25 ottobre 2014

UNICAL ...TRUFFA DA DODICI MILIONI DI EURO SULLA PELLE DEGLI STUDENTI ITALIANI E STRANIERI RIMASTI SENZA ALLOGGIO.


UNICAL ...TRUFFA DA DODICI MILIONI DI EURO SULLA PELLE DEGLI STUDENTI ITALIANI E STRANIERI RIMASTI SENZA ALLOGGIO.

Era un anno fa quando l'allora ministro Maria Grazia Carrozza veniva in pompa magna ricevuta da tutta la baronia universitaria per l'inaugurazione di un grande residence studentesco all'interno del campus di Arcavacata. Erano i giorni immediatamente successivi alla grande manifestazione romana del 19 ottobre del 2013, con il sindacalismo conflittuale, i movimenti per il diritto all'abitare, centri sociali, studenti, precari, migranti e disoccupati uniti per una sola grande opera: casa e reddito per tutti. Esattamente come recitava lo striscione d'apertura di quel grandissimo corteo che ha invaso le strade della capitale, sfidando la repressione preventiva ed il terrorismo dei media di regime, del governo e della polizia.
Il lunedì successivo all'università erano più di un centinaio per il presidio chiamato alla fermata degli autobus. La notizia dell'arrivo del ministro era giunta per tempo. Insieme agli studenti c'erano i collettivi, i comitati dei senza casa della città, disoccupati, migranti e cassaintegrati. I manifestanti erano consapevoli che ad un certo punto la celere avrebbe sbarrato la strada al piccolo corteo intenzionato ad interrompere l'inaugurazione o quanto meno a disturbarla il più possibile . Ma allo stesso tempo erano tutti determinati nel volere rovinare ad ogni costo la passerella di baroni e politici per l'ennesima rapina di denaro pubblico, per la solita speculazione edilizia fatta sulla pelle degli studenti e della gente senza casa e senza reddito. Fu, così, una grande giornata di lotta, memorabile, come poche nella storia dell'università della Calabria, in cui gli studenti a spinta riuscirono ad arrivare, metro dopo metro, fino alle porte del complesso residenziale, sfidando le cariche della polizia ed ingaggiando per ore una serrata guerra di posizione con tutto l'apparato di sicurezza presente. Vennero più volte aggirati i blocchi di carabinieri, digos e ps, contestando duramente tutti i vertici accademici. L'auto del ministro fu accolta con lanci di uova e fango, mentre il rettore uscente venne quasi linciato dalla folla. La passerella passò del tutto in secondo piano, mentre la notizia della dura contestazione divenne virale in rete al punto che anonymus, in solidarietà con la protesta, oscurò il sito del ministero dell'istruzione. La rabbia era tanta quanto evidente era lo scempio per il quale veniva tagliato il solito ridicolo nastro.

Nella più classica delle speculazioni, su una montagnola isolata ma non troppo distante dal campus, con una velocità impressionante è improvvisamente sorto un imponente complesso di palazzi . La faccenda sin dal principio è puzzata di probabile privatizzazione, di lurido favore ai soliti palazzinari del luogo da parte di ermellini e massoni amici degli amici, in barba al diritto allo studio continuamente calpestato. Proprio per questo quella contestazione ha denunciato con forza ciò che oggi è sotto gli occhi di tutti. Quei palazzi, inaugurati alla presenza delle massime autorità con tanto di sontuoso banchetto, sono tuttora dei casermoni vuoti ed inagibili. Uno sperpero da decine di milioni di euro che stride incredibilmente con il disagio insostenibile di centinaia di studenti italiani e stranieri rimasti senza alloggio pur avendone diritto. Una situazione paradossale per un'università che ha sempre fatto della residenzialità, dell'accoglienza e dello scambio culturale con gli altri atenei esteri, il proprio punto d'orgoglio. In un sistema universitario che nella crisi mostra ogni anno sempre di più tutte le sue irreversibili criticità, in cui il processo d'aziendalizzazione attraverso la maschera della meritocrazia sta attaccando le fondamenta del diritto allo studio, gli idonei non beneficiare pagano all'unical affitti quasi uguali a quelli del mercato privato. Fra i ponti del campus gira voce che molte università straniere , avendo ricevuto dai propri studenti numerose segnalazioni di disagi relativi all'assegnazione degli alloggi ed alle pessime condizioni d'incuria e degrado in cui sono ridotte molte di queste residenze, stiano vautando persino di rivedere le convenzioni con la stessa Università della Calabria. Un danno d'immagine notevole. Inoltre, se agli studenti italiani, beneficiari della borsa di studio ma rimasti ugualmente  senza alloggio, i dirigenti dell'università rispondono con tono arrogante e supponente, invitandoli ad arrangiarsi; per gli stranieri, che non rientrano nella convenzione di Schenghen, senza una residenza ed un domicilio, si pone anche il serio problema del permesso di soggiorno, con il rischio concreto di diventare clandestini secondo le attuali leggi dello stato italiano. Ma mentre circa un migliaio di studenti tra bandi, file e burocrazia resta senza un tetto sulla testa, pur avendone tutti i diritti ed i requisiti necessari, una barca di soldi viene sprecata per delle strutture che resteranno vuote. Si tratta dei 200 posti letto del residence San Gennaro che risultano inutilizzabili in quanto necessitano di ulteriori lavori, nonostante siano già stati spesi per la loro realizzazione ben oltre 12 milioni di euro.
E quì sorgono delle domande quasi spontanee: siamo sicuri che con una tale cifra non si poteva realizzare qualche posto letto in più a fronte di una richiesta d'aventi diritto che ogni anno resta sempre di più insoddisfatta??. Dodici milioni di euro sono davvero tanti, forse troppi, per dei palazzi inagibili, incompleti e costruiti malamente. Siamo proprio certi che sotto non ci sia qualcos'altro???. Vista la situazione questi sono degli interrogativi più che legittimi, da rivolgere direttamente alla dirigenza accademica, alle baronie, ai manager del campus che, oltre a nascondersi dietro il solito scarica barile delle responsabiità, intanto si aumentano lo stipendio e le milionarie liquidazioni come nelle peggiori s.p.a quotate in borsa. Addirittura alcuni di essi si contraddistinguono pure per i modi a dir poco sgarbati con cui si rivolgono ai poveri studenti che non sapendo dove andare a dormire chiedono disperatamente spiegazioni.
Una situazione veramente assurda, davvero imbarazzante. Ancora una volta l'amara riprova  dell'intelligenza collettiva dei movimenti autonomi che, attraverso il prezioso lavoro d'inchiesta svolto, già un anno fa hanno svelato e contestato questa grave ingiustizia e questa vergognosa rapina di denaro pubblico. A dispetto del silenzio colpevole , del servilismo e della complicità che caratterizzano la condotta della  rappresentanza studentesca notoriamente corrotta, da sempre pronta a difendere gli interessi di baroni universitari e boss della politica regionale in cambio di piccole prebende, spazi di potere e clientele mafiose da coltivare; come la gestione di quasi tutti i centri comuni all'interno degli studentati, la tollerata e sistematica corruzione di custodi ed impiegati negli uffici e la spartizione di migliaia di euro di fondi universitari.

