lunedì 15 dicembre 2014

Per un elogio alle serie tv. Romanzo criminale ed i fatti di mafia-capitale.


Per un elogio alle serie tv. Romanzo criminale ed i fatti di mafia-capitale.

La letteratura dipinge la storia rendendola indelebile nel tempo e nella memoria. Soltanto i romanzi hanno quest'immenso potere. Il romanzo rimane, ispira, crea, distrugge e plasma gli eventi fissandoli nell'immaginario collettivo. Probabilmente è la forma d'arte più profonda perchè entra nelle anime dei personaggi che vivono nelle sue pagine, dipingendone i caratteri, le forze e le umane debolezze, per penetrare nella coscienza e nella fantasia del lettore. In questo scorcio di secolo, appena quattordici anni, l'unica opera letteraria italiana che verrà ricordata dai posteri, è senza dubbio il Romanzo Criminale di De Cataldo (un ex magistrato). A torto o a ragione quest'opera è ormai patrimonio popolare dell'intera società, come solo i grandi romanzi possono diventare. La sua grandezza è stata quella di far riemergere della fogna dei misteri italiani un pezzo di storia cruciale e scomodo degli anni settanta ed ottanta. Appunto, l'immane potenza della letteratura che inchioda un paese dal passato torbido di conti in sospeso mai risolti, alle sue responsabilità storiche. Non è la qualità letteraria del libro in sè, ma la sua capacità di raccontarci, di creare e d'attualizzarsi nella contemporaneità. Infatti, la storia della Banda della Magliana non può essere letta soltanto come una banale vicenda poiziottesca di criminali, in quanto si tratta dell'affresco di un' epoca fondamentale per il nostro paese attraversata da movimenti politici, trasformazioni sociali, lotta armata, violenza, bombe ed intrighi di potere. Quel periodo in cui uno Stato fragile si serviva dei banditi per mantenersi in vita e ristabilire un equilibrio d'interessi, nella strategia della tensione. Dal caso Moro, all'eversione nera delle stragi fasciste di stato, dal Vaticano, a Calvi e Sindona, dai servizi segreti, alla P2, dalla mafia siciliana, alla 'ndrangheta, fino alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Tutti i pericolosi segreti italiani si sono intrecciati con il destino della banda, passando da Roma capitale. Questo è storicamente provato dalle inchieste giudiziarie, ed allo stesso tempo raccontato dalla letteratura. Un romanzo potente, dunque, in primo luogo una storia d'amicizia fra miserabili ragazzini di borgata che diventano grandi e potenti boss riscattandosi dalla povertà delle baracche. Una vicenda umana ma anche politica. Oramai è del tutto impossibile scindere l'autentica storia avvenuta davvero in quegli anni, da quella romanzata. La fantasia si è del tutto confusa con la realtà. I personaggi si sovrappongono nei nomignoli veri ed in quelli inventati dallo scrittore. Il negro è il libanese capo storico della banda, accattone diventa ricotta, renatino il dandi, il nero ancora non era “cecato”, il freddo si è pentito e l'operaietto forse era fierolocchio oppure scrocchiazecchi, chi lo sà. Il romanzo intanto si mischia con la realtà, si fonde, si evolve e si riproduce. Un cortocircuito fra cronaca e letteratura, tra fiction e reale, che ridicolizza il potere e la figura dei criminali. Tutto assume il tono del già visto, diventando macchietta liquidabile in una battuta romanesca: “stacca para pe tutti”. Il mito letterario viene sconsacrato e deriso dai fatti di cronaca.

