sabato 22 novembre 2014

"Se non hanno più pane che mangino brioche" Il PD calabrese e gli scontri a cosenza per la contestazione a Matteo Renzi

Premetto che per motivi di lavoro e precarietà non ho potuto essere presente alla contestazione della  visita del premier a cosenza, in occasione della chiusura della campagna elettorale del candidato pd alla presidenza della regione. Mi sarebbe piaciuto molto esserci, ma le mie possono essere solo considerazioni filtrate dalla rete, da osservatore esterno dei fatti per una riflessione sull'atteggiamento tenuto dal partito democratico, alla vigilia delle elezioni regionali di domenica.

L'arroganza e la cattiveria di Renzi sono ormai cosa nota a gran parte del paese. Si sta infatti formando l'ipotesi di un'opposizione sociale a sinistra. Fra la selva di scioperi sindacali, giovedì è stato contestato a Parma. Venerdì 20.000 persone hanno manifestato con la fiom a Napoli contro le politiche filo padronali del governo. La stessa sera a Cosenza il presidente del consiglio è stato di nuovo contestato duramente dai movimenti per il diritto all'abitare, disoccupati, migranti, centri sociali, collettivi,precari, sindacati di base e studenti. Con forti cariche, feriti e lanci di lacrimogeni da parte della polizia. Ma la spocchia e la superbia del pd calabrese, ormai sicuro vincitore delle imminenti elezioni regionali, sono davvero disarmanti. Infatti, dopo quanto successo nella città dei bruzi, con Renzi che all'ultimo momento si è dovuto rifugiare nell'auditorium di un liceo per la paura d'affrontare la piazza, ed i violenti tafferugli scoppiati fuori tra manifestanti e poliziotti in assetto antisommossa, sui profili facebook di tutti i candidati, dirigenti, sostenitori e novelle ladylike renzine è stato soltanto un fiorire di commenti entusiastici e trionfalistici. Non un consigliere regionale, un amministratore e tanto meno Oliverio, il candidato a diventare governatore, ha pronunciato una sola parola rispetto alle proteste. Sui profili del pd si leggono invece commenti  del tipo "anche questa è fatta!". Enza Bruno Bossio scrive "che carini i nostri presidenti", mentre molti altri sfruttano l'ultimo istante utile per ricordare ai propri elettori di votarli, casomai se ne fossero dimenticati, alla volte non si sa mai.... Su twitter alcune fans "del loro Matteo" cinguettano dell'assenza di veri scontri raccontando di esagerazioni giornalistiche. Tra l'altro con un profilo dal nome "ladylike", in omaggio all'ultima fantastica intervista della renziana candidata alla guida della regione veneto Moretti, in cui afferma l'importanza fondamentale per le donne in politica di essere sempre belle e curate, sul modello Madia-Boschi. Ladylike, appunto. Rivendicando la pratica della depilazione come forma essenziale per rappresentare bene i propri elettori;  quando si dice la tragedia del berlusconismo. D'altra parte la loro esperienza di piazze  situate vicino ai centri estetici  è al quanto acclarata. Il giornale online "il dispaccio" riporta addirittura che i manifestanti dopo aver cercato di forzare il blocco delle "povere" forze dell'ordine, hanno poi lanciato bottiglie, bombe carta, fumogeni ed anche lacrimogeni verso la polizia. (Qualcosa non quadra, trova l'errore). Aldilà di questi superflui dettagli di regime, resta il fatto che nessun "democratico" ha proferito una sola parola sull'accaduto, nemmeno una frase di circostanza o una battuta sgradevole dal retrogusto reazionario. No, assolutamente niente, come se non fosse successo nulla, come se non ci fossero ragioni per contestare la classe dirigente e protestare in questa regione.  Eppure quelle centinaia di persone scese in strada  rappresentavano pienamente tutto il disagio, la povertà, la rabbia di tantissimi calabresi senza casa, degli studenti costretti ad emigrare dalla loro terra, dei precari ricattati dal padrone, dei disoccupati disperati, degli immigrati e della gente che non percepisce gli stipendi da parte della stessa regione, di persone umiliate costrette ogni mese ad elemosinare ciò che invece gli spetterebbe di diritto. In piazza è andata in scena la legittima collera contro  chi sta smantellando lo stato sociale, cancellando quei pochi  diritti rimasti ai lavoratori, rimuovendo qualsiasi  spazio democratico, ignorando le politiche di reddito, sussidi, nuovo welfare  per i giovani senza lavoro condannati allo schiavismo, ai  ricatti dell'impresa ed alla precarietà come condizione naturale e strutturale della società ...I "contestatori" protestavano contro il job act, lo sblocca italia ed il piano casa Lupi, ma anche contro le continue rapine mafiose di denaro pubblico, la devastazione ambientale, l'avvelenamento ed il saccheggio del territorio, e tutte le umiliazioni di cui i calabresi sono vittime da sempre. I costi della crisi ricadono come macigni sulle teste dei più poveri, degli stessi soggetti martoriati dalla miseria e dalla guerra fra disperati fomentata dal potere, mentre i lauti profitti e gli affari restano riservati alle mafiose cerchie esclusive degli amici degli amici. E' la regione della perenne emergenza rifiuti, della disoccupazione, dei tre miliardi di euro di fondi comunitari misteriosamente spariti, delle ruberie e delle prepotenze di massoni, preti, politici e mafiosi. Non c'è dubbio che nel suo disegno oligarchico ed autoritario  Matteo Renzi veda la Calabria come un laboratorio, un modello d'ispirazione,  in cui gli spazi di libertà sono ancora più ristretti rispetto ad atri luoghi. Una terra dove il patto del Nazareno vige da una vita e regnano sovrane la rassegnazione, le clientele, il consociativismo, la 'ndrangheta, l'assuefazione al malaffare ed il servilismo feudale rispetto ai potenti di turno. Il pd calabrese, il partito della nazione-regione,  appare assolutamente adatto, attrezzato e pronto per governare questo sistema criminale diventandone il principale artefice e protagonista. Lo dimostra questa campagna elettorale di basso profilo, priva di contenuti, di confronto pubblico e democratico con i cittadini, condotta in una dimensione del tutto autoreferenziale e fondata solo sui bacini di voti clientelari, di piaceri personali e di diritti scambiati per favori particolari. Esattamente come l'ancien règime prima della rivoluzione francese. Con lo stesso atteggiamento tenuto dalla regina  Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena durante la rivolta del popolo affamato ... Fra le righe del silenzio colpevole, dell'indifferenza complice e dei commenti effimeri ed estetici di coloro i quali governeranno la Calabria, si legge la stessa identica frase di disprezzo verso le rivendicazioni sociali:  "Se non hanno più pane che mangino brioche"...Ma sul finire di un video degli scontri cosentini, la voce di un manifestante che sembra uscita dall'oltretomba nel fumo dei lacrimogeni, ribadisce la verità profonda dell'abisso  ormai incolmabile che separa la rappresentanza della solita cricca politica ed affaristica, dai bisogni del paese reale.  Un concetto tanto antico quanto potente, che per lo meno pareggia la superbia e la tracotanza dei signori al potere. Inclini, dall'alto dei loro privilegi, a  sottovalutare troppo facilmente la rabbia proveniente dal basso del popolo. Un urlo di dolore, un insulto,  che aveva il sapore della minaccia e dell'implacabile promessa di rivalsa: “nculuachivemuartuuu!!!”

l'insorto.



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