Questo è quanto succede incredibilmente  all'università della Calabria, in una sorta d'assordante silenzio complice, senza che alcun giornalista, o meglio, senza che alcun direttore di quotidiano cerchi quanto meno di dare risalto alla scandalosa vicenda. Evidentemente sono stati talmente  bene addomesticati dai cinghiali di turno, da non riuscire a dare la giusta attenzione a più di mille studenti italiani e stranieri rimasti privi di casa a causa dell'ennesima ruberia milionaria da parte dei soliti insetti del potere calabro...Vergogna!




l'insorto.  

martedì 14 ottobre 2014

Lettera aperta di un consigliere regionale calabrese alla cittadinanza.




Cari concittadini sono il vostro consigliere regionale, non importa chì, tanto siete proprio voi a sostenere che siamo tutti uguali, no, ?! Quindi la mia identità non farebbe alcuna differenza.  Io sono uno di loro e questo vi deve bastare ed avanzare.
 Vi ho scritto solo per dire che capisco molto bene il vostro malcontento e la vostra triste rassegnazione. Anch'io se fossi stato al vostro posto proverei gli stessi sentimenti, ma per mia fortuna non lo sono e non lo sarò mai. E' vero , lo ammetto, di frequente siamo troppo spudorati, agiamo senza vergogna e ci dimentichiamo della nostra formale funzione. Ma questo accade soltanto perchè voi siete talmente tristi ed obbedienti che spesso e volentieri, quasi inconsapevolmente, ci dimentichiamo della vostra stessa esistenza. Fidatevi non è per cattiveria, potremmo ugualmente fare tutto quello che facciamo con un minimo di discrezione e  di pudore in più, che di sicuro non guasterebbero. Ma voi avete più volte dato prova d'assoluta fedeltà quasi commovente, come cagnolini premurosi, come gli schiavi che alla fine si rassegnano ad amare il proprio padrone, da risultare il più delle volte addirittura imbarazzanti. Non sarebbe davvero concepibile la sola ipotesi di una qualsiasi reazione.. Vi è sempre andato bene tutto, anche le cose più tremende, al punto che consideriamo come già scontata ed acquisita la vostra totale obbedienza.



