Per un elogio alle
serie tv. Romanzo criminale ed i fatti di mafia-capitale.
La letteratura
dipinge la storia rendendola indelebile nel tempo e nella memoria.
Soltanto i romanzi hanno quest'immenso potere. Il romanzo rimane,
ispira, crea, distrugge e plasma gli eventi fissandoli
nell'immaginario collettivo. Probabilmente è la forma d'arte più
profonda perchè entra nelle anime dei personaggi che vivono nelle
sue pagine, dipingendone i caratteri, le forze e le umane debolezze,
per penetrare nella coscienza e nella fantasia del lettore. In questo
scorcio di secolo, appena quattordici anni, l'unica opera letteraria
italiana che verrà ricordata dai posteri, è senza dubbio il Romanzo
Criminale di De Cataldo (un ex magistrato). A torto o a ragione
quest'opera è ormai patrimonio popolare dell'intera società, come
solo i grandi romanzi possono diventare. La sua grandezza è stata
quella di far riemergere della fogna dei misteri italiani un pezzo di
storia cruciale e scomodo degli anni settanta ed ottanta. Appunto,
l'immane potenza della letteratura che inchioda un paese dal passato
torbido di conti in sospeso mai risolti, alle sue responsabilità
storiche. Non è la qualità letteraria del libro in sè, ma la sua
capacità di raccontarci, di creare e d'attualizzarsi nella contemporaneità. Infatti, la storia della Banda della Magliana
non può essere letta soltanto come una banale vicenda poiziottesca di criminali,
in quanto si tratta dell'affresco di un' epoca fondamentale per il
nostro paese attraversata da movimenti politici, trasformazioni
sociali, lotta armata, violenza, bombe ed intrighi di potere. Quel periodo in
cui uno Stato fragile si serviva dei banditi per mantenersi in vita e
ristabilire un equilibrio d'interessi, nella strategia della
tensione. Dal caso Moro, all'eversione nera delle stragi fasciste di
stato, dal Vaticano, a Calvi e Sindona, dai servizi segreti, alla P2,
dalla mafia siciliana, alla 'ndrangheta, fino alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Tutti i pericolosi segreti italiani
si sono intrecciati con il destino della banda, passando da Roma
capitale. Questo è storicamente provato dalle inchieste giudiziarie,
ed allo stesso tempo raccontato dalla letteratura. Un romanzo
potente, dunque, in primo luogo una storia d'amicizia fra miserabili
ragazzini di borgata che diventano grandi e potenti boss
riscattandosi dalla povertà delle baracche. Una vicenda umana ma
anche politica. Oramai è del tutto impossibile scindere l'autentica
storia avvenuta davvero in quegli anni, da quella romanzata. La
fantasia si è del tutto confusa con la realtà. I personaggi si
sovrappongono nei nomignoli veri ed in quelli inventati dallo
scrittore. Il negro è il libanese capo storico della banda,
accattone diventa ricotta, renatino il dandi, il nero ancora non era
“cecato”, il freddo si è pentito e l'operaietto forse era
fierolocchio oppure scrocchiazecchi, chi lo sà. Il romanzo intanto si
mischia con la realtà, si fonde, si evolve e si riproduce.
Un
cortocircuito fra cronaca e letteratura, tra fiction e reale,
che ridicolizza il potere e la figura dei criminali. Tutto assume il
tono del già visto, diventando
macchietta liquidabile in
una battuta romanesca: “stacca para pe tutti”. Il mito
letterario viene sconsacrato e deriso dai fatti di cronaca.