Dal Romanzo Criminale è stato tratto un buon film di Michele Placido ma soprattutto una straordinaria serie tv. La fiction è la trasposizione perfetta del romanzo, molto più del cinema, perchè i personaggi hanno maggiore respiro e la storia si può sviluppare in maniera più diffusa . Una serie di due stagioni, in costume, ambientata negli anni settanta ed ottanta, in cui rivive quel periodo con dovizia di particolari, nelle atmosfere, nell'abbigliamento, nella musica, con i cambiamenti sociali sullo sfondo della sceneggiatura. Il contesto storico della lottarmatismo, della contestazione sociale, dell'autonomia e dell'eroina che invade le strade è la cornice della prima serie. La sorella di Scialoia, il commissario che indaga sulla banda, è infatti una militante autonoma che viene aiutata a diventare latitante riparando in Francia, come in tanti di quella generazione; il fratello del freddo è un tossicodipendente che va in overdose. Nella seconda stagione c'è invece tutta l'opulenza ed il consumismo vorace degli anni ottanta, in cui si girava con il sole ventiquattrore in tasca per la febbre della borsa, mentre le trame oscure, i ricatti del palazzo e della chiesa con la mafia erano la cifra esatta del potere corrotto. I vestiti, le automobili, le musiche mutano gradualmente. Dal bar “da franco” si passa ai nait club. Dalla strada pasoliniana delle dune di ostia, si arriva alle ville di Scarface. Nella serie tv i personaggi vivono nei loro caratteri e soprattutto assumono un volto ed una voce riconoscibile allo spettatore, una fisicità che li rende vivi. La trama si dipana seguendo passo dopo passo il romanzo, restando il più fedele possibile a quanto davvero avvenuto storicamente, ma non perdendo mai di vista la sceneggiatura e le invenzioni narrative della fiction. 

I fatti di cronaca dell'inchiesta Roma-capitale sembrano il proseguo perfetto della terza stagione, ma invece non sono altro che la cruda verità. Il nero, il contatto fra la banda ed i nar (gruppo di terroristi fascisti attivo in quegli anni), esiste davvero e domina ancora oggi sul comune di Roma. Nel romanzo, nella serie tv e nella realtà questo mitologico personaggio maligno presta le sue gesta alla banda, ai servizi segreti ed alla mafia, in cambio di armi, protezione ed impunità. Accusato di diversi omicidi politici di militanti dell'estrema sinistra, d'aver partecipato e tante stragi come quella di Bologna, d'aver assassinato il giornalista Pecorelli e di altri numerosi delitti, addirittura perde un occhio in uno scontro a fuoco con la polizia. Misteriosamente, grazie alle sue protezioni, resta in libertà, sopravvive e nel 2014 decide la destinazione degli appalti e dei flussi di denaro per l'emergenza d'immigrati e rom nella capitale. Storicamente sia la banda della Magliana, che Cosanostra e la Nuova Camorra Organizzata, tramite il nero, appunto Carminati, hanno usufruito delle perizia psichiatriche da parte del noto criminologo fascista Semeraro, poi ucciso dalla mafia cutoliana. Attenzione, questo non è il romanzo o la fiction ma la cronaca del passato ed in particolare del presente di questi giorni, anche se ormai per effetto della straordinarietà del fenomeno, fantasia e realtà si sovrappongono contaminandosi reciprocamente. 

Comprendere a pieno i fatti di mafia-capitale, di cui evidentemente l'attuale inchiesta è soltanto la punta di un iceberg ben più grosso, risulta quindi impossibile senza aver visto la serie tv o letto il romanzo di De Cataldo. La scena con cui inizia la fiction è infatti quella del “bufalo”, nella realtà boss della banda tuttora vivo, che in un bar di periferia fa secco un giovane coatto colpevole d'averlo picchiato mancandogli di rispetto. Il “bufalo”, una volta ucciso il ragazzo, urla a squarciagola “io stavo cor libanese!!”. Il presagio di una storia da romanzo che continua ancora oggi nella realtà dei meandri della corrotta, nera, Roma capitale. Di recente una geniale pagina facebook “Alemanno che se pia roma insieme ar nero”, in poche settimane ha raggiunto i venti mila fans, associando alle foto dei politici inquisiti le frasi cult della serie, dando
forma e sostanza ad una corrispondenza inquietante, vera ma allo stesso tempo esilarante e satirica, fra quanto sta accadendo nella città eterna e quello che è stato invece romanzato...Miracoli della letteratura, potenza dei romanzi, grandezza delle serie tv.


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