Certo, c'è qualcuno che strilla strepitando, riluttante alle proprie catene, ma sono così pochi,  da non farci assolutamente la benché minima paura. Anzi, ci suscitano un sorriso compassionevole per la loro ridicola ostinazione.
Non mi biasimate, io sono quello che voi avete sempre sognato di diventare, ammettetelo non fate gli ipocriti.  Funziona  così da sempre, non fate finta di non saperlo. Sopravvivono i più forti e chi sta in cima alla catena alimentare non può farsi troppi scrupoli, mentre chi si trova in basso deve imparare a soccombere senza troppe resistenze. Non lo dico io, è legge di natura, i più forti comandano e sopravvivono, i più deboli periscono, punto.  Sono un ignorante, un cafone, tamarro, bifolco, figlio di questa terra, che si può ritenere fortunato per la sola ragione d' essere nato ricco, cinico, cattivo, arrogante, arrivista e spietato. Tutte caratteristiche che personalmente valuto come eccellenti qualità, di sicuro non considerandole affatto dei difetti. I vostri figli intelligenti, colti, forti, laureati e capaci, emigrano in Germania, nel nord del paese, altrove, lontano, mentre quelli come me restano, prosperano e comandano. Questo è un dato di fatto. Non è ingiusto, semplicemente è così, bisogna farsene una ragione. Ad onor del vero bisogna precisare che noi non siamo poi tanto diversi da tutto il resto del mondo agiato. Dalle regioni del settentrione, agli stati uniti, dall'Europa a qualsiasi altro posto dell'occidente ricco ed opulento. Più o meno la logica del potere è simile.



 Sono sicuro che voi, da sempre abituati a strisciare ai nostri piedi per qualsiasi motivo, al mio posto avreste fatto le stesse identiche scelte, è inutile prendersi in giro. Avreste leccato i culi ai potenti del luogo, vi sareste accreditati, avreste mentito, ingannato e ricattato per essere candidati con il partito, con la banda, con la loggia,  che vi avrebbe garantito le maggiori possibilità d'essere eletti.  Avreste pure chiesto disperatamente appoggi a chiunque ed ovviamente anche alla 'ndrangheta. E diciamocelo fuori dai denti una volta per tutte, tanto non scopriamo l'acqua calda; quelli più fortunati tra di noi sono proprio coloro i quali vengono scelti direttamente dalla cosca per rappresentare i propri interessi. Perchè in  tal modo si è davvero in una botte di ferro, del tutto intoccabili, quasi invincibili. Certo bisogna sapersi comportare e sempre stare attenti, ma da una posizione del genere si può esercitare un tale potere da fare tremare chicchessia, e soprattutto ci si può garantire a vita poltrone e prebende. Comunque, non tutti hanno questa fortuna, per tanti come me senza la benedizione dei boss veri è tutto molto più difficile. Diventa necessario lottare con gli altri sciacalli per il denaro ed il potere, in uno scontro senza esclusione di colpi, voto su voto, comune per comune, casa per casa, combattendo con ogni mezzo,  scegliendo con cura i propri padrini politici e la squadra di lavoro con cui affrontare i nemici. Insomma, in ogni caso, sempre di mafia si tratta puramente politica o 'ndranghetista che sia. La differenza di forma è minima, mentre la sostanza resta esattamente uguale.

Così, miei cari conterranei, oggi tocca buttarmi sul carro vincente che è ormai quello del partito unico della nazione, del PD renziano ad ogni latitudine della penisola. Da questo punto di vista mi permetto di farvi notare con un certo orgoglio, che la vostra tanto bistrattata classe politica regionale, di cui io mi onoro di fare parte, non è mai stata per nulla arretrata, piuttosto è sempre stata avanzatissima, anticipatrice, all'avanguardia e profondamente moderna. Ad esempio, noi siamo stati  i primi precursori dell'inciucio, “dell'accurduni”, delle perenni larghe intese sistematicamente al governo. Proprio qui nella punta dello stivale sporco di sterco, è stata elaborata e sperimentata la forma oligarchica che sta di fatto sostituendo quella ridicola democrazia formale, fittizia e di facciata, fondata su una costituzione inutile ed anacronistica, buona esclusivamente per accontentare i tanti allocchi italioti. Di questo cari calabresi dovreste essere fieri, ostentando come vanti culturali le nostre abituali consuetudini di trasformismo,  consociativismo, puntuale ladrocinio, attitudine alla genuflessione e propensione naturale all'inchino costante al cospetto dei più ricchi e potenti. Tutte cose ora divenute patrimonio nazionale, pratica diffusa della classe dirigente, cultura di massa del paese intero, sistema di riferimento del nuovo regime. Un po' feudalesimo postmoderno, un po' massonico, un po' mafioso ed un po' padronale, insomma un mix perfetto. Siamo stati noi il faro, il modello da seguire e riprodurre per tutti gli altri. Dovete esserne consapevoli e rallegrarvene.



Cari calabresi, è proprio  il caso di finirla con questa storia del "si stava meglio quando si stava peggio". Non ha alcun senso. Tra di noi, tuttora, i fasti gloriosi della prima repubblica vengono ricordati con un filo di commozione, ai più anziani sfugge sempre una lacrima nel rievocarli. La grande balena bianca, lo spauracchio del comunismo, la mafia che non esisteva ed i socialisti sempre pronti a banchettare. Ignoranza e miseria ovunque, su cui edificare il potere ed il consenso. Che bei tempi. Ormai, però, impossibili da far ritornare. All'epoca si agiva sempre in difesa, per la presenza minacciosa di una certa tensione sociale che incuteva timore. Un problema che nel nostro piccolo abbiamo affrontato con potenti dosi di clientelismo e sperpero di denaro pubblico. Ora, invece, giochiamo costantemente all'attacco, rilanciamo in continuazione, in quanto non ci sono più bandiere ideologiche se non quella del padrone e della crisi. Da qualche anno  dichiariamo e conduciamo persino una continua e violenta guerra sociale senza pietà nei confronti di tutti i poveri,  e che sia chiaro: non facciamo prigionieri.