Dal
Romanzo Criminale è stato tratto un buon film di Michele Placido ma
soprattutto una straordinaria serie tv. La fiction è la
trasposizione perfetta del romanzo, molto più del cinema, perchè i
personaggi hanno maggiore respiro e la storia si può sviluppare in
maniera più diffusa . Una serie di due stagioni, in costume,
ambientata negli anni settanta ed ottanta, in cui rivive quel periodo
con dovizia di particolari, nelle atmosfere, nell'abbigliamento,
nella musica, con i cambiamenti sociali sullo sfondo della
sceneggiatura. Il contesto storico della lottarmatismo, della
contestazione sociale, dell'autonomia e dell'eroina che invade le
strade è la cornice della prima serie. La sorella di Scialoia, il
commissario che indaga sulla banda, è infatti una militante autonoma
che viene aiutata a diventare latitante riparando in Francia, come
in tanti di quella generazione; il fratello del freddo è un tossicodipendente che va in
overdose. Nella seconda stagione c'è invece tutta l'opulenza ed il
consumismo vorace degli anni ottanta, in cui si girava con il sole
ventiquattrore in tasca per la febbre della borsa, mentre le trame
oscure, i ricatti del palazzo e della chiesa con la mafia erano la
cifra esatta del potere corrotto. I vestiti, le automobili, le
musiche mutano gradualmente. Dal bar “da franco” si passa ai nait
club. Dalla strada pasoliniana delle dune di ostia, si arriva alle
ville di Scarface. Nella serie tv i personaggi vivono nei loro
caratteri e soprattutto assumono un volto ed una voce riconoscibile
allo spettatore, una fisicità che li rende vivi. La trama si dipana
seguendo passo dopo passo il romanzo, restando il più fedele
possibile a quanto davvero avvenuto storicamente, ma non perdendo mai
di vista la sceneggiatura e le invenzioni narrative della fiction.
I fatti di cronaca
dell'inchiesta Roma-capitale sembrano il proseguo perfetto della
terza stagione, ma invece non sono altro che la cruda verità. Il
nero, il contatto fra la banda ed i nar (gruppo di terroristi fascisti
attivo in quegli anni), esiste davvero e domina ancora oggi sul
comune di Roma. Nel romanzo, nella serie tv e nella realtà questo
mitologico personaggio maligno presta le sue gesta alla banda, ai
servizi segreti ed alla mafia, in cambio di armi, protezione ed
impunità. Accusato di diversi omicidi politici di militanti dell'estrema sinistra, d'aver partecipato e
tante stragi come quella di Bologna, d'aver assassinato il
giornalista Pecorelli e di altri numerosi delitti, addirittura perde
un occhio in uno scontro a fuoco con la polizia. Misteriosamente,
grazie alle sue protezioni, resta in libertà, sopravvive e nel 2014 decide la
destinazione degli appalti e dei flussi di denaro per l'emergenza
d'immigrati e rom nella capitale. Storicamente sia la banda della
Magliana, che Cosanostra e la Nuova Camorra Organizzata, tramite il
nero, appunto Carminati, hanno usufruito delle perizia psichiatriche
da parte del noto criminologo fascista Semeraro, poi ucciso dalla
mafia cutoliana. Attenzione, questo non è il romanzo o la fiction ma
la cronaca del passato ed in particolare del presente di questi giorni, anche se
ormai per effetto della straordinarietà del fenomeno, fantasia e
realtà si sovrappongono contaminandosi reciprocamente.
Comprendere a
pieno i fatti di mafia-capitale, di cui evidentemente l'attuale
inchiesta è soltanto la punta di un iceberg ben più grosso, risulta
quindi impossibile senza aver visto la serie tv o letto il romanzo di
De Cataldo. La scena con cui inizia la fiction è infatti quella del
“bufalo”, nella realtà boss della banda tuttora vivo, che in un
bar di periferia fa secco un giovane coatto colpevole d'averlo
picchiato mancandogli di rispetto. Il “bufalo”, una volta ucciso
il ragazzo, urla a squarciagola “io stavo cor libanese!!”. Il
presagio di una storia da romanzo che continua ancora oggi nella
realtà dei meandri della corrotta, nera, Roma capitale. Di recente una geniale
pagina facebook “Alemanno che se pia roma insieme ar nero”, in
poche settimane ha raggiunto i venti mila fans, associando alle foto
dei politici inquisiti le frasi cult della serie, dando
forma e sostanza ad una
corrispondenza inquietante, vera ma allo stesso tempo esilarante e
satirica, fra quanto sta accadendo nella città eterna e quello che è stato invece
romanzato...Miracoli della letteratura, potenza dei romanzi,
grandezza delle serie tv.