Vi prego, inoltre, di non fare il solito lamentoso vittimismo da meridionale sconfitto. Se gli ospedali sono sempre di meno e non funzionano, se le strade sono poche, se i trasporti sono quasi inesistenti, se non ci sono voli diretti per partire, se non ci sono treni, se ci sono tanti tumori e tantissimi disoccupati, se la regione da mesi e mesi non vi paga, se siete precari morti di fame, se siamo sempre in emergenza rifiuti, se la gente emigra, ect..ect.. è solo ed esclusivamente merito nostro e di nessun altro. Questo lo rivendichiamo con forza, in quanto rappresenta il frutto del nostro instancabile e costante lavoro quotidiano. Abbiamo rubato milioni, che dico, abbiamo fatto sparire miliardi per anni, mentre i nostri amici magistrati facevano finta di non vedere perseguitando poveracci, ladri di gallina, ribelli e qualche picciotto della 'ndrangheta abbandonato dai suoi stessi sodali. Noi ci siamo arricchiti in maniera feroce e famelica rapinando i fondi comunitari europei. Fin dove riuscivamo, è chiaro, quello che avanzava lo restituivamo sempre indietro, perché un minimo di correttezza e di decenza ci vuole pure in queste cose. Abbiamo congegnato e rodato un sistema di ricatti e favori, di corruzione e ritorsioni, di truffe, appalti, affari, tangenti e tranelli burocratici, talmente perfetto da risucchiare ogni cosa quasi sempre in maniera legale, senza lasciare traccie. Ma i veri responsabili di questo piccolo, grande capolavoro non siamo di certo stati soltanto noi. Nulla sarebbe stato possibile senza il vostro tacito consenso, senza la vostra cieca abnegazione. Con quell'ingenua complicità che ci avete sempre dimostrato avete reso quasi perfetto un meccanismo così complesso e diabolico da realizzare di fatto un meraviglioso incubo. Di questo vi ringrazio sinceramente con tutto il cuore, a nome dell'intera categoria.

  E se per un intervento o un esame volete ancora saltare le liste d'attesa degli ospedali pubblici, in cui noi nominiamo tutti dal primario al portantino, dovete ritornare sempre a strisciare ai nostri piedi. Se volete fare laureare vostro figlio velocemente  nelle università della regione dovete sempre implorare noi massoni , politici, potenti amici degli amici. Se volete cementificare e speculare senza freni, se volete fare quel piccolo abuso edilizio o quell'innocente tanto desiderata frode, se volete avere quel trasferimento per voi o vostra moglie, se volete sbloccare quella pratica o la tanto agognata promozione, e se vi ricordate ancora di quella cartella di equitalia sempre pronta per essere spedita, allora dovete pregare sempre noi. Se volete quel finanziamento, quella tanto sospirata pensione d'invalidità, quella casa popolare o quel mitico “postu e lavuru”, è di nuovo a noi che dovete supplicare. Per ogni cosa siete costretti a bussare alla nostra porta. E noi saremo sempre ben lieti e disponibili ad accogliere tutte le vostre suppliche. Quindi non rompete le palle e subite in silenzio.



Ma cari cittadini, io vi scrivo esclusivamente per un motivo. Sono felice di comunicarvi il mio rinnovato impegno per le prossime elezioni regionali, promettendovi che farò di tutto per saltare sul carro del vincitore , presumibilmente quello di Oliverio e della sua banda di vecchie glorie sinistre della delinquenza politica calabra...Ed anche se non dovessi riuscirci vi garantisco che il modo per farmi rieleggere e non mollare la mia amata poltrona lo troverò, costi quel costi, potete starne certi. Proprio per questo ci tengo a chiarire che non ho alcun motivo di risentimento nei confronti dei miei amici presenti nell'altro campo dei forzisti e dei “scopellitidi” con Wanda Ferro candidata alla presidenza. E tanto meno con gli inossidabili compagni di merenda dell'udc, del nuovo centro destra, a cui tanti stupendi ricordi mi legano. Per carità nessun problema con loro, in questa situazione è sempre meglio mantenere tutte le porte e le finestre spalancate, ma anche se ci fosse stata qualche incomprensione a voi non deve minimamente riguardare, perché sono solo cazzi nostri. Vi basta sapere che si tratta  semplicemente della lotta per la sopravvivenza politica, per continuare felicemente a rubare sulle vostre robuste spalle da servi, sfruttandovi ed impovendovi.
Consapevole che ogni retorica sulla democrazia sia del tutto fuori luogo, visto e considerato come  questa in realtà sia da sempre stata soltanto una squallida menzogna nel porco paese italico ed in particolare quaggiù da noi, vi invito a votare in massa il prossimo 23 di novembre. Tanto sono sicuro che sarete in tantissimi, e comunque vi verremo a prendere direttamente a casa, ricattandovi e deportandovi di forza ai seggi...
Distinti ed affettuosi  saluti a tutti i cittadini calabresi, miei prossimi  elettori... piccole ed insignificanti merde ….



Il vostro consigliere regionale...

martedì 7 ottobre 2014

IL CALABRO COSOCIATIVISMO VERSO L'ACCURDUNI

In Calabria negli ultimi anni sono arrivati ben 3 miliardi di euro. Fondi comunitari o finanziamenti FAS dirottati, con qualche improvvisa ed acrobatica variante di bilancio, per sistemare le strade in emilia, piuttosto che il lombardia o in veneto. Dunque, non 3 milioni di euro facilmente rapinabili e nemmeno 300 milioni, ma ben 3 mila milioni di euro che nessun calabrese ha mai visto. 3 miliardi per una popolazione di circa 2,5 milioni di residenti, ovviamente compresi vecchi e bambini, rappresentano una bella cifra con cui fare davvero un sacco di cose. Se pensiamo che in Calabria ormai non ci sono più treni per spostarsi all'interno e gli autobus di linea sono ogni anno sempre più cari. Se pensiamo che in Calabria anche partire è difficile in quanto per prendere un aereo è quasi sempre necessario fare scalo altrove, in un'altra città di un'altra regione, raddoppiando costi e tempo. Se pensiamo che in Calabria mancano pure le strade interne per collegare fra loro valli e paesi, tanto che ogni anno d'inverno diverse comunità restano isolate per mesi, e manco se fossero in cima all'everest. Ma in Calabria chiudono anche gli ospedali come il centro d'eccellenza oncologico Tommaso Campanella di Catanzaro, spingendo le persone ad emigrare al nord nei viaggi della speranza per farsi curare i tumori. Di nuovo, moltiplicando costi, dolore e tempi.
Quasi come se i calabresi fossero cittadini di serie B ai quali infliggere le peggiori umiliazioni. Infine, ma questo è risaputo, in Calabria ci sono un sacco di disoccupati, vecchi e giovani, e quei pochi che lavorano direttamente o indirettamente per la regione non vengono mai pagati. Migliaia di lavoratori che non percepiscono uno stipendio da mesi e mesi pur recandosi ogni giorno al lavoro. La motivazione ufficiale, la classica formula magica, è "un ce su sordi"... In Calabria è così e la gente emigra, parte, va via quasi costretta. Va in Germania, si infila su un autobus e non ritorna più, perchè questo hanno deciso i padroni, i ricchi, i potenti che ci governano. La regione è infatti amministrata da una trasversale e criminale lobby massonico mafiosa, che si spartisce il potere da decenni. Il PD e Forza Italia sono un'unica cosa. Domina la logica "dell'accurduni", nell'estremo cosociativismo spinto della casta calabra. Il laboratorio politico delle larghe intese renziane è sempre stato la punta dello stivale dove lo spazio democratico è ristretto all'osso e se un giornalista scrive qualcosa che da fastidio ai baroni ed ai notabili del luogo, allora sistematicamente partono le minacce, gli fanno sparare alla porta, gli bruciano la macchina, gli chiudono il giornale, lo calunniano e lo licenziano. Loro, i potenti cinghiali, intanto, continuano a dividersi il bottino milionario sulle spalle della povera gente che arranca miserabile come in un romanzo di Émile Zola. Miseria ottocentesca, feudalesimo postmoderno, mentre le anticamere delle clientele sono sempre più affollate.

 I direttori delle asl a te, la provincia di vibbo a me, il prossimo presidente di regione pure a te, ma il direttore regionale ed il dirigente dei soldi che arrivano dall'europa li nomino io. Va bene qualsiasi cosa,  purché tutti insieme continuiamo a dilapidare il tesoretto...Case, ville, piscine, vacanze e rolex, mazzette, mignotte, appalti e subappalti con la speranza che gli amici degli amici delle 'ndrine ci facciano votare ancora...

Qualche giorno fa il PD, una nota compagnia teatrale nazionale, ha tenuto proprio in Calabria uno spettacolo indecente, raccapricciante e per certi versi divertente. Un'opera buffa a tratti grottesca, recitata molto bene da noti attori locali, navigati e di provata esperienza, con momenti melodrammatici e scene molto forti e dure, la cui visione è stata vivamente sconsgliata ai minori, agli stomaci deboli ed agli animi fin troppo gentili. Il titolo dello spettacolo era PRIMARIE CALABRESI e qualcuno, in una banale domenica d'ottobre, è andato a vederlo pagando due euro di biglietto. Mmhaa, chissà, forse, il protagonista principale, tale Oliverio presidente della provincia di Cosenza, e tutti gli altri saltimbanchi, complici e comparse come Adamo, Bossio, Principe, Callipo, ect...ect..., sapranno sicuramente qualcosa di davvero interessante sulla fine che fanno i fiumi di soldi pubblici che arrivano continuamente in Calabria....Mmhaa.....chissaà.....forse..





domenica 28 settembre 2014

Calabria terra di rapina...“ma dove cazzo vanno a finire tutti i nostri soldi?!?!”.


La regione Calabria è solita non pagare chi lavora per i propri enti. Precari, forestali, dipendenti di cliniche, cassaintegrati...ect...ect...si sono ormai specializzati nel salire sui tetti, occupare uffici, sdraiarsi sull'autostrada supplicando che gli venga elargita almeno una mesata. Quasi come il regalo generoso di un padrone magnanimo verso i suoi schiavi, una gentile concessione di qualche barone illuminato o semplicemente un atto di pena e compassione, una pura elemosina. Eppure è da stamattina che un dubbio mi pervade, mi assale, mi assilla, mi aggredisce e mi tormenta. Mi chiedo quasi in modo ossessivo: "ma dove cazzo vanno a finire i soldi pubblici, cioè di tutti noi, che da anni arrivano a fiumi in questa regione dallo stato centrale e dalla comunità europea?"". Mi ripetevo questa domanda senza trovare alcuna risposta pensando a tutti i disoccupati, ai senza casa, ai trasporti pubblici sempre più cari e quasi inesistenti per tutto il territorio; i treni sono rari come i panda e per un aereo bisogna quasi sempre fare scalo altrove. Riflettevo sul mare inquinato, sulla perenne emergenza rifiuti e poi pensavo a tutti quelli già emigrati costretti a partire per vivere ed anche agli altri immigranti che invece arrivano sui barconi, sfidando la morte ed il mare per sopravvivere. Ma ripensavo pure alle lunghissime liste d'attesa degli ospedali pubblici in cui la salute e la vita delle persone diventa merce di scambio per favori, voti, clientele e corruttele.
Inspiegabilmente ad un certo punto, in maniera naturale ed improvvisa, la mia mente si perdeva in voli pindarici che producevano flussi e fotogrammi di bellezza luminosa. Il Pollino, la Sila, il Reventino, l'Aspromonte e le Serre, per boschi, laghi, foreste e montagne. Deliziosi borghi storici e campagne stupende, selvagge e misteriose. Centinaia di chilometri e chilometri di libere spiagge incantate a circondare due mari diversi l'uno dall'altro. Da un lato i tramonti tirrenici inghiottiti dall'orizzonte potente ed infinito in cui domina autoritaria in lontananza la sagoma dello stromboli; dall'altro il vento dello ionio, le albe dei miti greci tra gli scogli del mediterraneo a custodire segreti, tesori di pirati e leggende di sirene addormentate negli abissi. Poi ad un tratto svaniva l'incanto e ritornavo, senza nemmeno accorgermene, a domandarmi beceramente da quale dannato buco nero, da quale maledetto vortice spazio temporale, sono stati risucchiati i denari della collettività??. Un frullato di pensieri scecherati di rabbia che si esaurivano sempre nella stessa domanda: “ma dove cazzo vanno a finire tutti i nostri soldi?!?!”.

Bevvi un caffè amaro prima di fumarmi la mattina e proprio mentre mi arrotolai il trinciato nella cartina, mi tornò alla mente che...

“Qualche anno fa ci fu un magistrato che iniziò a scoperchiare un tombino nascosto da una folta coltre d'indifferenza, omertà e rassegnazione. Una volta aperto dalla fogna uscì fuori un fortissimo fetore nauseabondo di logge massoniche, confraternite religiose, 'ndrangheta, potentati politici locali ed anche nazionali, intenti tutti alla rapina vorace, famelica e feroce delle casse pubbliche, oltre che al ricatto spietato dei calabresi attraverso i tentacoli della piovra clientelare. Questo si traduceva ,e si materializza tuttora, nella puzza dei depuratori che non funzionano, nel tanfo della monnezza per strada e nei tumori del biocidio, nelle discariche marce e putride di percolato, nella povertà, nella disoccupazione e nella disperazione sociale. La cosa suscitò tanto clamore, al punto che i notabili iniziarono ad avere una certa paura, ma alla fine riuscirono ad insabbiare la faccenda e, a distanza di tempo, presentarono un conto salato al magistrato, intanto diventato sindaco di una grande città del sud. Almeno per una volta un pubblico ministero in calabre terre non perseguitò i poveri cristi o gli insolenti ribelli all'oppressione del sistema, ma scatenò la sua furia manettara sui potenti tiranni e la cosa non venne affatto perdonata dagli altri giudici impiegati al soldo della cupola mafiosa, corrotta e repressiva saldamente al comando. I dominatori del luogo sono storiche famiglie politiche, vere e proprie dinastie d' imprenditorie ed affermati professionisti che con modalità criminali si tramandano lo scettro del potere tramite vincoli parentali, vendette trasversali, ruberie e malaffare. Sono molto simile per tanti aspetti ai despoti feudali del tardo medioevo”

Dunque, la mia domanda poteva trovare una facile risposta. Rassegnato spostai la tenda della finestra incrociando lo sguardo della mia vicina, che avevo sempre visto come una donna triste e malinconica.

“Maria è la mia dirimpettaia con tre figli piccoli ed il marito morto sul colpo precipitando dall'impalcatura di un cantiere edile. Lavora da precaria per un ente para regionale dell'afor. Ma da mesi non percepisce lo stipendio e per poter mangiare ha dovuto impegnare tutto l'oro di casa. Poi per pagare il dentista al primogenito si è fatta prestare dei soldi dal cognato che in cambio gli ha chiesto di fare sesso con lui.
 Ogni mattina si asciugava le lacrime e puntuale andava a lavorare. Un giorno, con i suoi colleghi disperati come lei, occupò gli uffici dell'assessorato contro la volontà dei sindacati pompieri e complici del dominio feudale e padronale. Poco dopo arrivarono i poliziotti e gli agenti della digos. Gli occupanti , però, erano decisi a non andarsene fino a quando non gli fossero stati dati i soldi che gli spettavano. Erano solo degli indebitati padri e madri di famiglia affamati, stanchi, attempati e consumati da una vita dura che si stava trasformando in un autentico inferno. Infine, a notte tarda giunse un politico regionale con la scorta, un marcedes sfavillante e la cravatta di seta pregiata. Tutto profumato e brillante li rassicurò uno per uno. Comunicò che i soldi erano stati sbloccati. Disse, che potevano stare tranquilli. Ma solo una mensilità, mentre per gli altri sette stipendi che avanzavano bisognava ancora aspettare. Allora gli occupanti stremati decisero di mollare e ritornare a casa. Almeno un piccolo risultato erano riusciti a strapparlo. Maria poté così pagare l'assicurazione della sua automobile che gli era già scaduta da più di un mese. Il politico strinse le mani di tutti dispensando sorrisi e pacche sulle spalle , poi se ne andò. Per lui la notte non era affatto finita, infatti, appena entrato in macchina s'incipriò il naso nella cocaina e telefonò alla sua amante prima di raggiungerla in un albergo di lusso poco distante. “

Ecco forse ho travato la risposta che cercavo, ma la domanda resta comunque impressa nella mia mente come una sanguinante cicatrice ancora aperta. Ripensando a Maria, a tutti quelli come lei ed anche a me stesso povero, disoccupato e miserabile calabrese . ... “ma dove cazzo vanno a finire tutti i nostri soldi?!?!”.




venerdì 26 settembre 2014

Cartolina dalla calabria, in calabria, la calabria.


In Calabria se vuoi prendere un aereo per partire il più delle volte devi prima recarti a Roma o in un'altra città di un'altra regione, moltiplicando i costi.  In Calabria per spostarti da un luogo all'altro della ragione non puoi considerare di prendere il treno. Questi sono pochissimi e rari come i panda. Tristi e fatiscente carrozze parcheggiate in malinconiche e degradate stazioni. Sembra quasi un contesto postbellico anche se non c'è stata alcuna guerra, almeno negli ultimi settantanni. Anche gli autobus sono corriere vecchie ed usurate, con orari incerti e percorrenze che non coprono tutto il territorio. Sono aziende regionali o private convenzionate con la regione, con le tariffe dei biglietti che aumentano ogni anno del cinquanta per cento, per oscure ragioni.

In Calabria la disoccupazione è alle stelle eppure da anni sui giornali ed in televisione annunciano l'arrivo di grosse somme di denaro provenienti dall'unione europea e dallo stato centrale. Ma tutti questi soldi spariscono in qualche vortice spazio temporale. Risucchiati da un buco nero di malaffare e mafia al punto che  nessuno ha mai potuto constatare il reale effetto sulla collettività di tali denari, oramai diventati mitologia locale.

Percorrendo in macchina le strade calabresi si viene rapiti da un panorama costellato da mare, montagne, natura, case lasciate in mattoni forati, pilastri di cemento armato, piccoli presepi arroccati sulle colline  e fabbriche abbandonate, decadenti capannoni industriali dimenticati e disposti in fila uno dietro l'altro nelle paludose zone industriali. Gli imprenditori predatori, locali e settentrionali, hanno saccheggiato e devastato le casse pubbliche con famose truffe diventate calt e perfette rapine compiute con la complicità e la partecipazione dei politici del luogo e dei colletti bianchi sempre disponibili.  L'ultima in ordine cronologico è il caso d'Infocontact, grossa azienda nel ramo dei call center che dal nord ha investito al sud godendo di favori, sconti, sgravi e prebende,  ingrassando le clientele dei politici per poi improvvisamente fallire a causa di un'incredibile voragine nel bilancio,  materializzatasi nella sorpresa e nello stupore generale . L'ennesima rapina senza sparare un colpo. Soldi spariti ed evasione fiscale. Per una realtà in salute economica, che lavorava per  importanti committenze. A pagarne il prezzo, però, sono solo i lavoratori e le loro famiglie, mentre i responsabili se la spassano felici in qualche paradiso esotico.

La Calabria è bella, bellissima. E' una penisola nella penisola, circondata dal mare a sud, ad est e ad ovest. Al suo interno è attraversata da foreste misteriose, monti impenetrabili e boschi selvaggi. La Calabria ha poche città, ma tanti piccoli paesi che conservano culture, riti, leggende e segreti da non rivelare. In questa bellissima terra è risaputo chi comanda. Il sistema di potere è una forma feudale che si tramanda in maniera dinastica e famigliare. Ogni luogo ha il suo potentato di matrice massonica politica o spesso 'ndranghetista, anche se ormai non è più come una volta e forse non lo è mai stato. Infatti, spesso i mafiosi sono gli stessi politici, gli avvocati, i medici, i giornalisti, i professionisti, i burocrati e gli imprenditori. Tutti si confondono con i picciotti ed i contrasti onorati che si baciano quando s'incontrano per portarsi i reciproci rispetti. E'  un'unica melma che si mescola negli affari.

In Calabria la religione è importante.  Si venerano santi e madonne che vengono portati a spasso nelle processioni. La gente s'inchina al loro passaggio e le statue e loro volta s'inchinano per salutare ed augurare alcuni meritevoli di considerazione.  In questa bella e dannata regione gli ospedali pubblici sono terreno di caccia per bracconieri senza scrupoli. Nel dolore, nella sofferenza per la malattia di un caro, si specula e si procacciano favori e consensi. Dalle liste d'attesa da saltare, per un intervento piuttosto che per un esame, alle forniture, passando agli appalti. Delle nomine dei dirigenti a quelle dei primari, fino all'infermiere ed al portantino. Tutto passa dai baroni feudali del luogo, nulla sfugge.  Anche nelle altre regioni funziona  pressapoco in tal modo perchè l'Italia è un paese barbaro e meschino, cosa che non stupisce affatto vista la storia di sangue e menzogne che l'ha generato. Ma troppi sono ancora i calabresi che emigrano non solo per lavorare. Fuggono via per potersi curare altrove non fidandosi più dei propri ospedali e dei propri conterranei. E' una terra dura, che rifiuta,  espelle e ripudia. Un luogo in cui è davvero difficile restare, ma che in qualche modo intrappola sempre e costringe a rimanere anche solo con il cuore.

In Calabria migliaia di lavoratori degli enti regionali e para regionali non sono pagati. Non gli vengono conferite le dovute spettanze, per misteriosi motivi. Ufficialmente per questioni burocratiche ben poco chiare. Ma lavorano comunque e trascorrono lunghi mesi senza alcuno stipendio, poi ogni tanto gli viene elargita una mensilità, un acconto per farli calmare un poco,  come se fosse una generosa concessione ai sudditi da parte dei nobili feudatari,  quasi per pena, a fronte di numerosi stipendi non percepiti affatto. E' il caso ad esempio dei forestali, dei lavoratori dei consorzi di bonifica, dei sorveglianti idraulici. Ma anche di diversi dipendenti di alcune cliniche convenzionate, della Tommaso Campanella a Catanzaro o dalla fondazione Terina a Lamezia. La regione non paga i propri lavoratori mentre milionarie consulenze, speculazioni, privilegi e sprechi sono la normale prassi per la sua classe dirigente e politica.  I sindacati complici fanno i pompieri della rabbia sociale che intanto monta per la fame ed i debiti. Addirittura anche i cassaintegrati in deroga a carico della regione spesso sono costretti a salire sui tetti o a bloccare le strade per elemosinare un proprio diritto ad un politicante mafioso in doppiopetto con la scorta, la villa, l'autista e l'auto blù. E tanti altri sono i casi che ora non menziono dove i soldi spariscono come per magia. Frequenti sono gli scandali e le inchieste giudiziarie che dimostrano la presenza di una fitta rete di ruberie in cui sono coinvolti burocrati, dirigenti, politici e colletti bianchi sempre presenti. Questioni scottanti come i rifiuti, poi,  diventano dei veri e propri grumi d'interessi mortali ed estremamente redditizi. Chissà quante terre dei fuochi abbiamo sotterrato nel malaffare nauseabondo di discariche, tumori, indifferenza, rassegnazione e depuratori che non funzionano.

In Calabria funziona così ed a breve le clientele dei potenti entreranno in azione per garantirsi l'elezione regionale. Sta per iniziare la sagra dei ricatti e delle promesse nei paeselli in cui si vendono speranza ai disperati in cambio di voti, cene ed aperitivi.

In Calabria i giornalisti che cercano di scrivere la verità per informare vengono sistematicamente minacciati, intimiditi, vessati, perseguiti e calunnianti. Mentre quei pochi magistrati che hanno cercato di fare luce su questa terribile piovra, a distanza di anni sono stati puniti e condannati da altri giudici. Chi di legalità ferisce, di legalità perisce, ma resta il fatto che il potere calabro si mostra spietato e feroce, vendicativo, non perdona e non dimentica...

La Calabria è un posto meraviglioso in cui, aldilà della dominazione coloniale da parte di uno stato despota, mafioso e parassitario,  si vive molto meglio che al nord. La qualità della vita è superiore, in quanto il cibo è ottimo ed il clima è fantastico. Spesso c'è il sole, gli inverni sono brevi e l'estati sono lunghe. Nei paesi vigono ancora gli usi comuni, le consuetudini della solidarietà e della condivisione per cui nessuno muore di fame e quasi tutti posseggono  e coltivano un orto.. La Calabria è più bella della California.

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